Poco lontano da Stoccarda, Marbach am Neckar è uno dei luoghi più importanti d’Europa per la conservazione della memoria letteraria. Qui si trova il Deutsches Literaturarchiv, un centro che è al tempo stesso archivio, museo e luogo simbolico della cultura europea. Non è soltanto un omaggio a Friedrich Schiller, nato proprio qui, ma un vero e proprio punto di riferimento per la letteratura tedesca. Per gran parte del Novecento, infatti, il tedesco è stato una lingua letteraria che ha attraversato confini e identità. Scrittori provenienti dalla Boemia, dalla Romania, dall’Ungheria, dalla Scandinavia, così come minoranze in Francia o in Polonia, hanno scelto consciamente questa lingua per esprimersi. Marbach raccoglie e conserva questa tradizione, testimoniando come la letteratura tedesca sia stata un fenomeno profondamente europeo. Il museo sorge su una collina, accanto alla statua di Schiller. Che da qui domina la pianura e il paesaggio industriale circostante.
L’edificio, moderno, costruito in cemento grigio e sostenuto da pilastri, sembra quasi vegliare sul territorio, come se la letteratura osservasse il mondo dall’alto. All’interno, scendendo le scale, lo spazio si fa raccolto, quasi ascetico, simile a una sala di studio o a un conservatorio. È in questo contesto che si apre la mostra dedicata a Rainer Maria Rilke, intitolata “Und dann und wann ein weißer Elefant”. L’esposizione si inserisce nelle celebrazioni del 150° anniversario della nascita del poeta (4 dicembre 1875) e del centenario della morte (29 dicembre 1926). Riunisce circa trecento pezzi e rappresenta una delle più importanti retrospettive recenti sul boemo. La mostra ripercorre i diversi momenti della sua vita con una straordinaria ricchezza di dettagli. Gran parte dei materiali esposti apparteneva fino a poco tempo fa ai discendenti del poeta, che li hanno recentemente donati all’archivio di Marbach, permettendo così la realizzazione dell’esposizione.
Tra poesie, quaderni, libri annotati, taccuini, lettere, schizzi e disegni, il visitatore ha l’impressione di entrare nel processo creativo di Rilke. Si ha la sensazione di respirare la stessa aria dell’autore, di seguire il momento in cui l’inchiostro si posa sulla carta. Eppure, quei documenti hanno tra i cento e i centoventi anni, conservati in modo impeccabile. Sono esposte anche quattordici fotografie, in gran parte pubbliche ma di grande formato, provenienti soprattutto dal Rilke-Archiv di Gernsbach, vicino a Baden-Baden. Le immagini mostrano Rilke nelle diverse fasi della sua vita. Giovane a Praga, dove era nato, circondato da figure femminili importanti come Lou von Salomé; accanto alla moglie, la scultrice Clara Rilke-Westhoff, allieva di Auguste Rodin; e poi a Parigi, Berlino, Brema, Vienna, Capri. Appare anche nel castello di Muzot, nel Vallese, dove morì. E in una fotografia con Paul Valéry, che tradusse le sue opere in francese.
La mostra sottolinea quanto Rilke fosse uno scrittore profondamente itinerante, organizzando il percorso anche in base ai luoghi in cui visse. La sua fu una vita segnata dalla precarietà economica. Visse spesso grazie al sostegno di famiglie aristocratiche, spostandosi da un castello all’altro. Viaggiò senza sosta. Russia, Nord Africa, Italia, Francia, Germania, Svizzera, Spagna, Scandinavia. Soggiornò in hotel, residenze nobiliari, ambienti culturali eterogenei, entrando in contatto con molte tradizioni letterarie. La mostra a Marbach segue un ordine cronologico, partendo dai primi schizzi dell’infanzia fino alla decisione, presa a quindici anni, di diventare uno scrittore a tutto tondo. Non solo poeta, dunque, ma autore completo. Capace di attraversare generi e discipline. Accanto alle opere più celebri – le Elegie duinesi e i Sonetti a Orfeo – emergono anche materiali meno conosciuti. Ovvero, appunti di botanica, piccoli testi di carattere quasi giornalistico, taccuini.
