Commento

Lorenzo Tondo collega i conflitti del nostro tempo

In Trame di guerra (Mondadori 2026), Lorenzo Tondo esamina le molteplici sfaccettature di quello che considera un unico grande scontro planetario. Dalle terre ucraine fino alle regioni mediorientali. Siamo soliti immaginare i conflitti armati come episodi separati gli uni dagli altri. Eppure, argomenta l’autore, le crisi attuali che attraversano l’Ucraina, la Palestina, la Siria e l’Iran rappresentano i fili interconnessi di un’unica tessitura globale, intrecciata da traffici d’armamenti, calcoli strategici e destini. Nato dall’esperienza diretta del giornalista nelle zone calde, il volume restituisce dignità narrativa a coloro che questa rete di violenze la subiscono. Attraverso le testimonianze raccolte sul campo, Lorenzo Tondo ricostruisce il quadro di una guerra più vasta, mai formalmente dichiarata, ma già pienamente operativa. Ovvero, lo scontro tra l’Asse delle dittature (Russia, Cina, Iran e Corea del Nord) e il mondo occidentale.

Sulle spalle dei più fragili e dimenticati, questa coalizione di regimi capitanata da Pechino, Mosca, Pyongyang e Teheran ha dichiarato guerra alle democrazie guidate da Washington, Bruxelles e Londra. Tale alleanza si sarebbe consolidata nel 2022, in seguito all’aggressione russa contro l’Ucraina, quando i membri hanno intensificato la collaborazione sul piano economico e bellico per contrastare il sostegno militare fornito a Kyiv. L’intento consisteva nell’espandere il controllo sulle rispettive sfere d’influenza, opponendosi alle democrazie liberali, considerate una minaccia esistenziale per la sopravvivenza dei loro sistemi. L’offensiva scatenata dalla Russia verso l’Ucraina non trova paragoni storici recenti, così come l’invasione della Striscia di Gaza e il crollo del regime siriano. Siamo giunti al momento decisivo, sostiene Lorenzo Tondo. E a pagare il conto più salato sono sempre gli oppressi, gli sfruttati, i marginalizzati.

Il libro raccoglie frammenti di vite che si incrociano, si mescolano e confluiscono tra le trame più nascoste della guerra. Dalle gestanti siriane alle giovane coppie curde. L’autore ci conduce persino in Bielorussia e traccia collegamenti tra Mariupol e Aleppo. Le due città condividono gli stessi carnefici, identiche tattiche d’assedio, la medesima disinformazione e perfino lo stesso arsenale. Mosca bombardava indiscriminatamente dall’alto gli edifici civili. Sia in Siria che in Ucraina, la Russia aveva trasformato il tessuto urbano e sociale delle comunità in bersagli militari, applicando una brutale strategia. Numerosi soldati russi impiegati in Ucraina provenivano dal fronte siriano e appartenevano alla Wagner. L’alleanza tra Russia e Siria si è estesa dai deserti siriani fino alle pianure innevate dell’Ucraina. Due scenari bellici che si riflettevano nelle acque di un unico fiume: quello dell’autocrazia che tentava di soffocare la libertà.

Giunto a Gerusalemme, Lorenzo Tondo osserva come la narrazione giornalistica della guerra ucraina e di quella israelo-palestinese presentasse divergenze. Non soltanto sul piano geopolitico e militare, ma soprattutto per le implicazioni storiche, culturali e simboliche dei due conflitti. La qualità del reportage di guerra dipende inevitabilmente dal grado di accesso al territorio. La propaganda e la disinformazione possono essere smascherate soltanto se ai cronisti viene concessa la possibilità di osservare direttamente le zone di combattimento. L’Ucraina ha permesso a migliaia di giornalisti stranieri non solo di entrare nel paese, ma di raggiungere con relativa facilità le prime linee del fronte. Al contrario, il governo israeliano ha adottato provvedimenti senza precedenti che hanno ristretto la libertà dei media. Israele ha imposto il divieto di accesso alla stampa internazionale nella Striscia, impedendo ai reporter, per la prima volta nella storia del giornalismo bellico, di recarsi in una zona di combattimento.

Il carico della copertura della guerra a Gaza è ricaduto così sulle spalle dei cronisti palestinesi, gli unici rimasti a documentare l’orrore quotidiano: bombardamenti, intere famiglie sepolte dalle macerie, ospedali assediati, strade rase al suolo. Il risultato, argomenta Tondo, è stato un corto circuito mediatico a vantaggio degli israeliani, che hanno potuto smentire liberamente le accuse sui crimini di guerra commessi dai loro soldati a Gaza. Non ci si muoveva su uno spazio narrativo lineare, ma in un campo minato di interpretazioni e una polarizzazione che si rifletteva anche sul pubblico. Lo Stato nato dalle ceneri della Shoah si trovava accusato di perpetrare un crimine che ha fondato la sua stessa legittimità morale. Passando all’Iran, Teheran ha fornito alla Russia migliaia di droni, mentre Mosca ha offerto tecnologie per potenziare la difesa aerea iraniana e sostenuto la posizione degli ayatollah nei consessi internazionali.

I conflitti dialogano tra loro anche attraverso le armi che li connettono. Ogni drone abbattuto o missile lanciato portava con sé non solo un bersaglio, ma una storia geopolitica più grande di chi aveva premuto il grilletto. Le stesse armi migravano da un conflitto all’altro, ridefinendo gli equilibri regionali, spostando profughi da una tendopoli all’altra. Dispiegate sul campo con gli stessi obiettivi: difendere, avanzare, uccidere. Lorenzo Tondo conclude ricordando quanto labile sia il significato stesso dell’esistenza. Non siamo altro che fili, alcuni lacerati, altri spezzati, aggrovigliati nella stessa matassa di dolore che inghiotte soldati e civili, innocenti e colpevoli, buoni e cattivi, autocrati seduti da decenni sui troni dei regimi e primi ministri eletti con il plauso delle democrazie. Nodi indivisibili, logorati, a volte recisi di netto. Ma tutti parte della stessa, implacabile trama che era e resta la guerra.

Amedeo Gasparini

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