Riflessione

La corsa che nessuno può fermare?

L’intelligenza artificiale e la nuova geopolitica

Il presidente USA Donald Trump ricevuto a Pechino dal presidente cinese Xi Jinping il 14 maggio scorso

Il presidente USA Donald Trump ricevuto a Pechino dal presidente cinese Xi Jinping il 14 maggio scorso (© Casa Bianca USA, Daniel Torok)

Ciò che distingue la nuova epoca in cui è entrata la geopolitica è che i mercati non giocano più il ruolo principale nell’integrazione internazionale, impedendo comunque la completa divisione tra gli Stati, che cercano di formare nuovi blocchi e sfere di influenza, come si può osservare anche in questi giorni tra Cina e USA. Il fattore centrale che determina le nuove dinamiche è l’intelligenza artificiale (IA), che non funge più da trade, bensì da infrastruttura, indirizzando capitali e strategie politiche che si estendono ormai anche allo spazio. Qualche giorno fa, il presidente Trump ha riassunto la questione con poche parole: «chi vince nell’IA, vince».

Come è noto, è Taiwan a produrre una quota importante dei semiconduttori più avanzati del mondo, motivo per cui guarda con preoccupazione al prossimo vertice tra Trump e Xi. Gli USA cambieranno la loro posizione di supporto strategico-militare dell’isola che la Cina rivendica come proprio territorio, con conseguenze sull’importanza strategica degli USA nella regione e i suoi partner Corea del Sud e Filippine? Il carattere democratico dell’isola rischia di essere subordinato alla sua crescente rilevanza tecnologico-strategica?

Il prevalere della forza sul diritto non coglie pertanto in pieno il modo in cui sta riconfigurandosi il potere su scala internazionale. Chi riesce a produrre, elaborare e utilizzare meglio le informazioni, acquisisce importanti vantaggi strategici. Per questo semiconduttori, capacità di calcolo, dati, energia, satelliti ecc. diventano le nuove condizioni del potere, e di conseguenza gli Stati riacquistano – nei confronti dei mercati internazionali di ieri – una nuova importanza che certamente non è più quella “westfaliana”, cioè dell’epoca moderna. Tutti cercano la “sicurezza tecnologica” come base di benessere e posizionamento geopolitico. E queste nuove dimensioni convergono – tra l’altro – a Taiwan.

Il potenziale problematico dell’IA quale nuova infrastruttura geopolitica è stato espresso nell’appello formulato il 12 settembre da alcuni massimi esponenti del settore – Amodei, Altman, Musk – a rallentare lo sviluppo del settore, in quanto esso si evolve con una velocità non più controllabile, e sottolineando come da nuovi poteri risultino nuove responsabilità.

Dunque ciò che un tempo era il fulcro della politica internazionale, l’incontro dei vertici, è diventato ora ornamento, dal momento che la Cina ha già risposto negativamente a tale appello? Sarà tutto da vedere. Ciò che viene a mancare, in queste dinamiche, è un bene fondamentale per il “successo” dell’umanità e non solo di alcuni Stati, ovvero la cooperazione come base di una – pur sempre precaria, ma esistente – solidarietà internazionale. Ossia un fine a cui le nuove tecnologie – con una visione geopolitica nuova – potrebbero dare un enorme contributo. Ecco perché vale la pena guardare la settimana prossima a Washington.

Markus Krienke

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