Abbarbicata sulle antiche mura che difendono la cattedrale di Salamanca riflette sul fiume la luce dei suoi specchi verdi smeraldo e le cancellate in ferro battuto: Casa Lis è un manifesto di audacia, più che un museo. Un inno alla bellezza, un frammento di Belle Époque. La storia inizia alla fine dell’Ottocento, quando Miguel de Lis, industriale salmantino dal gusto raffinato, decide di costruire la sua villa proprio sulle mura medievali della città. Un gesto che oggi definiremmo visionario … Ma che all’epoca gli attirò critiche feroci. L’incontro con l’architetto Joaquín de Vargas fu fatale. Insieme diedero vita a un edificio che confondeva i canoni, che mescolava con disinvoltura elementi incompatibili, fondendo le strutture in ferro dell’architetto con la formazione alfonsina e il gusto modernista del promotore. Miguel morì pochi anni dopo il completamento dei lavori, lasciando una casa che il tempo avrebbe trasformato in leggenda.
Casa Lis passò di mano in mano. Attraversò diversi proprietari e usi, subì trasformazioni, fu utilizzata per scopi lontani da quelli originari. Le sue strutture audaci, un tempo criticate, furono dimenticate e abbandonate. Negli anni Ottanta del Novecento, Casa Lis era ormai ridotta a un rudere affascinante, ma pericolante, destinata alla rovina. Fu allora che il Comune di Salamanca decise di intervenire, espropriando l’edificio e salvandolo. Ma la vera rinascita arrivò grazie a un uomo. Manuel Ramos Andrade, collezionista appassionato e amante del bello, fece a Salamanca un dono straordinario, cioè la sua collezione di arti decorative. Nel 1992 nacque il progetto del museo, inaugurato nel 1995 come Museo Art Nouveau e Art Déco. Varcare la soglia di Casa Lis significa essere catapultati in un’altra dimensione. La prima cosa che toglie il fiato, che ti porta con sé, è quel soffitto di vetro blu che sembra dischiudere proprio un universo.
Non è un semplice lucernario. È come una porta spalancata sul cosmo. Una vista sulla Via Lattea dei colori che pulsa al ritmo della luce. Quel vetro blu racconta l’essenza stessa dell’Art Nouveau: l’aspirazione a fondere arte e vita. A trasformare ogni elemento architettonico in un’opera d’arte al servizio della bellezza quotidiana. Per comprendere Casa Lis bisogna immergersi nello spirito dell’Art Nouveau, movimento artistico e culturale della fine del XIX secolo e all’inizio del XX che rappresentò le tendenze che nell’arte cercavano di rompere con l’accademismo. Gli artisti dell’Art Nouveau volevano che l’arte si confondesse con la vita e fossero al servizio del popolo. Ma l’Art Nouveau rivoluzionò anche i valori estetici. Tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale emerse un nuovo linguaggio: l’Art Déco, stile decorativo il cui nome deriva dall’“Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes” a Parigi nel 1925.
Partendo dalle forme estetiche dell’Art Nouveau, alcuni artisti appartenenti a entrambi i movimenti elaborarono un linguaggio proprio basato su forme geometriche, linee, combinazioni di colori e l’utilizzo di nuovi materiali. Oggi l’Art Déco sta rinascendo grazie al rinnovato interesse che ha suscitato, soprattutto nell’arredamento e nella decorazione d’interni. È probabilmente nei gioielli che si esprime con maggiore chiarezza il nuovo ideale di donna, secondo i canoni modernisti. Il gioiello modernista rivoluzionò il processo di creazione con nuove tecniche, soprattutto negli smalti: cloisonné, champ levé e il pliqué-à-jour. René Lalique, Georges Fouquet, Alphonse Mucha e Peter Carl Fabergé si distinsero più per i loro disegni che per le pietre preziose utilizzate: alcune di queste sono a Casa Lis. In Spagna spiccava il gioielliere catalano Lluís Masriera, capace di tradurre lo spirito modernista in creazioni magnifiche. La donna nel Modernismo è al centro della vita mondana di Parigi, capitale della cultura europea.
