Riflessione

Quattro anni di guerra in Ucraina

Il riordinamento del mondo e il ruolo dell’Europa

26 febbraio 2026: gli attacchi russi a varie città ucraine hanno causato vittime e distruzione

26 febbraio 2026: gli attacchi russi a varie città ucraine hanno causato vittime e distruzione (Foto: INKORR)

Anche dopo quattro anni di guerra, 600.000 soldati ucraini e il doppio di russi morti o feriti, nonché 5 milioni di ucraini profughi all’estero, la fine di questo conflitto di logoramento non sembra avvicinarsi. Per Putin il costo per finire la guerra è probabilmente più alto rispetto a quello di continuarla, anche se la guerra peggiora sempre di più la situazione economica della Russia. Non solo: se la sua intenzione era di allontanare la NATO, egli l’ha rafforzata con l’adesione di Finlandia e Svezia. E l’Ucraina stessa, anziché diventare russa, si è avvicinata ancora di più all’Europa. A trarre vantaggi economici sono intanto gli Stati Uniti, che vendono a caro prezzo energia ed armi all’UE, la quale sostiene categoricamente l’Ucraina, vedendo da essa difesa la sua sicurezza e i suoi valori. Da parte sua, Trump considera questa guerra come una tra le tante e di conseguenza non vi ha dedicato particolare attenzione durante il suo discorso sullo stato dell’Unione di martedì scorso, lo stesso giorno della ricorrenza dell’inizio della guerra.

In ottica geopolitica, per l’Europa questa guerra segna senz’altro un cambiamento d’epoca: tra disimpegno americano e riarmo, tra il ritorno della guerra convenzionale (rafforzata dai droni) sul suolo europeo e l’esclusione dai tavoli della pace, tra deindustrializzazione e aumento delle estreme destre, con Paesi come l’Ungheria che ostacolano sistematicamente le azioni dell’Unione europea. E se non è proprio la causa di tutti questi cambiamenti paradigmatici, almeno li ha accelerati o resi visibili. Questi fattori descrivono la sfida più difficile nella storia dell’UE e rischiano di farle perdere definitivamente ogni ruolo determinante nel progetto di riordinamento politico del mondo.

C’è però un ulteriore fatto che in Europa causa sempre maggiore preoccupazione: con un reclutamento continuo e un’industria bellica in forte crescita da quattro anni (rappresenta il 40% del bilancio), al momento di una futura fine del conflitto con l’Ucraina, la Russia costituirà una minaccia per l’Europa stessa, ossia per un Paese NATO confinante. Inoltre, con la situazione instabile in Medio Oriente – a maggior ragione se Trump attaccherà l’Iran – e una Groenlandia contesa dagli USA, per l’Europa il nuovo ordine geopolitico comporta crescenti insicurezze ai suoi confini estremi e dunque l’esigenza di sviluppare resilienza e unità, a partire dalla sua dimensione politica. Molto dipenderà dalla soluzione del suo “problema Russia”: mentre finora si puntava al crollo del regime di Putin, ultimamente Marcon e Merz usano toni più possibilisti, aprendo in prospettiva ad un “nuovo equilibrio” con la Russia, indicata come «un paese europeo». Ammesso che l’Europa riesca a proporsi, all’interno del nuovo ordine geopolitico, come garante di tali equilibri, almeno ai confini esterni…

Markus Krienke

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