Commento

Trump e il nuovo disordine mondiale secondo Molinari

La scossa globale (Rizzoli 2025) di Maurizio Molinari esamina le conseguenze del ritorno di Donald Trump alla presidenza in un’epoca di instabilità. Il secondo mandato alla Casa Bianca provoca un terremoto mondiale che si riverbera a cascata sull’assetto internazionale e sull’esistenza quotidiana di ciascuno. Si modificano i rapporti di forza tra le grandi nazioni, i vincoli tra partner, le zone di guerra, il concetto di comando, le materie prime ambite, le sfide sul piano economico e il legame tra informazione e democrazia. Ma anche lo scontro politico-militare, la rivalità economica, la battaglia per il primato tecnologico. Ogni aspetto del confronto tra superpotenze mondiali e protagonisti regionali viene ridefinito dalla nuova amministrazione alla Casa Bianca, creando uno scenario imprevedibile e rovente. Nessuna potenza riesce a imporsi, scrive l’autore. Si innesca quindi una catena di dimostrazioni di forza, negoziati e tensioni che coinvolge ogni nazione.

La strategia di Trump consiste nel rivaleggiare con Vladimir Putin e Xi Jinping: confrontarsi con loro nello sconvolgere i rapporti internazionali, persuaso che l’assetto precedente danneggi gli interessi americani. Il terremoto mondiale deriva dalla volontà della Casa Bianca di modificare lo status quo. L’alternativa è dunque tra realpolitik e scontro mondiale. Il capovolgimento dell’atteggiamento degli Stati Uniti verso l’ordine internazionale deriva da una decisione deliberata. Gli interessi della nazione invece della proiezione dell’America sul pianeta. Si tratta del ritorno dell’America che sfrutta la propria forza militare per imporre la stabilità. Le tariffe della Casa Bianca contro Canada, Messico, UE vanno interpretate insieme alle forti pressioni di Washington su Volodymyr Zelenskyj e Putin perché si giunga a una interruzione delle ostilità in Ucraina. Viene sconvolto lo schema di alleanze che l’America ha edificato dal 1945. Le misure, difatti, non fanno distinzione tra partner e rivali.

Trump semina incertezza, il nemico peggiore del business. È persuaso che l’effetto delle tariffe sarà favorevole per gli Stati Uniti, riducendo il deficit commerciale e stimolando le manifatture. L’obiettivo? Modificare la struttura dell’economia americana e la presenza USA nel mondo. Demolire il vecchio ordine basato su ONU e WTO per rigenerare la leadership americana, sconvolgere le alleanze con i Paesi NATO e UE, per riportare al centro l’interesse nazionale nel senso più ristretto. Molinari spiega che se vi sarà un’intesa globale fra Trump, Putin e Xi sulle nuove zone di influenza. Questo significherà l’ingresso in una nuova era degli imperi. L’autore parla di una Washington che punta su prosperità e sicurezza per realizzare attorno agli accordi di Abramo un corridoio di infrastrutture lungo la dorsale India-Arabia Saudita-Israele-Italia-USA allo scopo di collegare Oriente e Occidente con un progetto alternativo alla OBOR cinese.

Gli ostacoli più prevedibili provengono dai rivali strategici a Teheran e Pechino, come dai gruppi jihadisti, c’è anche l’incognita di Recep Tayyip Erdoğan, espressione dei Fratelli musulmani, rivali dei sauditi, avversari di Israele e parenti di Hamas. È uno strumento che Erdogan può tentare di utilizzare per cavalcare l’irrisolta questione palestinese allo scopo di ostacolare Trump. Ciò che conta maggiormente per Trump è avere come interlocutori nella cornice out of the box in Medio Oriente. L’operazione Martello di mezzanotte rappresenta il concetto di “peace through strength”. Nel capitolo sulle risorse contese, Molinari spiega che Trump vede nel regno wahabita un partner per abbassare i prezzi del petrolio. E lavora per espandere la produzione di petrolio degli Stati Uniti. Poi cambio di scenario, che sta a cuore a Molinari: lo Stato ebraico. La carta fondativa di Hamas che propone di eliminare Israele ed ebrei per realizzare uno Stato islamico.

Questo è anche il motivo per cui Hamas rovesciò l’Autorità palestinese a Gaza, dopo le elezioni nel 2007. L’obiettivo non è la creazione di uno Stato palestinese in pace e sicurezza a fianco di Israele, come previsto dagli accordi di Oslo, ma il califfato jihadista. L’intifada ibrida prevede l’attacco militare diretto, lancio di razzi e gli attentati dentro lo Stato ebraico, l’uso di un’intera popolazione a Gaza come scudo umano per il ricorso massiccio ai social con parole d’ordine come “Free Palestine”, “genocidio”, “apartheid” e “crimini di guerra” per contagiare il grande pubblico, reclutare volontari convinti della difesa nei “sionisti”, campagna globale di delegittimazione e deumanizzazione dello Stato ebraico capace di degenerare in azioni antiebraiche. L’attacco del 7 ottobre 2023 di Hamas a Israele è un esempio da manuale di guerra ibrida, perché combina attacchi missilistici convenzionali con infiltrazioni di guerriglia e l’uso di scudi civili.

