Senza confini

Gli anatroccoli di Antonelli sono tornati

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I brutti anatroccoli

Una scena da I brutti anatroccoli (Foto: Gino Nardo)

In questo 2026 compiono undici anni I brutti anatroccoli di Silvano Antonelli e naturalmente non li dimostrano. Ospite nel 2017 di un’edizione con giuria del Maggiolino (si era classificato al secondo posto) e passato in tempi più recenti anche ad Ascona, lo spettacolo vanta qualcosa come 400 repliche con la sua tematica sempre attuale, oggi affrontata da molti, allora ancora in fase pionieristica, che moltiplica in una varietà di visioni la storia e l’immaginazione di Andersen.[/free_content]

Dalla fessura del grande sipario-uovo di carta escono ad uno i pupazzetti, i piccoli anatroccoli, animati dai movimenti e dalle parole del narratore-autore, la bella, il forte, il prepotente viziato a cui nessuno dice di no, le amiche inseparabili, il pagliaccio di turno, quella che ha il telefonino ma poi c’è anche lui con gli occhiali e l’altra con le rotelline, e chi non parla o non legge bene, chi si muove a stento, a formare una scolaresca delle specificità, ad attraversare le stagioni della vita, tutti insieme alla ricerca dell’integrazione, a recitare in qualcosa che li accomuna, ognuno con il suo ruolo, perché “il teatro sono pensieri che si travestono”. A nuotare, chi nell’acqua più profonda, chi in quella bassa, a fare una passeggiata, in fila, senza perderne qualcuno… A crescere poi, con un sostegno scolastico che diventa una sfida per stare dietro a tutti, aiutare ciascuno nelle sue lentezze, gli andicap, lo straniero, il pauroso, il timido… Nessuno discriminato.

I brutti anatroccoli

Una scena da I brutti anatroccoli (Foto: Gino Nardo)

Raccontato con leggerezza e poesia, si discosta da altri racconti più aggressivi (sul bullismo, ad esempio), perché la fascia d’età è piuttosto ampia, dai 3 ai 10 anni., ma è un invito, da una parte a superare eventuali complessi, freddezze del cuore, dall’altra, ad insegnare l’inclusività. Antonelli si destreggia con formule clownesche, strumentali e canore. Da navigato intrattenitore l’attore trascina la foltissima platea di Senza confini, nella pomeridiana di domenica 8 febbraio, in una partecipata canzoncina finale, che omaggia il volo non del cigno trasformato ma di tutti, ognuno a suo modo, secondo le sue possibilità, perché non esiste una maniera di volare, di essere, migliore di un’altra. E poi i piccoli spettatori potranno cimentarsi con i “semi di meraviglia” per raccontare impressioni ed esperienze suggerite dallo spettacolo.

Prossimo appuntamento il primo marzo con La favola di Peter.

Manuela Camponovo

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