Lungo l’iconica Armenian Street di Singapore, il Peranakan Museum, riconoscibile dall’ingresso scenografico dai toni azzurri e bianchi che rimanda a un’estetica simbolista, custodisce la storia di comunità nate dall’incontro tra culture diverse nel crogiolo del Sudest asiatico. Da secoli questa regione rappresenta un punto d’incontro planetario, dove il commercio ha alimentato scambi culturali incessanti. Molti forestieri scelsero di stabilirsi permanentemente, sposandosi con le popolazioni locali e dando vita a culture ibride caratterizzate da una straordinaria vitalità, oggi comunemente identificate con il termine Peranakan. Il museo si propone di valorizzare l’arte e la cultura distintive di queste diverse comunità sparse nella regione. Il concetto di origini va inteso come una molteplicità di punti di partenza da cui si diramano percorsi differenti. Non esiste, infatti, un’unica cultura Peranakan, bensì molteplici manifestazioni. Il percorso espositivo invita a interrogarsi su cosa renda qualcuno o qualcosa propriamente Peranakan.
Ma anche su quali elementi possano essere ricondotti a specifiche influenze culturali e se esista un denominatore comune. Oggi vari aspetti della cultura Peranakan sono al centro di dibattiti e processi di riscoperta a Singapore, in Malesia e in Indonesia. L’artigianato, la moda e la gastronomia riscuotono crescente popolarità, mentre alcuni cercano di far rivivere pratiche culturali come l’uso del Baba Malay Peranakan. Sebbene usi e costumi illustrati nelle sale si siano trasformati nel corso dei secoli, resta vivo tra molti discendenti un forte senso di identità e orgoglio. Si poteva essere peranakan Singapura, ovvero nato a Singapore. La parola suggerisce qualcuno nato localmente, ma con radici altrove. Attualmente il termine ha acquisito lo status di identità culturale, designando una gamma di comunità di origini miste. Il tratto unificante è la fusione tra culture ancestrali, cinese, indiana, araba, europea, con le culture indigene dell’arcipelago malese-indonesiano.
Una galleria fotografica accompagna la collezione di oggetti appartenuti a queste persone. Salendo al primo piano attraverso la corte interna il tema unificante diventa la casa. Gli oggetti esposti nelle sale mostrano come le culture interagiscano e si combinino generando qualcosa di nuovo, differente e distintivo, rivelando la varietà di costumi, cibi, lingue e credenze Peranakan. Come tutte le abitazioni, anche quelle Peranakan variano. Dalle case con tetto di paglia nei kampong alle shophouse, dalle ville del passato agli appartamenti HDB contemporanei. Erano arredate con mobili, tessuti e altri articoli acquistati nei mercati delle città portuali, dove si vendevano merci provenienti da ogni angolo del mondo. Le gallerie riuniscono oggetti che un tempo condividevano la stessa casa, rivelando identità, gusti, eredità e tradizioni Peranakan. La dimora è scenario della vita quotidiana e delle occasioni speciali, di momenti privati e incontri comunitari, di celebrazioni e lutti.
Aperta fino al 30 agosto 2026, attualmente è in corso l’esposizione temporanea “Power: Beauty and Symbolism”. Con il piumaggio abbagliante e la coda spettacolare, il pavone simboleggia da secoli bellezza, potere e divinità in tutta l’Asia. Plasmata da influenze culturali diversificate, l’arte Peranakan costituisce un punto di partenza ideale per questo percorso. Un’elegante galleria presenta, su pareti turchesi, una serie di oggetti domestici tra gioielli e vasellame dalle tonalità rosa. Tappeti di seta con intarsi dorati simili a razzi impreziosiscono l’ambiente. La mostra temporanea raccoglie piatti, abiti, bracciali, pantofole e decorazioni a tema pavone. Al terzo e ultimo piano si affronta il tema dello stile. Le gallerie offrono scorci sui mondi costruiti della moda, dell’ornamento e della decorazione espressi nella vita dei Peranakan. Dal batik al ricamo, dai gioielli alla moda, la varietà dei materiali presentati costituisce una piattaforma per interrogarsi sull’esistenza di uno stile Peranakan condiviso.