La guerra è cambiata (Einaudi 2026) di Alessandro Arduino parte da storie personali di mercenari, istruttori militari, imprenditori della sicurezza e hacker, per poi espandersi in una visione geopolitica più ampia che abbraccia le crisi dall’Asia centrale alla Cina, la guerra in Ucraina, l’Afghanistan sotto i talebani e la ricostruzione in Siria. L’autore offre un’esposizione che va oltre le percezioni occidentali. Ed integra prospettive asiatiche e mediorientali. Forte di ventidue anni trascorsi in Cina, Arduino esamina i cambiamenti della guerra attraverso fonti primarie e interviste sul campo. Il punto di partenza è un’illusione. Le nuove tecnologie, scrive, «non fanno che nutrire un’illusione di conflitti asettici, scientifici e soprattutto a rapida conclusione». La guerra moderna è in costante evoluzione, trasformata da cambiamenti tecnici dagli esiti spesso imprevisti. In Ucraina si è affermata una guerra sempre più automatizzata, dominata dallo sguardo incessante dei sensori.
Eppure, insiste Arduino, tre verità restano immutabili. La guerra non sarà mai breve, mai economica, mai senza vittime. La storia recente lo conferma. In Afghanistan e in Ucraina i conflitti durano anni, non settimane. E ogni promessa di Blitzkrieg si tramuta in una carneficina decennale. Un asse portante del libro riguarda l’economia della guerra ibrida. Arduino sostiene che il vero vantaggio della guerra ibrida è l’essere economica sul lungo termine. I droni artigianali, spiega, costano poche migliaia di dollari e costringono l’avversario a spese enormi per contrastarli. Con droni che costano meno di uno smartphone, Kiev ha distrutto aerei russi da centinaia di milioni di dollari. Il drone, scrive l’autore, si è imposto come strumento a basso prezzo, efficace, integrabile in ogni dottrina militare. Arduino affronta poi il vuoto normativo attorno alle armi autonome. La diffusione dei droni da combattimento non è definita dal diritto internazionale umanitario.
L’autore descrive come dinamica ipocrita il fatto che gli Stati riconoscano la necessità di limitare queste armi mentre sono «proprio loro i primi a svilupparle per garantirsi un vantaggio strategico sul campo». Il confine tra uomo e macchina «si fa via via più labile. Il libro dedica ampio spazio ai nuovi protagonisti della guerra algoritmica made in Silicon Valley. Aziende come Palantir e Anduril, scrive Arduino, «hanno la possibilità di soppiantare i leader storici del complesso militare-industriale americano» grazie ai propri sistemi di IA. L’autore sottolinea come la guerra sia ormai diventata «un flusso continuo di dati» che non si arresta mai, portata avanti da soggetti che non arrivano dal Pentagono, ma dalla California. Un capitolo è riservato al ritorno dei mercenari, ricorrenti nella storia della guerra. «All’inizio compaiono come lealissime colonne portanti dei loro protettori». Ma «col passare del tempo diventano troppo pericolosi per chi ne detiene il comando».
Sul fronte del cyberwarfare, Arduino contrappone due modelli. Negli Stati Uniti la privatizzazione della cyberguerra avanza da anni, trasformando un mercato competitivo in «un’oligarchia di fornitori di strumenti offensivi». In Cina e in Russia, al contrario, «è lo Stato a tessere la tela del cyberwarfare», integrando sistematicamente pubblico e privato. L’autore si sofferma anche sui deepfake. Che oggi «producono filmati così perfetti da sfidare ogni analisi forense tradizionale», richiedendo agli osservatori «un’analisi paziente e ossessiva» per essere smascherati. Infine, Arduino torna sul nodo dell’illusione tecnologica. Restiamo, scrive, prigionieri dell’inganno di un conflitto asettico, regolato da algoritmi impassibili, destinato a una rapida risoluzione. Per l’autore, pur nella sua trasformazione, la guerra «non cambia la sua natura». Richiede sempre risorse umane, capitali e materiali in abbondanza. E non può prescindere dal sacrificio umano. Il bilancio di vittime continua a pesare sulle coscienze e sulla memoria.
