Altri viaggi

Ritorna la Collezione Oskar Reinhart “Am Römerholz”

Già arrivando alla villa nel verde che domina il Römerholz di Winterthur si comprende che questa non è una semplice pinacoteca: la Collezione Oskar Reinhart nasce come una casa vissuta e costruita attorno all’arte. Dopo mesi di lavori, il museo ha riaperto nel maggio 2026 riportando finalmente al loro posto molti dei capolavori temporaneamente prestati alla Courtauld Gallery di Londra. La riapertura rappresenta sì il recupero degli spazi storici e una vera reinterpretazione dell’intera collezione. Restauri architettonici, nuove soluzioni espositive, miglioramenti nell’accessibilità e il recupero del giardino storico restituiscono al visitatore l’esperienza immaginata dal collezionista stesso. Oggi il Römerholz è una delle più importanti ex collezioni private del mondo, con circa duecento opere che attraversano sei secoli di pittura, dal Rinascimento alle soglie della modernità. Un patrimonio che continua a dialogare con le maggiori istituzioni internazionali, dal Musée d’Orsay alla National Gallery di Londra.

La storia della collezione è legata a Oskar Reinhart, nato nel 1885 in una delle più influenti famiglie imprenditoriali di Winterthur. Entrò in contatto con artisti svizzeri e tedeschi sostenuti dalla famiglia. Fin da giovane iniziò a collezionare opere, ma fu nel 1924, all’età di trentanove anni, che prese la decisione destinata a cambiare la sua vita. Abbandonò gli affari per dedicarsi esclusivamente all’arte. Nello stesso anno acquistò Villa Am Römerholz, che sarebbe diventata la sua residenza e il cuore della sua collezione. Convinto che l’arte dovesse essere accessibile al pubblico, donò già nel 1940 una prima parte della raccolta alla città di Winterthur. Nel 1958 lasciò invece alla Confederazione Svizzera la villa e il nucleo principale della collezione. Dal 1970 il museo è aperto al pubblico. L’architettura richiama con sobria eleganza le ville rinascimentali italiane. Gli interni alternano ambienti classici e saloni ispirati al gusto francese settecentesco.

A differenza degli ambienti storici della villa, la galleria venne progettata senza riferimenti decorativi storicisti, permettendo alle opere moderne di emergere con maggiore forza. Dopo la trasformazione in museo furono introdotte modifiche importanti, che però alterarono in parte il carattere originario della residenza. L’ultimo grande intervento, concluso nel 2025, ha rinnovato impianti, illuminazione, sistemi climatici e percorsi di accessibilità, restituendo al museo un equilibrio ideale tra conservazione e fruizione contemporanea. Il principio che guida la collezione è forse il suo elemento più originale. Reinhart non collezionava seguendo criteri enciclopedici o cronologici. La sua attenzione era rivolta soprattutto alla forza pittorica, alla qualità del colore, all’intensità della composizione e alla capacità di un dipinto di dialogare con altri lavori anche appartenenti a epoche diverse. Per questo motivo la nuova presentazione inaugurata nel 2026 rompe volutamente la tradizionale successione cronologica. Le opere vengono accostate per affinità cromatiche, formali e tematiche.

Il museo diventa così un sistema di relazioni e confronti. Un dipinto del Rinascimento può dialogare con Claude Monet. Una natura morta settecentesca può essere messa in relazione con Paul Cézanne. Il percorso si apre nel grande corridoio centrale della villa, dedicato prevalentemente alla scultura. Reinhart prediligeva forme chiare, armoniche e costruzioni equilibrate. Emblematica è la presenza della celebre “Méditerranée” di Aristide Maillol, figura femminile raccolta in una posa contemplativa che rappresenta l’ideale classico perseguito dallo scultore francese. La continuità tra passato e presente è uno dei temi costanti dell’intera collezione. La stessa attenzione emerge nell’ex sala da pranzo, oggi trasformata in luminoso spazio espositivo. Qui dominano le opere impressioniste, in particolare quelle di Pierre-Auguste Renoir, artista amatissimo da Reinhart. L’ingresso nella galleria avviene dal Salone Est, illuminato da grandi lucernari che diffondono una luce uniforme sulle opere. Qui il visitatore incontra alcuni dei grandi protagonisti della pittura europea.

Gustave Courbet è presente con “L’amaca”, dipinto che dietro una scena apparentemente idilliaca nasconde un sottile senso di inquietudine. Renoir compare con “Calle e piante da serra”, opera ancora legata alla tradizione realista ma già proiettata verso una visione più libera del colore. Le sale successive introducono progressivamente il cuore della collezione: l’Impressionismo francese. Per Reinhart questa corrente rappresentava una delle massime conquiste della storia dell’arte. Egli riconosceva negli impressionisti la capacità di liberare il colore e la luce, trasformandoli in elementi autonomi del linguaggio pittorico. La Grande Galleria rappresenta il cuore simbolico e visivo dell’intero museo. Qui si concentrano alcuni dei capolavori della raccolta. Il percorso mette continuamente in dialogo artisti lontani nel tempo ma vicini nella ricerca pittorica. La natura morta con tranci di salmone di Francisco Goya incontra la potenza narrativa di Peter Paul Rubens. Le vedute fluviali di Monet dialogano con l’urbanismo di Édouard Manet.

Tra gli accostamenti più sorprendenti vi è quello tra il ritratto di un cardinale dipinto da El Greco e il ritratto dell’amico Mateu Fernández de Soto realizzato da Pablo Picasso durante il Periodo Blu. Il confronto rivela inattese affinità psicologiche e cromatiche. Il dipinto di Picasso, immerso nei toni freddi del blu, testimonia il suo debito nei confronti di Cézanne e allo stesso tempo anticipa le rivoluzioni del Cubismo. Questa capacità di mettere in relazione artisti diversi costituisce uno degli aspetti più innovativi della nuova presentazione della collezione. Ricca è la sezione dedicata all’Impressionismo. Camille Pissarro compare con vedute di Louveciennes dove il paesaggio rurale viene restituito attraverso una straordinaria sensibilità. Monet è presente con opere che mostrano il suo interesse per l’acqua, le nebbie e le trasformazioni della luce. “Eglise de Vernon, brouillard” dissolve la realtà in una trama di riflessi e colori che si ricompongono solo a distanza.

Renoir testimonia il passaggio verso una pittura più strutturata. Accanto agli impressionisti compaiono i neoimpressionisti Georges Seurat e Paul Signac. Le loro opere documentano la trasformazione della pennellata impressionista in una ricerca più scientifica e sistematica. Le piccole tavolette preparatorie per “La Grande Jatte” e le vedute luminose di Saint-Tropez permettono di comprendere l’evoluzione della pittura francese tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Al centro di tutto rimane però Cézanne, considerato da Reinhart il vero ponte tra tradizione e modernità. Le sue nature morte, i paesaggi dell’Estaque e gli studi di bagnanti mostrano una ricerca completamente diversa da quella impressionista. Cézanne non vuole registrare un’impressione fugace ma costruire una struttura stabile dietro l’apparenza del mondo visibile. Da questa ricerca nasceranno il Cubismo e le avanguardie del Novecento. Vincent Van Gogh è presente con due intensi paesaggi dell’ospedale di Saint-Rémy, nei quali la natura riflette la sua tensione emotiva.

Amedeo Gasparini

In cima