In Becaària sono gli incontri a cambiarci
Non avendo letto il romanzo Becaària di Giorgio Genetelli mi concentro sul film del regista Erik Bernasconi, che ne ha tratto liberamente la storia, mantenendo alcuni nuclei tematici. Il regista però costruisce una sua narrazione, inserendo, ad esempio, Prisca (Sinéad Thornhill), che nel romanzo non compare, e scegliendo di non ricostruire alcune scene. In questa scelta rientra anche Mario (Francesco Tozzi) la cui partenza nel film assume i toni di una punizione. Mario è costretto a trasferirsi dal suo paese per stabilirsi in un paesino e fare la dura esperienza del contadino.

Una scena dal film Becaària di Erik Bernasconi
In Becaària, Erik Bernasconi restituisce con precisione l’ambiente di quegli anni, ma ciò che davvero colpisce è quanto ci si riconosca in un’esperienza di prossimità ma anche universale, fatta di scoperte e di smarrimenti. I becaària, o i mangiaària o i mangiapatati, come li chiamavamo noi in Valcolla, sono quegli avventori che si mangiano l’aria del paese, gente di passaggio che non mette radici e consuma senza appartenere alla comunità, e senza fare nulla. Tra gli indizi spuntano il tascapane militare, il gioco della bottiglia, i capelloni, la Citroen 2CV, o il romanzo Porci con le ali scritto da Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera, negli anni Settanta, che Prisca suggerisce a Mario, un libro che mi ha ricordato in parallelo Paura di volare di Erica Jung. Gli indizi collimano con il periodo in cui si svolge la trama. Racconta di Mario, un ragazzo adolescente, confrontato con un’esperienza di vita che lo forgia. Ci sono ricordi e altri segni distintivi che circoscrivono il periodo che ruota attorno agli anni Settanta, come la canzone delle Orme Sguardo verso il cielo e Orzowei degli Oliver Onions. Le musiche curate da Zeno Gabaglio creano un paesaggio sonoro delicato e rispettoso, che non sovrasta le riprese come lo scorrere del fiume, che si perde con la musica del flauto. In altre scene, per esempio quelle in natura, la fisarmonica a bocca accompagna i dialoghi, rendendoli più armonici e in sintonia. Il territorio diventa il luogo concreto attraverso cui parlare di esperienze che non appartengono esclusivamente a quel territorio.

Francesco Tozzi è Mario nel film Becaària di Erik Bernasconi
Non si tratta semplicemente di ricostruire un’epoca, ma di creare una memoria emotiva condivisa.
Prisca sia come soluzione narrativa sia come veicolo di temi assenti nel romanzo, nel film è un personaggio autonomo, con una propria complessità, ed esiste indipendentemente dall’evoluzione di Mario.
Inoltre la ragazza introduce l’amore libero, rafforzando una dimensione femminile che il regista ritiene necessario rendere più presente. La scena del loro rapporto intimo, con il crepitio del fuoco, nel silenzio sonoro, è pudica e allo stesso tempo autentica; una scena che non spettacolarizza ma lascia intravedere tenerezza vera. Non è necessariamente la grandezza del mondo che incontriamo a farci crescere, ma la capacità di mettere in discussione lo sguardo con cui lo osserviamo, con un atteggiamento che descrive il proprio mondo interiore. Un paese, un posto, un luogo, grandi o piccoli che siano, provinciali o metropolitani che siano, non sono loro a determinare da soli chi diventiamo.
Il regista ci indica infatti che non è tanto ciò che accade a Mario, ma il modo con cui Mario vive ciò che gli accade.
Da qui nasce una sfida cinematografica: trasformare il flusso di coscienza del romanzo in immagini, gesti, espressioni e rapporti tra personaggi.
Radicamento e universalità si rincorrono per raccontare un territorio estremamente riconoscibile senza però realizzare un film destinato soltanto al pubblico ticinese, ma estendendo e allargando lo sguardo.
Alla fine, più degli scenari, sono le persone incontrate a orientare la crescita e a cambiarci davvero. Presentato in prima mondiale alle Giornate Cinematografiche di Soletta il film ha riscosso un buon successo, conquistando anche il premio del pubblico. Anche il cast di attori con Giacomo Sonzogni, Alyssa Soer, Alessio Boni, Pierluigi Pasino, Antonio Zavatteri, Angelica Leo, Margherita Coldesina ha reso credibile e viva la storia, dando spessore ai personaggi e alle loro sfumature.
Nicoletta Barazzoni