Ma è il Cremlino a condurre la più sofisticata guerra ibrida contro gli Stati Uniti. Per contrastare queste minacce, servono strategie multilivello che integrino intelligence, difesa informatica e forze di risposta rapida. Colpendo infrastrutture critiche e generando disordini, operazioni occulte. La guerra fantasma rende più difficile la gestione diplomatica dei conflitti. Per fronteggiare la minaccia del sabotaggio cibernetico, le reazioni devono attivarsi su più fronti: investire nella sicurezza informatica, rafforzando sistemi critici e capacità di risposta rapida; favorire la cooperazione internazionale, condividendo intelligence e i migliori risultati ottenuti; definire regole e norme globali, costruendo un quadro giuridico. Gli attori informatici malevoli sponsorizzati in gran parte da Cina, Russia, Corea del Nord e Iran a dominare il panorama delle minacce informatiche. Attacchi automatizzati, deepfake e tattiche avanzate di ingegneria sociale. La Russia conduce una campagna di sabotaggio e sovversione sempre più violenta e in crescita.

Ricorda Molinari che il numero di attacchi è quasi triplicato tra il 2023 e il 2024. Trasporti, governi, infrastrutture critiche e industria nei Paesi occidentali. La Russia rappresenta una seria minaccia per gli Stati Uniti e l’Europa. La difesa militare da sola non è più sufficiente a garantire la sicurezza collettiva, serve un significativo rafforzamento della difesa civile. L’era della non proliferazione nucleare, con la relativa stabilità che ha garantito, sta cedendo il passo a una nuova stagione disseminata di gravi pericoli. Poi Molinari li usa per delineare i profili delle grandi potenze che definisce tribali. E parte dall’unilateralismo americano. “America First” è la declinazione tribale dell’identità politica nazionale, fondata sulla contrapposizione rispetto alla proiezione globale. Un’America che non è né democratica né repubblicana. Che crede nell’individualismo assoluto, avversa gli interventi militari all’estero e il commercio internazionale.

La politica estera diventa di conseguenza transazionale: ogni alleanza va giustificata in termini di guadagno diretto, immediato, tangibile, per gli Stati Uniti. L’idea chiave è che gli Stati Uniti debbano vincere gli scambi commerciali e proteggere l’industria nazionale attraverso tariffe, dazi e il rifiuto delle catene del valore globali. Il Trumpismo esalta la realpolitik, ma in chiave revisionista. Non per preservare l’ordine globale americano per riscriverlo secondo i rapporti di forza odierni. Rafforzando, secondo Trump, il “nazionalismo culturale” per creare un’Unione sempre “more perfect”, come specificato nella Costituzione. Poi Molinari passa alla Russia Stato-civiltà basata su valori tradizionali e spirituali. Ivan Il’in viene riabilitato e celebrato sotto Putin: sostiene l’idea di una Russia baluardo spirituale contro la decadenza morale dell’Occidente. Alexander Dugin fonda la teoria dell’eurasiatismo. Lev Gumilev sostiene che la Russia è una civiltà unica enfatizzando l’importanza della “passionalità” dei popoli.

Discorso diverso con la Cina. L’idea di potere di Xi è radicata nella tradizione autoritaria cinese, puntando all’obiettivo strategico di guadagnare la leadership globale a scapito degli Stati Uniti. L’idea del potere personale assoluto. Il Sogno cinese di rinascita nazionale, recupero del prestigio della Cina sullo scenario mondiale, autoritarismo digitale, sfruttando la tecnologia per il controllo sociale, rilancio della Nuova Via della Seta … Pechino promuove un ordine multipolare capace di influenzare le regole globali su commercio, tecnologia, diritti digitali, governance internazionale. Molinari dedica anche un capitolo alla rivalità tra Erdoğan e Mohammed bin Salman. Ciò che distingue ovunque il Sultano è l’utilizzo della religione come strumento di soft power. La visione di Mbs è ostile all’islam politico dei Fratelli musulmani, considerato una minaccia all’ordine costituito. Qualche parola anche su Narendra Modi, portatore di un progetto politico che intreccia nazionalismo, tribalismo, efficienza e identità religiosa.

Ed infine, Javier Milei, libertario radicale, propugnatore dell’anarcocapitalismo e della Scuola austriaca di economia. Fa riferimento a società senza Stato di Murray Rothbard e Ayn Rand e all’egoismo razionale come virtù. Milei parte di un movimento globale di destra radicale. La sua visione del mondo contrappone il socialismo al mercato, basato su un mercato libero, con un ruolo minimo o nullo dello Stato, ostile con il peronismo e kirchnerismo. Sull’Europa Molinari è serio. O potenza globale o frammentazione. Deve affrontare alcune riforme strategiche. Il superamento del veto all’unanimità. Secondo Mario Draghi e il suo rapporto, l’Europa deve «agire come un unico Stato», completamento dell’unione bancaria. Riforma dell’Antitrust in grado di consentire alle aziende europee in settori strategici come l’hi-tech. L’urgenza dell’aumento di responsabilità per la Germania in Europa, Friedrich Merz non ha altra scelta che farsi avanti.

Infine, Molinari si concentra su quella che definisce la stagione dell’odio. A distinguere l’età dell’incertezza è la proliferazione di intolleranza sulla rete. È un’ondata d’odio che si propaga grazie ai social network, contagia moltitudini di individui con immagini e notizie spesso false e indebolisce dall’interno la democrazia, perché mina alla base la fiducia nella parola. È un esito del confronto polarizzato e ideologizzato fra correnti di pensiero opposte ma convergenti contro i valori dell’Illuminismo. Il sovranismo nazionalista, espressione di estrema destra del populismo, e le posizioni più radicali della cultura woke, espressione ultra-liberal del medesimo populismo. Sovranismo populista e cancel culture di stampo woke sono entrambi estremismi, al punto da minare alcuni principi fondamentali del pensiero illuminista: l’universalismo, la razionalità critica, la libertà dell’individuo, la laicità del discorso pubblico. E soprattutto il rispetto per l’altro.

Amedeo Gasparini

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