Nel distretto finanziario di Singapore, oltre il piccolo estuario, l’Asian Civilisations Museum rappresenta perfettamente lo spirito panasiatico della regione ed è dedicato all’esplorazione del ricco patrimonio artistico dell’Asia. Inaugurato nel 1997, l’istituzione si sviluppa su quello che un tempo fu il Raffles Museum e comprende una ventina di sale espositive. La prima galleria racconta la storia del commercio e delle vie della seta marittime, aprendo con una sala dedicata alle ceramiche, oggetti in oro e argento recuperati dall’equipaggio che scoprì il Tang Shipwreck, nave affondata a Sud di Sumatra nel IX secolo. Le ceramiche, alcune datate fino a seicento anni fa, provengono dalla Cina, dal Giappone e dal Sudest asiatico. Mappe appese alle pareti esplorano la storia cosmopolita dei principali porti asiatici, città che un tempo erano molto più rilevanti commercialmente di quanto non lo fosse Singapore.
Il Tang Shipwreck venne scoperto nel 1998 a seicento chilometri dalla città del leone, strategicamente posizionata tra due grandi oceani e cuore del commercio globale anche nell’antichità. All’epoca del naufragio l’Asia era dominata da due potenze: la Cina e il califfato Abbaside in Medio Oriente con capitale Baghdad. Anche Sumatra, Giava e la penisola malese godevano di un importante flusso commerciale e culturale, con i navigatori malesi rinomati per le loro capacità marittime. L’esposizione illustra le decine di scodelle ritrovate, disposte in una struttura a forma d’onda, ma propone anche anfore, monete, bicchieri, piatti. Nonostante la certezza che l’equipaggio fosse multietnico con diversi cinesi a bordo, non è stato rinvenuto alcun corpo. Un’altra sala tratta le rotte marittime e le loro meraviglie, dove ricompaiono piatti di Zhangzhou e le porcellane celebri in tutto il mondo. L’integrazione con gli imperi coloniali europei portò a maggiore collaborazione di quanto si possa immaginare.
La Spagna utilizzava Manila come roccaforte locale per accedere al mercato cinese, che desiderava oro e argento. Quest’ultimo metallo veniva estratto dall’impero spagnolo nei possedimenti latinoamericani per acquistare merci cinesi. L’area che oggi corrisponde a Giacarta ha origini nel V secolo. Mille anni dopo acquisì il nome odierno quando un sultano locale conquistò la città espellendo i portoghesi. Nel 1619 la Compagnia delle Indie Orientali olandesi attaccò la città. La distrusse e vi costruì un grande forte. Ribattezzarono il luogo Batavia, che divenne la capitale dell’impero coloniale olandese in Asia. Batavia era una città marittima e nel XVIII secolo costituì un precursore della stessa Singapore in quanto centro più importante per multiculturalità, ricchezza e connessioni col resto del mondo. Nel XVI secolo i mercanti portoghesi raggiunsero il Giappone, primo contatto dell’arcipelago con gli europei. Immediatamente iniziarono gli scambi commerciali e l’esportazione del cristianesimo sull’isola.
La porcellana giapponese raggiunse gli imperi europei a metà Seicento, quando tutti i castelli e i palazzi imperiali tra Francia, Germania, Paesi Bassi e Austria si dotarono di questi manufatti. In quegli anni i portoghesi si stabilirono anche a Macao, porta d’ingresso per la Cina e per l’odierna Canton, da dove provenivano lussuosi manufatti dipinti con colori vivaci e motivi floreali. Meno richieste erano le porcellane del Sudest asiatico da paesi come Thailandia, Cambogia e Vietnam, più semplici come si evince dalle vetrine, realizzate con una porcellana più grezza e monocromatica. In Occidente la porcellana era considerata quasi magica e molto apprezzata. Occorsero secoli prima che gli europei riuscissero a imitarla. Nella galleria sono esposte diverse teche con intarsi e disegni, spesso a tema floreale. Poi la Compagnia delle Indie Orientali inglese iniziò poi a superare quella olandese.
All’inizio dell’Ottocento tutti i possedimenti olandesi nella regione caddero nelle mani britanniche, compresa Malacca e il suo stretto. Questi eventi portarono alla fondazione di Singapore come libera città portuale nel 1819. Gli inglesi alimentarono il mercato dell’oppio. Milioni di indiani e cinesi furono danneggiati dal commercio illegale. L’oppio britannico proveniva dalle colonie indiane e veniva contrabbandato in Cina in grandi quantità per finanziare i commerci. I funzionari cinesi cercarono di reprimere il traffico e nel 1839 il governo cinese decise di distruggere tutto l’oppio in circolazione. La risposta britannica non si fece attendere: in due occasioni, dal 1839 al 1842 e dal 1856 al 1860, scoppiarono le guerre dell’oppio che la Cina perse. Questo condusse Londra a imporre l’apertura dei mercati locali agli stranieri, a ottenere Hong Kong e a legalizzare il commercio dell’oppio, contribuendo alla caduta dei Qing nel 1911.
Al piano superiore dell’Asian Civilisations Museum l’attenzione si sposta dalle dinamiche commerciali alle civiltà. Si inizia con il giudaismo, la cui presenza nella regione non fu fiorente come altrove. Segue il sikhismo, originario della parte nordorientale dell’India. Quindi il buddhismo di tradizione cinese, rappresentato da una serie di idoli disposti in una sala dove le luci sono soffuse, lasciando spazio unicamente all’arte. Di questa religione esistono diverse varianti locali, anche in base alla dinastia regnante in Cina in un determinato periodo. L’induismo proliferò insieme al buddhismo dall’VIII secolo. È presente anche il giainismo, praticato in India dal VI secolo e basato sugli eterni cicli di reincarnazione e rinascita. Una sala è dedicata al cristianesimo in Asia, portato inizialmente da portoghesi e spagnoli tramite missionari cattolici che si muovevano seguendo le rotte commerciali. Partendo da Goa, raggiunsero Malacca, Manila, Macao e Nagasaki dove stabilirono basi.
Il cristianesimo asiatico in ambito artistico combina elementi dell’immaginario europeo con le tradizioni locali. Il cristianesimo arrivò in Giappone tramite i gesuiti e nel 1600 ebbe grande successo. Ma presto dispute commerciali provocarono persecuzioni e proibizioni che condussero all’esecuzione di molti cattolici – numerosi dei quali non giapponesi. Il cristianesimo sopravvisse per trecento anni in forma clandestina. A Singapore arrivò nel 1819. Ma furono gli armeni ad aprire la prima cattedrale cristiana. Protestanti e cattolici si adoperarono per aprire orfanotrofi, assistenza per i poveri e scuole. Un’altra sala esplora il mondo islamico e i suoi rapporti con questa parte dell’Asia, con grande enfasi sulla calligrafia. Oggi il Sudest asiatico, si apprende all’Asian Civilisations Museum ospita un quarto di tutta la popolazione musulmana mondiale. I musulmani sono maggioranza in Brunei, Malesia e Indonesia e costituiscono significative minoranze a Singapore, Cambogia, Myanmar, Thailandia e Filippine.