Nato a Bergamo nel 1942 è morto a Chiasso, dopo un’intensa attività come fotoreporter “freelance” e collezionista di fotocamere. La città di confine gli dedicò una mostra per ripercorrere i cambiamenti epocali di un territorio e della sua gente.

Guido Santinelli, fotoreporter (© Ti-Press / Francesca Agosta)
Se n’è andato alla vigilia dei suoi 84 anni, che avrebbe raggiunto il prossimo 9 giugno, Guido Santinelli, un testimone e puntuale documentatore del nostro tempo per quasi 60 anni. Lo ha fatto con quello che nel suo mondo si chiama il “colpo d’occhio”. Aveva la capacità di cogliere persone, situazioni, circostanze, avvenimenti piccoli e grandi con la sua immancabile macchina fotografica fra le mani o al collo. Riusciva, ancora non si sa come, a sdoppiarsi, a moltiplicarsi, a coprire manifestazioni dove il fotografo suppliva talora anche il cronista. Lui, con il suo fare naif, un po’ alla Celentano di cui era un sosia e abilissimo imitatore, possedeva la corsa nel suo repertorio. Rapace con il suo obiettivo: prontissimo allo scatto e anche nel prevedere certe cronache annunciate. Con il suo fulmineo intuito aveva fissato momenti che hanno fatto titolo, talora anche storia sul territorio che lo ha visto scorrazzare, dove gli eventi c’erano e anche dove non c’erano, perché Guido aveva anche la curiosità dell’osservatore dei particolari. Il suo spazio d’azione è stato essenzialmente il Mendrisiotto, dalla frontiera in su, spingendosi al massimo fino all’avamposto del ponte diga di Melide. Questa era la sua zona operativa per le testate alle quali ha fornito la sua opera. La macchina fotografica era per lui quello che il telefonino è diventato oggi per quasi tutti: immancabile negli spostamenti, con tutto ciò che può seguire.

Guido Santinelli durante il carnevale di Chiasso, Nebiopoli, nel 2017. (© Ti-Press / F. Agosta)
Guido Santinelli era nato a Bergamo nel 1942, qui aveva studiato e s’era diplomato in disegno meccanico. Alla sua terra d’origine era rimasto affettivamente molto legato, anche perché qui s’era annunciata ed era sbocciata la sua passione per l’immagine, grazie alla macchina fotografica avuta in regalo da uno zio all’età di 16 anni. S’era specializzato nella fotografia in bianco e nero, dove ha primeggiato per la qualità raggiunta.
Il lavoro e la vita l’avevano poi portato a Chiasso, dove si sono accasati molti bergamaschi. A 24 anni aveva trovato occupazione all’Argor SA, storica fonderia di metalli preziosi, come lascia intendere la parola stessa nelle iniziali di argento e oro. Tra le qualità di Guido c’era – di immediata percezione – quella di farsi benvolere, in virtù della quale era riuscito a conciliare l’attività professionale con quella di freelance. Diverse le testate che si sono avvalse della sua firma, dal Giornale del Popolo a Il Dovere poi la Regione, dal Corriere del Ticino al settimanale Vita Nuova. E dove talora non poteva arrivare lui, giungeva altrettanto brava e di delicata sensibilità la moglie Giuliana. In anni, anzi qualche decennio sul campo Guido aveva messo su un organizzato e ricco archivio di persone e storie, protagonisti e umili comprimari, volti della visibilità riconosciuta, ma anche e soprattutto della ferialità quotidiana. Chiasso era e rimane il cuore dei traffici internazionali, dalla ferrovia all’autostrada, dalle banche alle case di spedizione, nella staffetta dalla civiltà contadina al postmoderno, dai falciatori provenienti dalle valli bergamasche alle molteplici opportunità dei commerci e dell’industria. Ad ogni crocevia dell’attualità e non solo, vi si incrociava Guido. Che aveva anche un altro hobby coltivato e fatto crescere: le fotocamere d’epoca, al punto da diventare uno dei primi collezionisti del Cantone Ticino. Altra collateralità: l’impegno di primo piano del Foto Cine Club Chiasso dove si è distinto nel settore dello sviluppo e della stampa. Insomma: uno che è stato sul pezzo con personalità straripante.

Guido Santinelli con alcune fotocamere della sua collezione (© Ti-Press / Francesca Agosta)
A sottolineatura del livello di eccellenza raggiunto, il Centro Culturale di Chiasso gli aveva dedicato nel 2012 alla “Diego Chiesa” una mostra intitolata GUIDO SANTINELLI – Fotoreporter e collezionista in una città di confine, con un meritato riscontro di pubblico e di critica. Un’ottantina le foto scelte, naturalmente in bianco e nero e in grande formato, con un centinaio di altre inquadrature che si potevano ammirare su grande schermo. L’occasione ha ulteriormente dimostrato quanto sconfinato è stato il grandangolo del fotografo, a cavallo di due secoli. C’è una costante nella produzione di Guido: è la dote dell’umanità che si coglie e si respira nelle sue istantanee ed è uno dei grandi pregi della sua intensa e lunga opera e, adesso, della sua memoria.
Giuseppe Zois