Nell’imponente edificio vittoriano che ospita la National Gallery di Singapore, un tempo sede del municipio e dell’ex Corte Suprema, fino al 1° marzo 2026 si può vivere un’esperienza inattesa in questa parte di mondo: l’incontro con l’impressionismo francese nel cuore del Sudest asiatico. La mostra “Into the Modern” riunisce infatti i capolavori del Museum of Fine Arts di Boston ed è la più vasta esposizione di pittura impressionista mai arrivata nell’Asia orientale. Ammirare gli impressionisti resta ovunque un piacere … Ma scoprirli qui aggiunge una dimensione straordinaria. Occorre fare molta fila per entrare. Perché anche dall’altra parte del mondo rispetto all’ambiente in cui operavano, gli impressionisti registrano un successo ammirato anche da culture apparentemente distanti. La conclusione è scontata: l’arte come linguaggio universale! La collezione alla National Gallery di Singapore raduna circa un centinaio di opere, raggruppate grazie all’entusiasmo precoce per il movimento tra collezionisti e filantropi bostoniani.
Tra questi, molte donne, attratte particolarmente da Claude Monet. La pittrice Lilla Cabot Perry trascorse numerose estati a Giverny, il villaggetto francese dove sorge il celebre giardino di Monet. Perry strinse amicizia col maestro, che divenne suo mentore. Fu lei a incoraggiare il fratello ad acquisire due opere dell’artista, successivamente donate al museo bostoniano. La filantropa e artista Anna Perkins Rogers visitò Parigi nel 1890 e acquistò due opere chiave di Monet – anche loro presenti in mostra. Questi episodi evidenziano solo alcuni dei collezionisti visionari la cui dedizione precoce all’arte impressionista plasmò la raccolta bostoniana, dimostrando come l’influenza dell’impressionismo si estese oltre la Francia nella tarda età ottocentesca, conquistando estimatori in tutto il mondo. Gli impressionisti esposero insieme per la prima volta nell’aprile 1874. Sebbene ogni artista sviluppasse un approccio stilistico personale, un tratto distintivo era l’enfasi sulla pittura “en plein air”, che apre la mostra a Singapore.
Questo stile influenzò palette cromatiche luminose, le pennellate abbozzate e l’attenzione agli effetti di luce e atmosfera. Parte del pubblico che assistette alla prima esposizione del 1874 derise i dipinti per la qualità incompiuta. Altri apprezzarono queste nuove visioni del mondo moderno. Occorse insomma un po’ di tempo perché gli impressionisti lasciassero un segno duraturo nel panorama artistico. Nonostante l’ampia copertura stampa, solo circa tremilacinquecento persone visitarono l’esposizione del 1874. Era anche il periodo in cui con l’espansione ferroviaria i viaggi furono più accessibili; i parigini cominciarono a spingersi fuori dal centro. A Trouville, in Normandia, vennero costruiti hotel e ville lungo il litorale per accogliere il crescente numero di turisti, trasformando il mare in una vivace destinazione di svago. Divenne anche luogo ideale per pittori impressionisti. Eugène Boudin e Monet fecero di questo litorale soggetto naturale delle loro opere.
Boudin dipinse Trouville e altre località balneari, specializzandosi in raffigurazioni di parigini eleganti in spiaggia. Tali composizioni incontrarono il favore dell’alta e media borghesia. Il paesaggio francese si trasformò nel XIX secolo con lo sviluppo industriale e manifatturiero. Nuove modalità di trasporto come ferrovie e battelli a vapore resero località remote più accessibili agli artisti. Alfred Sisley rappresentò l’integrazione della tecnologia nel paesaggio rurale con tocchi discreti. Pierre-Auguste Renoir divenne noto per scene spensierate di svago, spesso ambientate in località suburbane lungo la Senna. Molti dipinti privilegiavano l’acqua come soggetto principale. Le nuove mete turistiche costiere, come le spiagge normanne settentrionali e quelle mediterranee meridionali più calde, ispirarono numerose opere impressioniste. Benché Boudin abbia esposto solo una volta con gli impressionisti, condivideva la loro prospettiva di trasformare vedute ordinarie in visioni pittoresche. Soprannominato “re dei cieli” dal collega Camille Corot, eccelleva nelle superfici acquatiche.
Camille Pissarro fu l’unico membro a partecipare a tutte le mostre impressioniste. Leggermente più anziano dei colleghi, divenne mentore per molti nel gruppo. Lavorò fianco a fianco con Paul Cézanne e Paul Gauguin in periodi diversi, rimanendo aperto a nuovi approcci. Artista incline alla sperimentazione, alla fine degli anni Ottanta adottò il puntinismo, tecnica pionieristica dei più giovani Paul Signac e Georges Seurat. Con questa tecnica minuscoli punti di colore puro vengono giustapposti per fondersi otticamente. Una sala della National Gallery di Singapore è dedicata alla Parigi ristrutturata dal barone Georges-Eugène Haussmann. Che fece costruire vasti boulevard e i grandi palazzi che ora definiscono il centro. E che attirarono l’attenzione degli impressionisti, soprattutto Pissarro e Gustave Caillebotte. Gli artisti catturavano le persone incontrate per strada, oltre a familiari e amici nell’intimità domestica. Le opportunità per le artiste donne rimanevano limitate. Eppure, molte cercarono modi per affermarsi nel mondo dell’arte.
Fu il caso di Victorine Meurent, che ottenne notorietà inizialmente come modella prediletta di Édouard Manet, anch’egli presente alla National Gallery di Singapore. Altre, tra cui Berthe Morisot e Mary Cassatt, esposero numerose volte nelle mostre impressioniste. Dagli anni Sessanta gli artisti parigini andarono oltre l’assunzione di modelli convenzionali da studio, coinvolgendo attivamente familiari, amici e conoscenti come soggetti. Nei ritratti Edgar Degas raffigurava prevalentemente parenti, amici stretti o colleghi artisti. In altri casi i pittori si interessavano a rappresentare archetipi degli abitanti parigini. Artisti come Manet attirarono l’attenzione sulla classe operaia, affidandosi alla modella Meurent per incarnare personaggi diversi nelle composizioni. Situata fuori Parigi, Bougival era una meta popolare per i cittadini ottocenteschi grazie all’ambientazione idilliaca e alla vita sociale vivace. Il famoso ballo in campagna di Renoir è qui esposto.
Una sala è dedicata anche alla convenzionalità della natura morta – per mano di Henri Fantin-Latour. Ma soprattutto alle vivide composizioni di Cézanne. Che con una mela, disse, voleva sorprendere Parigi. E ci riuscì. La ciliegina sulla torta di questa splendida mostra sono otto opere del miglior Monet e una versione del ponte giapponese. Diversi soggetti chiave dipinti nella fase tarda della carriera sono diventati iconici: campi di papaveri, covoni e ninfee. Questa selezione illustra il paradosso dell’opera di Monet. E sono senza tempo, eppure ritraggono esperienze uniche di un momento nel tempo. I dipinti in serie trasmettono la profonda connessione tra artista e luogo. Benché catturino un istante fuggevole, risultano dallo studio prolungato che Monet condusse sui siti specifici per settimane, mesi o persino anni. E questo successo ne è la prova: se nelle sale della National Gallery di Singapore occorre fare la fila, è anche merito suo.