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Torre del Lago nella villa liberty di Puccini

Torre del Lago Puccini, su lago di Massaciuccoli, tra le coste della Versilia e la Lucca natìa, è un luogo silenzioso alla fine di un viale che fa scorgere sulle montagne lontane i marmi della riviera. La villa conserva ancora un’atmosfera intima, allorché quando fu edificata nel 1900, Giacomo Puccini decise di farla decorare dagli amici Plinio Nomellini, Luigi de Servi, Ferruccio Pagni e Galileo Chini. Il pavimento alla veneziana, restaurato nel 2021, gli arredi, il soffitto a cassettoni liberty e il mobilio sono autentici, poiché la casa divenne museo oltre un secolo fa. Il giardino mantiene l’aspetto originale di inizio secolo e ospita le stesse specie floristiche scelte da Puccini, come dimostrano i documenti rinvenuti nell’archivio. Un tempo vi erano anche voliere con uccelli esotici e mediterranei, mentre il lago lambiva la cancellata.

Si entra attraverso il lucernario che dà direttamente sul giardino, esplorabile tra diverse tipologie di piante. La veranda, utilizzata come sala da pranzo, fu aggiunta alla villa nel 1905. Comunicava con un salottino poi trasformato in cappella, dove oggi il Maestro riposa. La stanza, luminosa e vivace, conserva l’aspetto originale con tavolo centrale, divanetto, credenza liberty e oggetti di uso quotidiano. Torre del Lago prende il nome da un’antica torre di guardia che sorgeva sulle rive del lago, trasformata nel tempo in dimora rustica e acquistata poi da Puccini. Le mura perimetrali della stanza corrispondono ancora alla torre originaria. Le decorazioni sono in Art Nouveau, come il pannello floreale di Chini. Alle pareti, tre ritratti del Maestro in diversi periodi della vita. Puccini lavorava soprattutto di notte sul pianoforte Förster, sul quale compose gran parte della sua musica.

Sulla scrivania sono ancora gli oggetti originali. Dietro al tavolo e alla poltrona Bugatti è custodita la maschera funebre in gesso bianco. In un angolo, un paravento giapponese donato dall’imperatore. Sono appesi alle pareti tre diversi ritratti. Da studente a Milano a venticinque anni; all’epoca della composizione de “La Bohème”; e nel 1924, anno della sua morte. Alcune fotografie rappresentano Rosina Storchio in costume di Butterfly nel 1904, il librettista Giuseppe Giacosa, il compositore Franz Lehar e il direttore d’orchestra austriaco Franz Shalk. Il salottino, oggi chiamato sala dei manoscritti, contiene numerosi ritratti e fotografie. Entrando, sui mobili ai lati, si vedono le fotografie della moglie in abito bianco. Nella vetrina sono conservati alcuni biglietti scritti di pugno da Puccini mentre si trovava nella clinica di Bruxelles. Sul tavolino, la statua in bronzo di Paul Troubetzkoy raffigurante Enrico Caruso.

La seconda stanza raccoglie ricordi, autografi e fotografie. Sotto teca sono conservati spartiti originali della “Tosca” e anche le ultime parole di Puccini scritte sul letto di morte. Ci sono gli occhialini a naso e le pipe che lo accompagnarono per tutta la vita. I muri decorati con motivi floreali, l’atmosfera rinascimentale e i mobili in legno contribuiscono a rendere l’ambiente raccolto. Nel piccolo salottino si possono ammirare fotografie di cantanti, tra cui Lina Cavalieri, Gilda Dalla Rizza e Tamaki Miura. E ancora: abbozzi di “Madama Butterfly” e “Turandot” – quest’ultima rimasta incompiuta e messa in scena al Teatro alla Scala il 25 aprile 1926 con la direzione di Arturo Toscanini. Poi c’è la sala della caccia, con stivali, bisacce, certificati delle associazioni artistiche di Roma, fotografie e animali impagliati. Molte furono le passioni che coinvolsero il Maestro: la caccia, le automobili e la progettazione delle sue case.