Tra i documenti compaiono anche voti scolastici, pagelle, annotazioni personali, conti e registri finanziari che mostrano una certa noncuranza nei confronti del denaro. Le correzioni sui testi sono numerose e rivelano l’insoddisfazione del poeta, sempre alla ricerca della forma perfetta. La scrittura è chiara, tracciata con penna stilografica o matita, su fogli lisci o a quadretti. Le lettere, spesso sigillate con ceralacca, sono scritte talvolta anche in francese, lingua che Rilke padroneggiava e leggeva. Due grandi ritratti accompagnano il percorso, mostrando l’evoluzione del volto del poeta. La mostra mette inoltre in evidenza alcune ossessioni centrali della sua opera: la natura, la violenza, il viaggio, la lettura, il rapporto con gli editori e con il mondo letterario. Nel complesso, l’esposizione appare come un invito a entrare nella mente di Rilke, a comprenderne il processo creativo e la sensibilità.
Ma il museo della letteratura di Marbach non si esaurisce con Rilke. La collezione permanente è straordinaria. Comprende la maschera mortuaria di Friedrich Nietzsche, opere manoscritte di Hermann Hesse, Stefan George, Walter Benjamin, Hugo von Hofmannsthal, Joseph Roth, Sigmund Freud. Sono presenti anche tracce di autori non di lingua tedesca, come Jorge Luis Borges e Jean-Paul Sartre. Si trovano documenti di Kurt Tucholsky, Alfred Döblin, Robert Walser (con i suoi celebri microgrammi). Quindi alcune poesie di Else Lasker-Schüler e Mascha Kaléko. Non mancano telegrammi di Thomas Mann, scritti di Gottfried Benn e Bertolt Brecht, dunque la corrispondenza tra Max Frisch, Ingeborg Bachmann e Paul Celan. Si arriva fino agli autori contemporanei come Thomas Bernhard, Marcel Reich-Ranicki e Peter Handke. Figura centrale è Franz Kafka. Sono esposte lettere a Milena Jesenská, parti della “Lettera al padre”, la corrispondenza con Max Brod e con la sorella Ottilia David.
Accanto al museo si trova il museo dedicato a Schiller. Qui sono conservati circa quattrocento pezzi tra manoscritti, lettere, libri, immagini e sculture. La mostra mette in luce la figura del poeta nel contesto storico tra XVIII e XIX secolo. Grande attenzione è dedicata al rapporto tra letteratura e politica. Schiller emerge come autore profondamente impegnato sui temi della libertà, della società e del cambiamento. I suoi versi, asciutti e incisivi, riflettono una coscienza romantica che influenzò profondamente i suoi contemporanei. Tra le opere più celebri, l’“Ode alla gioia”, poi resa immortale da Ludwig van Beethoven, rappresenta uno dei simboli della cultura europea. La mostra evidenzia anche la sua attività teatrale: Schiller fu drammaturgo, regista e traduttore. Come Rilke, anch’egli visse difficoltà economiche. Non poté mai vivere esclusivamente della sua scrittura e fu costretto a vendere manoscritti per mantenersi. Fondamentale è il rapporto con Wolfgang Goethe a Weimar.
Insieme contribuirono a una vera e propria riforma della lingua letteraria tedesca, paragonabile, per certi aspetti, al lavoro di Alessandro Manzoni per l’italiano. L’ultima tappa è la casa natale di Schiller, nel centro di Marbach. Un tipico edificio a graticcio, restaurato, dove è possibile entrare negli ambienti originari. Si accede dalla cucina e si sale attraverso una scala ripida fino alla stanza dei genitori. Gli oggetti originali sono pochi, anche perché Schiller lasciò presto la città e non vi fece ritorno. Tuttavia, il luogo conserva un forte valore simbolico. Dopo la morte del poeta nel 1805, fu inizialmente trascurata, fino alla fondazione della Schillerverein nel 1832, che ne promosse il recupero. Oggi Schiller resta una figura centrale non solo per gli studiosi, ma per la cultura tedesca nel suo insieme. È considerato uno degli eroi dell’unità nazionale e un simbolo delle idee illuministe e della libertà.