Storie di Musetta e altri gatti

In vacanza

Musetta sul divano

Musetta sul divano

Aveva fatto una promessa e per tutto il tempo che Musetta restò con lei, non partiva lasciandola sola in casa seppure accudita da persone estranee. Soltanto capitò di lasciarla una notte, con un distributore di cibo fresco, ma tornata si rese conto che la gatta non aveva mangiato nulla. Per cinque anni non prese un aereo, non alloggiò in un albergo: se la poteva immaginare chiusa in una stanza di pochi metri quadri, con la cameriera a rassettare senza troppi complimenti, la pensava già in fuga. Andava piuttosto ospite di amici, oppure affittava un appartamento per le vacanze e che non fosse un monolocale, altrimenti se la trovava sempre davanti alla porta in cerca dello spazio a cui era abituata, almeno un tre locali! Ma il problema principale che si pose: portandola in un territorio nuovo, si sarebbe comportata come la prima volta che arrivò nella sua casa? Cioè correndo come una folle per tutte le stanze, ringhiando, soffiando e sputacchiando? Non restava che provare…

Stazione Centrale di Milano

La Stazione Centrale di Milano

Il viaggio di solito avveniva in treno e, a parte quella volta che messo il trasportino incautamente sul portabagagli e che per colpa di una brusca frenata precipitò di sotto e lei lo prese al volo, con dentro una gatta spaventatissima ma incolume… il percorso mai eccessivamente lungo e con alcune tappe si risolveva positivamente. Lo spasso (non per la gatta) era nelle stazioni, dove in poco tempo attirava una folla di viaggiatori con quel musetto incantevole e gli occhi sgranati che piantava addosso alla gente. Figuriamoci, c’era tutto quello che detestava: rumore, confusione, estranei… I bambini ne erano incantati e cercavano di toccarla infilando le dita nell’apertura della porticina della gabbietta. Prima di essere denunciata, a mali estremi, estremi rimedi: “bambino, quante dita hai?” E il piccolo mostrava le sue manine con le dieci dita. “Bene, non vuoi che ne manchi una, vero? Le vuoi tenere tutte e dieci? Allora non ti conviene infilarle dentro la gabbietta!”. Il bambino spaventato, in un lampo metteva le braccine dietro la schiena. Per fortuna, i genitori non si erano accorti di nulla, ma meglio una paura preventiva che un morso successivo, no?

Mare

Che Musetta si fosse resa conto che la diversità del luogo non deve fare paura e che comunque ci sono cose che non cambiano mai, la prima volta che entrò in una casa nuova, diversa da quella a cui ormai si era abbastanza abituata, se ne fece proprio un baffo, neanche una piega. Individuò immediatamente i componenti essenziali per l’uomo come per l’animale, evidentemente: il frigorifero di cucina da cui uscivano le ghiottonerie di cui nutrirsi, il divano o il letto su cui spaparanzarsi per il sonno del giusto e, si sa, frigoriferi, divani e letti, possono cambiare di modello, ma alla fine si assomigliano tutti. Insomma, dopo pochi minuti, trattava quell’appartamento come se ci avesse vissuto da sempre. Anche questo evento dobbiamo annoverarlo tra gli esiti dell’intelligenza felina? Una volta fatta l’esperienza è per sempre? Comunque sia, faceva presto ad assumere i ritmi diversi della vacanza, aveva panorami a cui affacciarsi, stanze e nascondigli da scoprire, così come interessanti parkour. Non fu più un problema. Nel cuore della notte la sentiva saltare sul letto, con quella sua dolce danza di zampette sulla morbida coperta, a cullarla con il suo confortante ronfare. E di giorno ad aspettarla con gustose e fresche ghiottonerie. Qualche volta avrebbe voluto mostrarle il mare, ma pensava che fosse veramente un azzardo e d’estate faceva troppo caldo per un’ancora folta pelliccia, nonostante ne perdesse qualche strato per assumere la livrea estiva. Meglio lasciarla in un’abitazione dai muri spessi e fresca anche senza aria condizionata. Si era persino abituata a vedere gente attorno anche se non troppe persone alla volta, ma insomma, aveva capito che né le persone né le cose, gli arredi, le disposizioni dei mobili, odori diversi, sono pericolosi, bastava riconoscere la sua compagna umana. E poi dicono dei gatti che si affezionano alla casa, mica vero, e del resto ogni animale (come ogni uomo o donna) ha una storia sua, unica, differente, ineffabile, come direbbe Eliot.

Manuela Camponovo

(30. Continua)

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