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Espressionismo tedesco alla Fondazione Braglia

Dal 12 marzo al 18 luglio 2026 prende forma il “secondo tempo” dell’esposizione dedicata al decennale della Fondazione Braglia a Lugano “Kandinsky, Jawlensky, Werefkin e i Maestri dell’Espressionismo”. Il movimento ha segnato le origini di questa raccolta e il percorso espositivo presenta oltre settanta opere e si snoda tra le due correnti dell’Espressionismo tedesco. Da un lato Die Brücke fondato a Dresda nel 1905 con l’obiettivo di rinnovare il linguaggio artistico e conquistare una nuova libertà espressiva. Ne sono protagonisti Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Otto Müller ed Emil Nolde. Dall’altro Der Blaue Reiter, nato a Monaco nel 1911 attorno a Wassily Kandinsky, Franz Marc, Gabriele Münter, Alexej von Jawlensky, August Macke, Marianne von Werefkin e Heinrich Campendonk. Due anime diverse. La prima più aggressiva e istintiva, la seconda più spirituale e simbolica: ma accomunate dal rifiuto dell’accademismo e dall’idea di colore come veicolo diretto di emozioni.

Kirchner è forse il caso biografico più drammatico del gruppo. Dopo gli anni delle scene urbane tedesche, intense e dinamiche, la Grande Guerra lo distrugge psicologicamente. Cerca rifugio in Svizzera, a Davos. La montagna e la vita rurale alpina diventano una fonte di ispirazione del tutto nuova. “Ausruhende Bauern” nasce da questa esperienza: una scena semplice e quotidiana trasformata attraverso colori intensi, forme semplificate e linee marcate. I contadini sembrano fusi con il paesaggio alpino, quasi parte integrante di esso. Heckel segue un percorso parallelo. Le sue “Bagnanti” al fiordo non descrivono una scena, ma ne evocano il senso simbolico, quello del ritorno alla natura come atto di rigenerazione spirituale. Müller invece tende verso il lirismo. I suoi “Zwei Akte im Walde” sono figure che sembrano appartenere al bosco più che abitarlo, dipinte con una tecnica opaca e uniforme che conferisce alle scene un carattere sospeso.

Nel campo del Blaue Reiter la tensione si sposta dalla realtà sociale verso la dimensione spirituale. Kandinsky, partendo dai paesaggi bavaresi intorno a Kochel e Murnau – dove tra il 1908 e il 1914 trascorse periodi creativi decisivi insieme a Münter – usa il colore come elemento autonomo capace di creare ritmo e movimento al di là della descrizione del vero. Il suo “Landschaft bei Kochel” è già a metà strada verso l’astrazione: casa e montagne diventano superfici geometriche vibranti, quasi un mosaico di energie cromatiche. Münter, che dalla casa di Murnau che nel 1909 acquistò e trasformò in cenacolo dell’avanguardia, dipinge fattorie e paesaggi rurali con campiture di colore audaci e contorni netti. Marc porta invece nel Blaue Reiter una visione cosmogonica. I suoi animali – come la “Tigre seduta” – incarnano una purezza spirituale che l’umanità moderna ha smarrito.

Due figure femminili meritano attenzione particolare. Werefkin, nata a Tula nel 1860 in una famiglia aristocratica russa, fu soprannominata in gioventù il “Rembrandt russo” per la maturità precoce del suo lavoro. A Monaco divenne figura centrale dell’avanguardia e tra le promotrici della Neue Künstlervereinigung, associazione che preparò il terreno per il Cavaliere azzurro. La sua “Renoncement” trasforma un’esperienza interiore in paesaggio simbolico, con colori accesi e forme teatrali che rivelano anche una chiave autobiografica. Per anni Werefkin aveva messo in secondo piano la propria carriera per sostenere quella del compagno Jawlensky. Paul Klee, infine, è il punto di partenza di tutto per la fondazione, il pittore attraverso cui i Braglia si sono innamorati del mondo dell’arte. La sua “Orient-Fest” del 1927, omaggio visionario al viaggio in Tunisia con Macke del 1914 sintetizza tra segno grafico, struttura ornamentale e astrazione cromatica l’originalità di un artista che non appartiene a nessuna corrente.

Amedeo Gasparini

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