La donna è la protagonista indiscussa. La sua iconografia è legata alla Belle Époque. A volte come giovani belle e languide, altre come femme fatale. Nell’arte la sua rappresentazione diventa ossessiva. E nella vita compaiono le Isadora Duncan o le Sarah Bernhardt, donne che incarnano lo spirito libero e rivoluzionario dell’epoca. Negli anni Trenta compaiono movimenti di rottura con il passato: il dadaismo, il cubismo e l’espressionismo tedesco. Vicino alle nuove tendenze della Scuola del Bauhaus, ma fedele all’estetica déco, Karl Hagenauer crea una serie di figure stilizzate in cui il design è molto più importante dei metalli utilizzati per la loro realizzazione, così come emerge l’influenza dell’arte primitiva africana. Émile Gallé, numero uno della Scuola di Nancy, è uno degli artisti più significativi dell’Art Nouveau. Spesso il movimento è stato identificato con lui. La sua immensa produzione spazia dal campo del vetro a quello della ceramica e dell’arredamento.
La collezione di Casa Lis comprende anche lavori con Louis Majorelle. Esposti molti ventagli, come a mostrare lo sviluppo di questo oggetto dalla metà del XVIII secolo fino all’Art Déco. Si tratta di ventagli francesi dell’epoca Impero e spagnoli isabelini e modernisti. Da quando nel XVIII secolo le navi della Compagnia delle Indie riversarono sui moli europei i tesori dell’Oriente, tra cui la porcellana cinese, l’Europa ne rimase affascinata e subito furono creati laboratori nazionali in Germania e in Francia. La collezione di porcellane è la più internazionale del museo e si possono ammirare pezzi francesi di Limoges o Sèvres, tedeschi della Baviera o dalla Turingia, boemi, italiani di Capodimonte e Lenci, austriaci di Goldscheider e anche spagnoli di Benlliure e Serra. Nella collezione del museo, va sottolineata l’importanza e la qualità degli smalti di Limoges, in particolare la coppia di splendidi vasi di Camille Fauré.
René Lalique è il più grande rappresentante del vetro Art Déco, anche se in precedenza si era dedicato alla creazione di gioielli. Si distingue per l’uso del vetro incolore o, in alcuni casi, colorato con una sola tonalità tenue e per la creazione di pezzi soffiati e pressati in cui rappresenta in modo molto stilizzato la flora e il mondo acquatico. Tra i suoi seguaci, vale la pena menzionare Ernest Sabino, i cui pezzi acquisiscono riflessi perlati grazie alla presenza di una piccola quantità di arsenico nella pasta di vetro. Alla fine del XIX secolo, un importante gruppo di scultori austriaci sviluppò un movimento incentrato sulla creazione di piccole figure in bronzo policromo, ispirate a temi animalistici, orientali e femminili. Ottennero subito un grande successo poiché soddisfacevano i gusti della nuova borghesia affascinata da tutto ciò che era esotico.
La collezione di dipinti di Casa Lis, proprio all’ingresso e che conduce allo splendido caffè a tema, è composta da una piccola rappresentanza di autori catalani della fine del XIX e dell’inizio del XX secolo. Tra loro Pepita Texidor, Joseph María Tamburini, Isidro Nonell. Da segnalare la collezione del salmantino Celso Lagar e del cubano Federico Beltrán Massés, al museo con una Salammbô a seno nudo. Casa Lis è un luogo dell’anima, uno spazio dove la bellezza rivendica i suoi diritti. Passeggiare tra le sue sale, sostare sotto quel lucernaio blu che sembra contenere un universo intero, è come attraversare un’epoca. Comprendere come arte e vita possano davvero fondersi. Potrà essere contento, ovunque sia, Miguel de Lis: i visionari, spesso incompresi nel loro tempo, lasciano eredità che attraversano i secoli. E la bellezza, quando è autentica, trova sempre la strada per sopravvivere.