Commento

4 luglio 2026: l’America alla ricerca di se stessa

Il Campidoglio a Washington, D.C., sede dei due rami del Congresso statunitense

Il Campidoglio a Washington, D.C., sede dei due rami del Congresso statunitense. (Foto: A.Gasparini)

Il 4 luglio 2026 gli Stati Uniti celebrano il duecentocinquantesimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza. Il mondo osserva il rito con sentimenti contrastanti. Per alcuni è la commemorazione della più riuscita esperienza politica della modernità. Per altri, il compleanno di una potenza in declino, afflitta da divisioni, populismi e sfiducia nelle proprie istituzioni – insomma, la morte di quell’America data per spacciata più volte nel suo quarto di millennio di vita. Entrambe le letture contengono una parte di verità. Nessuna delle due è però sufficiente. Duecentocinquant’anni non sono molti. Sono moltissimi per una repubblica. Ma pochi per una civiltà. Gli Stati Uniti sono una nazione antica rispetto alle democrazie liberali contemporanee (di cui sono la matrice), ma straordinariamente giovane se confrontata con gli imperi, le culture e le tradizioni che hanno plasmato il mondo (come i suoi avversari, Cina in primis). L’America, come la chiamiamo, non è alla fine della sua storia.

Per accedere al testo integrale dell'articolo è necessario accedere al sito.
Effettui per cortesia l'accesso con i Suoi dati:

L'abbonamento per privati all'Osservatore costa CHF 35.--/anno
e può essere sottoscritto tramite l'apposito formulario.

In cima