
Accampamenti e striscioni in Plaça de Catalunya a Barcellona (Foto: A.Gasparini)
Il 29 novembre la Spagna va alle urne con la legislatura chiusa in anticipo e un governo che per anni ha rivendicato il “modello spagnolo”. I numeri, in parte, gli danno ragione. Il Paese cresce più della maggior parte dei partner europei, crea posti di lavoro, ha investito in difesa e tiene i conti sotto controllo. Eppure, in dieci settimane sono esplose tre crisi: una politica, una di frontiera, una sociale. Nessuna nasce dal ciclo economico. Tutte nascono da ciò che i dati aggregati non misurano: chi regge il peso della crescita, chi controlla il confine, chi tiene insieme una maggioranza che non c’è più. Ogni crisi ha le sue ragioni e i suoi torti. E conviene guardarle una alla volta. Il filo comune è la fiducia: nelle istituzioni, nei partner vicini e nella promessa che il lavoro basti a costruirsi una vita dignitosa.
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