Amedeo Gasparini
La guerra è cambiata (Einaudi 2026) di Alessandro Arduino parte da storie personali di mercenari, istruttori militari, imprenditori della sicurezza e hacker, per poi espandersi in una visione geopolitica più ampia che abbraccia le crisi dall’Asia centrale alla Cina, la guerra in Ucraina, l’Afghanistan sotto i talebani e la ricostruzione in Siria. L’autore offre un’esposizione che va oltre le percezioni occidentali. Ed integra prospettive asiatiche e mediorientali. Forte di ventidue anni trascorsi in Cina, Arduino esamina i cambiamenti della guerra attraverso fonti primarie e interviste sul campo. Il punto di partenza è un’illusione. Le nuove tecnologie, scrive, «non fanno che nutrire un’illusione di conflitti asettici, scientifici e soprattutto a rapida conclusione». La guerra moderna è in costante evoluzione, trasformata da cambiamenti tecnici dagli esiti spesso imprevisti. In Ucraina si è affermata una guerra sempre più automatizzata, dominata dallo sguardo incessante dei sensori.
Eppure, insiste Arduino, tre verità restano immutabili. La guerra non sarà mai breve, mai economica, mai senza vittime. La storia recente lo conferma. In Afghanistan e in Ucraina i conflitti durano anni, non settimane. E ogni promessa di Blitzkrieg si tramuta in una carneficina decennale. Un asse portante del libro riguarda l’economia della guerra ibrida. Arduino sostiene che il vero vantaggio della guerra ibrida è l’essere economica sul lungo termine. I droni artigianali, spiega, costano poche migliaia di dollari e costringono l’avversario a spese enormi per contrastarli. Con droni che costano meno di uno smartphone, Kiev ha distrutto aerei russi da centinaia di milioni di dollari. Il drone, scrive l’autore, si è imposto come strumento a basso prezzo, efficace, integrabile in ogni dottrina militare. Arduino affronta poi il vuoto normativo attorno alle armi autonome. La diffusione dei droni da combattimento non è definita dal diritto internazionale umanitario.
L’autore descrive come dinamica ipocrita il fatto che gli Stati riconoscano la necessità di limitare queste armi mentre sono «proprio loro i primi a svilupparle per garantirsi un vantaggio strategico sul campo». Il confine tra uomo e macchina «si fa via via più labile. Il libro dedica ampio spazio ai nuovi protagonisti della guerra algoritmica made in Silicon Valley. Aziende come Palantir e Anduril, scrive Arduino, «hanno la possibilità di soppiantare i leader storici del complesso militare-industriale americano» grazie ai propri sistemi di IA. L’autore sottolinea come la guerra sia ormai diventata «un flusso continuo di dati» che non si arresta mai, portata avanti da soggetti che non arrivano dal Pentagono, ma dalla California. Un capitolo è riservato al ritorno dei mercenari, ricorrenti nella storia della guerra. «All’inizio compaiono come lealissime colonne portanti dei loro protettori». Ma «col passare del tempo diventano troppo pericolosi per chi ne detiene il comando».
Sul fronte del cyberwarfare, Arduino contrappone due modelli. Negli Stati Uniti la privatizzazione della cyberguerra avanza da anni, trasformando un mercato competitivo in «un’oligarchia di fornitori di strumenti offensivi». In Cina e in Russia, al contrario, «è lo Stato a tessere la tela del cyberwarfare», integrando sistematicamente pubblico e privato. L’autore si sofferma anche sui deepfake. Che oggi «producono filmati così perfetti da sfidare ogni analisi forense tradizionale», richiedendo agli osservatori «un’analisi paziente e ossessiva» per essere smascherati. Infine, Arduino torna sul nodo dell’illusione tecnologica. Restiamo, scrive, prigionieri dell’inganno di un conflitto asettico, regolato da algoritmi impassibili, destinato a una rapida risoluzione. Per l’autore, pur nella sua trasformazione, la guerra «non cambia la sua natura». Richiede sempre risorse umane, capitali e materiali in abbondanza. E non può prescindere dal sacrificio umano. Il bilancio di vittime continua a pesare sulle coscienze e sulla memoria.
Amedeo Gasparini