In questa stanza sono conservati i fucili e una grande spingarda utilizzata per la caccia alle folaghe. Nella stanza si trovano varie specie di animali impagliati, oltre alle scarpe e agli stivali da caccia del Maestro. Seguono i locali della cucina, con onorificenze, opere dei macchiaioli e una caricatura realizzata da Giovanni Boldini. Sono esposti anche pacchetti d’argento, fotografie e una lettera firmata da Thomas Edison. Nell’antica cucina si trovano alcune vetrine contenenti fotografie e onorificenze, tra cui la Légion d’Honneur, l’Ordine di Francesco Giuseppe e l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nella stessa stanza è conservato il pianoforte Steinway & Sons che Puccini utilizzava inizialmente nella veranda. Come anticipato, la cappella di famiglia custodisce le sepolture dei Puccini e dei discendenti. La tomba, in marmo scuro con base a mosaici, fu edificata dopo la morte del Maestro per volontà del figlio Antonio Puccini.

La nipote Simonetta Puccini, che per anni ha supervisionato le migliorie del museo di Torre del Lago – ultima erede della famiglia Puccini – riposa qui. Il mosaico “Allegoria dell’Anima” di Adolfo De Carolis e i bassorilievi “Allegoria della Musica” di Antonio Maraini completano armoniosamente le decorazioni liberty. Il primo piano è modesto, con piccoli uffici e stanze per gli ospiti. Un tempo era diviso in due ambienti: sulla destra, le stanze del compositore ed Elvira Bonturi in Puccini, con una stanza da bagno annessa alla camera e già dotata, in anticipo sui tempi, di illuminazione elettrica e riscaldamento. Sulla sinistra la stanza di Antonio, due camere guardaroba, un bagno e un servizio destinato a parenti e amici. Oggi l’apertura al pubblico permette di rivivere questi ambienti familiari e di immergersi nell’intimità quotidiana della casa del compositore.

La camera di Giacomo ed Elvira si trova a sinistra delle scale. Nel salottino sono presenti due poltrone rivestite con lini antichi e un servizio da liquore custodito in un mobiletto a vetrina. Sul tavolino si trova un giradischi d’epoca. Poi la stanza dell’airone, dove sono conservati mobili e oggetti provenienti dalla casa natale a Lucca. Che testimoniano lo status sociale della famiglia Puccini, musicisti al servizio della corte ducale. Il cassettone intarsiato a motivi floreali, lo scrittoio dello stesso stile, l’alzatina in stucco dorato, alcuni pezzi in maiolica e il ritratto del fratello raccontano un ambiente elegante e colto. La stanza lavabo comunicava con la camera padronale ed era dotata di acqua corrente. Al suo interno si trova un bellissimo paravento di cuoio e legno con rappresentate le eroine delle opere. Nella stanza si notano alcuni oggetti come un orologio francese di Sèvres.

Sui comodini, una tazza di raffinata fattura e il servizio da notte per l’acqua. Il pavimento in linoleum, acquistato dal Maestro a Detroit nei primi del Novecento, crea un originale effetto parquet. La camera dei coniugi, presenta un arredamento semplice con mobili di gusto. Puccini decise di dare un’impronta più personale all’arredamento, unificando mobili di stili e provenienze differenti mediante applicazioni in metallo dorato e facendo poi verniciare di verde tutto il mobilio dal falegname Scipione Bini. La tappezzeria chiara valorizza le mantovane delle finestre e i pannelli di lino decorati con elementi floreali e uccelli di gusto liberty. Le sale intime conservano ancora bauli da viaggio, tavolini bassi, armadi a specchio, ritratti e tende decorate con motivi floreali Art Nouveau. Infine, il garage. Le prime ruote ad attrarre Puccini furono quelle del “bicicletto”. Ma le passioni del compositore non si fermarono lì: fotografia, motoscafi, automobili.

Puccini cambiò quindici vetture in ventitré anni. De Dion-Bouton, Lancia Lambda e Trikappa, Isotta Fraschini, Clément-Bayard. Nel 1895 acquistò ai Cantieri Picchiotti un motoscafo Ricochet. Nel 1903 si concesse una lancia con motore americano Wolverine e nel 1912 commissionò al cantiere Baglietto di Varazze uno dei primi “battelli automobili”, battezzato Cio Cio San. Il garage conserva l’aspetto originale. Le pareti affrescate a finto legno, la buca per le riparazioni delle automobili e le vecchie ruote Michelin. Sulla ghiacciaia si trovano due modellini degli yacht appartenuti ad Antonio e oggetti e immagini legati a motori e navigazione. Ci sono anche la targa ticinese 6724, i certificati del Touring Club Italiano e la conferma di ordinazione della Fiat. Nella stanza sono conservate alcune ruote e altri oggetti legati alla passione per le imbarcazioni. Puccini era molto attento alla tecnologia e alla meccanica, passioni scoperte grazie alla bicicletta nel 1893.

Amedeo Gasparini

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