Festival della Dottrina Sociale

Testimonianze per una speranza “nonostante tutto”

VI Festival della Dottrina sociale nella Svizzera italiana (27 e 29 novembre)

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Non tutti condividerebbero la convinzione che la speranza è una cosa positiva, sempre e comunque. Per capire meglio che cosa nasconde, nel più profondo, tale scetticismo, espresso il più delle volte forse “a pelle”, conviene indagare tra le pagine dello scrittore Franz Kafka: egli non scarta per niente la promessa che è connessa con la speranza, ma ne ravvisa l’inevitabile impossibilità. Anche se abbiamo bisogno di sperare, a molti mancano le “garanzie” – sappiamo quanto essa può essere “manipolata” e dunque diventare “manipolatrice”, o semplicemente ci accontentiamo con un po’ di “ottimismo” che non ci chiede nessun impegno esistenziale.

In questa situazione, Kafka ci presenta una speranza che smaschera questi meccanismi sostitutivi, ma che tuttavia non diventa illusoria bensì apre una tensione, anche se non sa indicarci verso dove: «c’è un’infinità di speranza, solo non per noi», avrebbe detto in una conversazione, dando espressione ad una inquietudine di cui è fatta la nostra vita. Anche se facciamo di tutto per anestetizzarla, diventando come quel contadino nella parabola «Davanti alla legge» che per il divieto del guardiano di non entrare nella legge non osò entrare, fino a quando il guardiano non chiuse per sempre la porta: «nessun altro poteva ottenere di entrare da questa porta, a te solo era riservato l’ingresso. E adesso vado e la chiudo». Oggi stiamo di fronte alle istanze di speranza della nostra società – giustizia, politica, istituzioni – ma non ci sembrano più accessibili, ci siamo disaffezionati. Non sono esse, infatti, ma persone vere che possono ancora motivarci a cercare la realizzazione di un significato diverso da quello che ci riserva la quotidianità dalla quale ci facciamo completamente assorbire. Ma di tali persone, ce ne accorgiamo sempre di meno. Kafka, in altre parole, aveva già analizzato la profonda crisi di senso nella nostra società, e tutto ciò senza immaginarsi il contadino preso dal suo smartphone…

La speranza, infatti, non si accontenta con tali istanze istituzionali, ma richiede testimonianze concrete, narrazioni. E il VI Festival della Dottrina sociale nella Svizzera italiana, in programma il 27 e 29 novembre 2025 tra Massagno e Sant’Antonino, vuole dare spazio proprio a questo bisogno. E lasciare la libertà a ciascuno di esprimere la propria prospettiva su quella “tensione” che sentiva Kafka.

Uno dei focus del Festival è la domanda se la religione, nella società secolarizzata, può ancora formulare una prospettiva di speranza. La “legge”, sempre nella parabola di Kafka, potrebbe infatti significare proprio la religione, la quale l’uomo di oggi ritiene un’illusione e per questo non vi “entra”. E poniamo questa domanda proprio in vista del Natale, che sia per i cristiani che per i laici è una festa della speranza – ogni nascita è una protesta contro la guerra, la violenza e gli sfruttamenti di qualsiasi tipo. Per Kafka, «il Messia verrà solo quando non sarà più necessario; verrà solo un giorno dopo il suo arrivo; non verrà l’ultimo giorno, ma l’ultimissimo». Ecco una speranza in extremis che però non riesce a non sperare, nonostante tutto.

Siamo curiosi come voi vivete la speranza e quali riflessioni avete a riguardo, e speriamo di potervi vedere questo giovedì e venerdì.

Markus Krienke

Programma dettagliato

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