Altri viaggi

Singapore Art Museum: arte contemporanea del Sud-Est asiatico

Il Singapore Art Museum si configura come una finestra sulla scena artistica contemporanea del Sud-Est asiatico. Ospitato in un ex capannone industriale nelle vicinanze della zona portuale degli scarichi dei container della città-stato, lo spazio espositivo si presenta come un ambiente luminoso e spazioso, con pareti bianchi che accolgono quattro distinte aree espositive. L’appuntamento principale dell’istituzione è rappresentato dalla Singapore Biennale 2025, sostenuta da partner internazionali quali NY Carlsberg Fondet, Institut Français e Pro Helvetia. La manifestazione, che proseguirà fino al 29 marzo 2026, s’inserisce nelle celebrazioni per il sessantesimo anniversario di Singapore, offrendo ai cittadini l’opportunità di riflettere sui traguardi della nazione e di immaginare possibili scenari futuri. La Biennale si sviluppa attraverso cinque quartieri. Coinvolge sessanta artisti e collettivi. E trasforma luoghi in palcoscenici artistici, spaziando da siti storici coloniali riconvertiti in aree verdi ricreative.

Il concetto alla base della manifestazione interroga la nozione stessa di intenzione pura. Siamo abituati a considerare la purezza come intrinsecamente positiva e le buone intenzioni come premessa di azioni benefiche. Tuttavia, la purezza può celare pregiudizi e l’intenzionalità può rafforzare dinamiche di potere anziché contestarle. A Singapore, la spinta verso uno sviluppo incessante permea le politiche pubbliche. E si riflette nel paesaggio urbano. Questa edizione della Singapore Biennale non tratta l’intenzionalità come una virtù, bensì come una contraddizione da esaminare e ripensare. Le opere esposte rivelano la città come un’opera di autorialità collettiva, dove politica, architettura e vita quotidiana si scontrano. Nel primo ambiente espositivo, l’attenzione è catturata da “Filem-Filem-Filem” di Ming Wong, una serie di fotografie che documentano la bellezza delle vecchie sale cinematografiche. Il percorso invita i visitatori a riflettere sui luoghi scomparsi dalla propria esistenza e su ciò che permane nella loro assenza.

A fine della galleria, “Offspring” di Pierre Huyghe immerge il pubblico in un’esperienza sensoriale dove luce, fumo e suono si fondono in un gioco di percezioni. Le opere del Singapore Art Museum combinano selezioni dalla Collezione Nazionale di Singapore con contributi contemporanei. Scene di catastrofi e distruzioni si affiancano a immagini di progresso e sviluppo. Riflettono un ciclo di costruzione e decostruzione che suggerisce come il progresso non sia mai semplice né lineare. Numerose opere evidenziano un’assenza, sia essa fisica, psicologica o spirituale, reimmaginando il vuoto come uno spazio dove memoria e desiderio possono attecchire. La seconda area espositiva, denominata Learning Gallery, indaga il rapporto tra arte e infanzia. Esiste un legame tra queste due dimensioni, entrambe caratterizzate da libertà, curiosità ed esplorazione. Molti creano arte per la prima volta da bambini, in un periodo in cui apprendiamo il mondo e plasmiamo emozioni, convinzioni e ricordi.

Le opere esposte esplorano tematiche legate all’identità, alla casa, alla natura e all’ambiente. Ma anche alle persone e ai luoghi, allo spazio e alla memoria, ponendo interrogativi significativi sull’esistenza e ispirando nuove modalità di osservazione e comprensione dell’arte contemporanea. Il terzo spazio espositivo del Singapore Art Museum presenta “Nafasan Bumi ~ An Endless Harvest”, indagine che prende avvio dai materiali ordinari che plasmano le nostre vite. L’olio di palma entra nel nostro cibo, nelle nostre case, nelle routine. Il nichel si nasconde nelle tecnologie da cui dipendiamo. Attraverso le opere di Elia Nurvista e Bagus Pandega, l’esposizione risale alle fonti di questi materiali, interrogandosi su quali vite, paesaggi e forme di lavoro rendano possibile il nostro attuale stile di vita. La mostra riflette su tale condizione, in un momento storico in cui l’estrazione è divenuta costante … E il respiro della terra appare affaticato da un raccolto infinto.

Amedeo Gasparini

In cima