Commento

Trentino: l’icosaedro di Botta, De Gasperi e l’Europa che verrà

Aggrappata tra i sempreverdi e le rocce, a Pieve Tesino, borgo della Valsugana dove Alcide De Gasperi nacque il 3 aprile 1881, la casa natale – rosa, come uscita da una fiaba – conserva più domande che certezze. È il Museo Casa, aperto nel 2006 alla presenza di Giulio Andreotti – già sottosegretario nei governi del leader democristiano – e Carlo Azeglio Ciampi e gestito dal 2007 dalla Fondazione Trentina Alcide De Gasperi. Che distribuisce la vita dello statista su quattro piani, separati da due cesure: le due guerre mondiali. Al primo piano, tra i libri di scuola e una piantina del parlamento di Vienna, prende corpo la provocazione che il museo non nasconde. De Gasperi italiano, certo, ma non solo. E forse non prima di tutto. Allora si parlava di Tirolo asburgico: il giovane si laureò in filologia all’Università di Vienna e qui fu eletto deputato al Reichsrat.

Sedette tra i banchi del parlamento imperiale, difese l’autonomia dei trentini restando dentro l’Impero. Fu italiano per lingua, cultura e destino politico finale. Pochi, tra i padri fondatori d’Europa portano scolpita nel proprio percorso biografico una frontiera così netta tra due mondi opposti. Il vagone di treno esposto al piano terra del museo – omaggio ai continui spostamenti di un padre gendarme e poi di un figlio politico – attraversa non a caso tre ordinamenti istituzionali diversi nel corso di una sola vita: impero, monarchia, repubblica. Il suo itinerario personale toccò, insieme con il rivale interventista Cesare Battisti, la bella Vienna; poi Roma come rappresentante della politica italiana e numerose capitali europee coinvolte nel progetto continentale che avrebbe portato avanti da anziano. Nonostante i viaggi continui, De Gasperi non recise mai il legame con le alte montagne del suo Trentino, dove sarebbe tornato a trascorrere gli ultimi anni prima della morte.

Proprio quella tensione, tra appartenenza italiana e formazione mitteleuropea, ha fatto da sfondo il mese scorso alla nuova opera inaugurata nel Giardino d’Europa del paese. Mario Botta ha firmato l’Icosaedro: una struttura in legno trentino composta da venti facce triangolari equilatere e dodici vertici, aperta al paesaggio alpino attraverso squarci calibrati che incorniciano le montagne circostanti. Presentata per la prima volta all’Adi Design Museum di Milano durante il Salone del Mobile, l’opera trova ora la sua collocazione definitiva proprio nel luogo che De Gasperi chiamava casa, diventando così anche un omaggio a uno degli ispiratori dell’UE. L’architetto ticinese ha visitato più volte Pieve Tesino prima di concepire la struttura, con l’obiettivo dichiarato di realizzare una scultura capace di specchiarsi nelle vette circostanti piuttosto che imporsi su di esse. La geometria, ha spiegato Botta, gli restituisce tranquillità d’animo e serenità.

Crede inoltre che il valore della teoria, della tecnica e dell’uso corretto dei materiali porti, in ultima analisi, un autentico benessere. L’Icosaedro nasce ispirato al Cabanon, il celebre rifugio di Le Corbusier in Costa Azzurra. Ed è parte del progetto “Nodi. Cultura, impresa e design del legno trentino”, curato da Paolo Baldessari e Aldo Colonetti e promosso dalla Provincia autonoma di Trento, che ha coinvolto quindici designer italiani nella lavorazione del legno locale. Alla parte più storica della giornata ha provveduto Mario Del Pero, autore della lectio degasperiana dedicata al rapporto tra lo statista trentino e gli Stati Uniti, anticipata da un suo articolo pubblicato in terza pagina sul Corriere della Sera (17 agosto 2026). Del Pero, uno di migliori storici in circolazione, ha ricostruito un legame nato nel sospetto reciproco più che nell’affinità naturale. Washington guardava con diffidenza alla DC, temendo un’ingerenza della Santa Sede sulla politica italiana.

De Gasperi, dal canto suo, giudicava il modello americano segnato da un materialismo grettamente moderno. E temeva che la progressiva divisione dell’Europa in blocchi contrapposti producesse una pace fragile e militarizzata. Fu solo con l’avvio del Piano Marshall e la firma del Patto Atlantico, spiega Del Pero, che le due parti impararono a riconoscersi utili. Gli Stati Uniti scoprirono in De Gasperi l’unico interlocutore politico italiano davvero capace di tenere insieme una coalizione di governo ampia, includendo anche i partiti laici come richiesto da Washington. Lo statista trentino iniziò a osservare con minori pregiudizi la democrazia americana – che gli italiani storicamente nutrono nei confronti degli americani.  Del Pero cita anche lo storico Guido Formigoni, secondo cui alla fine del 1949 si chiudeva per l’Italia una “doppia fase costituente”: quella repubblicana e costituzionale da un lato, quella atlantica e occidentale dall’altro.

Da Washington, tuttavia, arrivarono presto critiche pesanti ai governi italiani, giudicati troppo conservatori in economia, poco disposti alle riforme di modernizzazione e insufficientemente atlantici sul fronte della sicurezza, vista la riluttanza ad aumentare la spesa militare. Le pressioni si intensificarono dopo lo scoppio della Guerra di Corea nel 1950, e ancora di più con l’elezione di Dwight Eisenhower nel 1952 e la nomina di Clare Boothe Luce ad ambasciatrice a Roma. De Gasperi rivendicò il ruolo che un’Europa più matura ed esperta avrebbe potuto svolgere, denunciò quello che definì il maccartismo internazionale e ricordò ai senatori americani che la democrazia italiana era una pianta giovane e delicata. Il 19 agosto 1954 De Gasperi morì nella sua casa di Sella di Valsugana, appena un anno dopo aver lasciato la guida del governo. Riposa a Roma, nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura … Lontano dal suo Trentino.

Amedeo Gasparini

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