Convegno

Tutto è connesso

La VI Summer School della Rete Laudato si’ della Svizzera italiana

Un momento della Summer School 2026 della Rete Laudato Si'

Un momento della Summer School 2026 della Rete Laudato Si’

Il tema della Summer School 2026 della Rete Laudato si’ alla Casa La Montanina a Camperio in Valle di Blenio, è stato Tutto è connesso. Ecologia integrale e intelligenza artificiale. Processando dati immensi e disponendo di capacità di calcolo molto superiore agli esseri umani, la potenza dell’intelligenza artificiale è quella di scoprire connessioni nella realtà che non siamo in grado di cogliere: tra dati sanitari per potenziare le diagnostiche, tra caratteristiche di esseri umani per influenzare sulle loro scelte consumistiche o elettorali, tra dati di ricerche scientifiche per sviluppare nuove teorie ecc. Quando Papa Francesco disse però nella Laudato si’ «Tutto è connesso», egli intendeva un altro tipo di connessione ossia il nostro essere parte dell’unica creazione e dunque di un’umanità che non tollera lo sfruttamento di una parte di essa al servizio del potere di una minoranza che riesce, sempre con il potenziamento delle nuove tecnologie, di accumulare risorse e ricchezze per sé. Molti di tali nuovi poteri tecno-economici intendono superare l’umanità così come la conosciamo in un transumanesimo che ridefinisce i “limiti” della natura umana tramite una nuova gestazione tecnologica. Sarà dunque davvero la tecnologia – certamente con tutti i benefici che può realizzare – a determinare le connessioni essenziali per la vita umana, mentre l’accettazione di quei bisogni che si esprimono tramite la nostra corporeità e nei limiti di essa, sarà considerata superflua? Nell’affrontare questa sfida che oltre a essere tecnologica è culturale, Leone XIV ha sottolineato l’importanza di riscoprire la più profonda connessione reale con la creazione che permette di accogliere anziché saltare i limiti della nostra realtà umana, affermando proprio così una profonda continuità con lui nel Magistero sociale.

Un presupposto per comprendere, vivere e trasmettere questo nuovo modo di vedere il mondo e l’umanità, è quello di reimparare ad ascoltare: la voce della natura, degli altri, di Dio. Troppo spesso ciò fallisce nel rumore delle tante parole, potenziate dai social e dalle nuove tecnologie. Mentre le tante parole, dunque, chiudono lo spazio dove è possibile incontrarsi e far nascere connessioni, seguendo la logica del dominio e dell’occupazione, il messaggio dei due Papi è quelli di aprire nuovi spazi: ecco dove le parole dell’annuncio cristiano creano una realtà nuova, non producibile dalle tecnologie. Corinne Zaugg nella sua meditazione iniziale ha condotto il gruppo numeroso di partecipanti alla soglia di questo nuovo atteggiamento, predisponendo tutti alle riflessioni presentate durante la giornata della Summer School, svoltasi il 29 agosto.

A partire dalla lettura ed interpretazione del racconto della creazione nella Genesi, Ernesto Borghi ha evidenziato tale linguaggio nuovo – che è sommamente antidiscriminatorio – come visione della Bibbia ancora oggi da scoprire. L’essere umano è posto sin dall’inizio all’interno di «tre relazioni essenziali: quella con il Creatore, quella con l’altro umano e quella con gli altri esseri viventi, tutte reazioni tese allo sviluppo della vita e verosimilmente interagenti tra di loro». Uno sguardo sul Corano conferma del resto la validità universale di questa visione e la possibilità di considerarla un linguaggio interreligioso e interculturale. Del resto, le tradizioni religiose coltivano anche una sensibilità per le fragilità e la fallibilità umane con cui bisogna sempre fare i conti: da qui emerge una dimensione profonda del bisogno di relazione e della necessità di curarle e ristabilizzarle sempre.

Il Magistero sociale, alla fine, non è altro che l’esplicitazione di questo dato fondamentale per la nostra società e la riflessione critica su come queste relazioni vengono lese. E qui si può osservare come Papa Leone è preoccupato che le nuove tecnologie vengano usate per strumentalizzare persone o parti delle società e dell’umanità, servendo la «libido dominandi», la brama di dominare, anziché la capacità di ascolto, di attenzione e di accoglienza. Nella società tecnologica il rischio è che «la logica dell’efficienza, del controllo e del profitto governi da sola le scelte personali, sociali ed economiche», come afferma nel n. 92 della Magnifica humanitas. Mentre è certamente chiaro che senza efficienza, controllo e profitto una società non può funzionare, è altrettanto chiaro che solo dalla relazione vera con gli altri e con la natura si realizza l’umanità. Come cristiani, così il suo messaggio, non dobbiamo permettere che essa si trasforma sempre di più secondo i paradigmi tecnologici.

Un momento della Summer School 2026 della Rete Laudato Si'

Summer School 2026 della Rete Laudato Si’

Le ripercussioni psicologiche e morali di una tale società sul singolo, che rischia di essere ridotto a un dato statistico e quindi lasciato solo dal sistema burocratico-amministrativo, senza cure e senza assistenza, sono state approfondite da Graziano Martignoni, attraverso un racconto di esperienza personale. Quanto spesso, al posto della vicinanza si pratica l’abbandono, e tramite il caso concreto illustrato egli ha sottolineato l’importanza di stare con lo sguardo attento dove la società si sta allontanando da quel senso profondo di umanità che dovrebbe caratterizzarla. I cristiani, proprio per la sensibilità che offre il messaggio biblico, sono chiamati a esercitare una funzione particolare di essere “sentinelle”: il ribaltamento della persona a dato statistico, è un processo che avviene lentamente, per cui dobbiamo recuperare il senso di responsabilità prima che sia troppo tardi. Martignoni vede il campo semantico di questa responsabilità nei molti significati che assume la parola “carezza”: ascolto, dignità, con-tatto, dare spazio, vivere lo spazio, lasciar nascere, esprimere l’incommensurabile, e molti altri.

Educare contro la logica dell’efficienza e cioè al pensiero critico e autoriflessivo, è il compito principale della scuola, come ha evidenziato Don Emanuele Di Marco. La frammentazione dell’educazione, è però un impedimento alla necessità di aver sempre presente questo orizzonte di ogni attività nelle scuole. Tutte le riflessioni della giornata confluiscono così nella ricognizione dell’importanza di trasmettere il significato di “persona” alle nuove generazioni. Su tale compito dell’educazione integrale, si esprime non solo il messaggio cristiano ma anche le Nazioni unite, anche se nella crisi delle famiglie odierne non è facile realizzarla. Pertanto, è un compito sempre più urgente non lasciare i figli da soli ed evitare quella solitudine digitale che è diventata una delle caratteristiche delle nuove generazioni. Al contrario, ci sarebbero da riscoprire i quattro pilasti dell’educazione integrale secondo Sant’Agostino: interiorità, unità, amore e gioia.

Attraverso questo percorso interdisciplinare e variegato, durante la giornata della Summer School si è dunque tessuta una rete di relazioni tra molte parole e significati capace di preservare e costruire quella umanità che di fronte alle sfide della crisi climatica e delle nuove tecnologie rischia di non essere più cercata e coltivata. Papa Francesco e Leone XIV non solo ce la ricordano ma ci incoraggiano a porla sempre di più al centro della coscienza sociale, per contrastare il vero pericolo dei nostri tempi ossia la perdita di responsabilità.

Markus Krienke

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