Balades Littéraires

Lettera a una Maestra

di Grazia Bernasconi-Romano

… quella foto di classe: una cinquantina di bambini (sic!) con la sua maestra del cuore, le rimase un oggetto prezioso.                                                                                                                      (Marianopoli / Sicilia, anni 1930-1940)

 

Lugano, il 21 luglio 2024.

Carissima Maestra Maria Concetta Valenti.

 

Come sta? Spero che questa lettera, che Le ho promesso al telefono, La trovi sempre con tanta energia vitale, come lasciava intendere la sua ancor limpida voce.

Avevo fatto fatica a riuscire a contattarla – il numero di telefono, che dopo lunghissimo tempo e tante peripezie mi era stato procurato, non risultava mai esatto – e ora mi sembra di nuovo un secolo che ci siamo sentite.

La sua voce ancora così giovanile mi si è incastonata nell’orecchio ed è andata ad aggiungersi perfettamente all’immagine che mi era rimasta impressa di Lei allorquando ero sua allieva alla scuola elementare di Marianopoli, non ricordo se in prima o in seconda, comunque almeno ben 60 anni fa. Lei aveva supplito la nostra maestra, che probabilmente non stava bene, dopo solo poche settimane di scuola.

Due figure completamente diverse da quanto la mia memoria mi lasci ricordare: alta, robusta, rossa di capelli e con tante lentiggini la nostra maestra, mentre la sua era una figurina snella, completata da lunghi e inanellati capelli neri che scivolavano sulle spalle leggermente raccolti. Due occhi grandi e profondi brillavano di simpatia in un volto gentile.

Non so se fosse il primo giorno del suo arrivo, ma l’ho segnato come tale nei miei ricordi: Lei entrò in classe e disse a tutti gli scolari, diligentemente seduti e già curiosi, di alzarsi e di venire attorno alla sua cattedra; lì ci attendeva una grande bambola che apriva e chiudeva gli occhi, mentre dal suo corpo usciva un suono come se dicesse “mamma”. Per noi, piccolini della campagna dell’entroterra siculo, era la prima volta che vedevamo un simile giocattolo. Qualche tempo dopo, in città, a Caltanissetta, mia madre me ne comprò una simile: avendo subìto un’ablazione delle tonsille, la situazione non le permetteva di negarmela e, conoscendo la mia testardaggine, l’avrò ben implorata!

Cara Maestra. Più tardi, mi sono sempre chiesta se quella scena di materna pedagogia così indelebile e importante per me, lo fosse stata anche per i miei compagni. Oppure se l’avessi sognata, immaginata io… Comunque insieme ad altri segnali, stimoli, richiami, per me quella visione segnò la mia decisione in tenera età di diventare maestra. Poi, il destino, o altro, volle portarmi oltre sia geograficamente sia professionalmente, ma questa è un’altra storia o il concatenamento di altri passi di vita.

Lei è stata una mia icona durante tutto il mio insegnamento. Da alcuni anni non insegno più anche se rimango immersa nel campo letterario e culturale: scrivo, traduco, continuo la ricerca, anche pedagogica. Tempo fa, ho avuto modo di conoscere la figura del grande pedagogo-pedagogista siciliano Giuseppe Lombardo-Radice mentre scrivevo un articolo su Maria Boschetti Alberti, maestra svizzera del canton Ticino. Ora sto curando la loro corrispondenza inedita. Un secolo è passato dal loro confabulare per una nuova pedagogia e per una pedagogia nuova: erano gli anni 20-30 del XX secolo, ma sono sicura che Lei e io abbiamo potuto usufruire del loro sofferto impegno, profuso malgrado le avversità di quei tempi: guerre, ideologie, ostacoli di tutti i tipi, perfino naturali!

Ogni tanto quando ricevo una lettera inattesa da un ex allievo, che con una frase o un gesto mi riporta in classe, è una scintilla di pura gioia: scavalcando il tempo, mi si ripresenta la sua figura di magistra di umana accoglienza.

Spesso le persone non sanno che per qualcuno sono state una stella cometa.

Certo, ciò che importa è trasmettere, ma penso che, soprattutto per un maestro, sia gratificante venir a sapere che la sua semina abbia dato frutto. Forse però per Lei – e sarà sicuramente così – non è una novità: uscendo per Palermo incontra spesso un suo ex allievo che La apprezzava e glielo ricorda con estatica ammirazione!

Mia madre non dimenticò mai la maestra Mandelli, che viveva in paese e, quando ero piccola, mi mandava da lei con ogni pretesto (fiori, confetti e doni per ricorrenze e festività varie…) per significarle che non la dimenticava. Anche durante i suoi ultimi anni di vita, quella foto di classe: una cinquantina (sic!) di bambini con la sua maestra del cuore, le rimase un oggetto prezioso.

Sono felice di aver avuto oggi dopo tutto questo tempo, – grazie a una concorrenza proustiana di persone care, luoghi e cose – la possibilità di rendere concreta, e forse ancor più reale, la sua persona nel mio Cammino.

La sua voce al telefono ha contribuito a una nuova epifania. E mi aveva sommersa di piacere il sentire quel suo accento siculo nel parlare italiano come una eco balsamica risalente dal profondo. È qualcosa che io – cresciuta negli anni tra la Svizzera Romanda e la Svizzera Italiana – non ho più, purtroppo.

Concludo questa epistola sperando di avere presto la possibilità e la gioia di poterla rincontrare durante il mio prossimo ritorno nella nostra isola*.

Con grande stima e sincero affetto

sempre allieva

Graziella

 

* Non la rividi.

La maestra Maria Concetta Valenti si è spenta a Palermo il 17 ottobre 2026, all’età di 88 anni.

Dopo il funerale nella capitale sicula, il 19 ottobre, la salma è stata traslata davanti alla Chiesa Madre di San Prospero, a Marianopoli, nostro paese di origine, per una benedizione anche paesana.

E mi trovavo di nuovo lì, io, in quei giorni autunnali freschi di scuola, come un tempo.

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