Cultura

L’italiano, una lingua in pericolo? Il lucido resoconto di Claudio Marazzini

Una sala gremita di persone ha accolto nella serata di ieri sera, presso la Biblioteca Cantonale di Lugano, Claudio Marazzini, Presidente dell’Accademia della Crusca, nonché autore della sua ultima fatica letteraria: L’italiano è meraviglioso. Come e perché dobbiamo salvare la nostra lingua (Rizzoli, 2018). Ed è stato proprio questo libro, che tratta della difficile sopravvivenza della lingua italiana nel mondo moderno, che ha offerto un importante spunto di riflessione per la decima serata del ciclo dedicato a Il futuro digitale prossimo e venturo, promosso in primo luogo dalla Fondazione Möbius Lugano per lo Sviluppo della Cultura Digitale.

L’ultimo scritto di Marazzini – chiarisce sin da subito l’erudito – è una lucida ed amara riflessione sulla situazione della lingua italiana che, a causa di molteplici fattori, rischia di essere in pericolo in importanti settori. Lo scritto di Marazzini è, come lo definisce egli stesso, un “libro di combattimento”, ove si ripercorrono le polemiche in cui si è trovato coinvolto il Presidente dell’Accademia della Crusca, il quale combatte ogni giorno per difendere la nostra meravigliosa lingua e attrezzarla per le sfide del futuro.

Ripercorrendo la storia della lingua italiana, e soprattutto la sua nascita, se ne può riconoscere un valore aggiunto. Come chiarisce in esordio Stefano Vassere, Direttore della Biblioteca Cantonale di Lugano, l’italiano conquista la sua diffusione grazie a una promozione di valori morbidi e positivi che ha veicolato nei secoli, e non, come altre lingue (quali l’inglese o il francese), mediante guerra e violenza. L’italiano, ricorda Marazzini, dopo essersi sviluppato nel Medioevo come idioma popolare figlio del latino, si è diffuso a livello alto; a cooperare in questo furono i principi del Rinascimento, i Dogi di Venezia, le classi alte, la cultura di corte e gli spettacoli. Dopodiché, con l’Unità d’Italia, è nato lentamente l’italiano popolare. È stata dunque la cultura, il fascino della nostra letteratura, a diffondere l’italiano e a farlo amare all’estero.

Nella situazione attuale, però, vi sono profondi cambiamenti che ne mettono in pericolo la sopravvivenza. Ad intervenire nel dialogo vi era anche Alessio Petralli, Direttore della Fondazione Möbius Lugano per lo sviluppo della cultura digitale e membro del Comitato direttivo di Coscienza Svizzera. Instaurando un interessante e incalzante dialogo con Claudio Marazzini, questi mette a fuoco i fattori che mettono in crisi la sopravvivenza della nostra lingua. Il primo grande pericolo, commenta Marazzini, è l’egemonia inglese, e gli anglismi che subentrano con sempre maggiore frequenza nel lessico popolare. A tal proposito è stato attivato presso l’Accademia della Crusca il gruppo “Incipit”, composto da un comitato italo-svizzero, che si pone lo scopo di monitorare i neologismi e forestierismi incipienti, nella fase in cui si affacciano alla lingua italiana e prima che prendano piede.

Un altro grande pericolo per l’italiano è costituito dalla classe dirigente e politica, che dimostra sfiducia nell’utilizzo della nostra lingua, mettendone a rischio l’esistenza. Politici e professori sono spesso responsabili della dispersione di parole e significati; inoltre, altro dato negativo è il fatto che i primi, spesso e volentieri, si ritraggono dall’uso dell’italiano all’estero. Al contrario, una forza che spinge l’italiano verso l’internazionalizzazione è la chiesa. Come è emerso in occasione della riunione degli stati generali della lingua italiana – racconta Marazzini che ne ha preso parte –  un Monsignore della curia romana ha chiarito la politica della chiesa a favore dell’italiano e l’ha resa esplicita; è infatti richiesto tassativamente nella chiesa una precisa conoscenza della lingua italiana, sia nel parlato che nello scritto.

Per quanto riguarda l’avvento del digitale, Marazzini chiarisce che non rappresenta un pericolo per la lingua italiana, ma che, al contrario, offre utili mezzi per la diffusione e l’affermazione della stessa. La stessa Accademia della Crusca si serve degli strumenti offerti da internet; è infatti presente sulla rete tramite un sito molto dinamico, costantemente aggiornato che mette a disposizione degli utenti sia digitalizzazioni di strumenti (come gli antichi vocabolari dell’italiano) e riflette inoltre su importanti temi d’attualità, legati naturalmente a questioni linguistiche. L’Accademia di cui Marazzini è presidente dispone inoltre anche di una pagina Facebook e un account Twitter, mediante i quali lotta costantemente per la propria causa. È innegabile, sottolinea Marazzini, che spesso gli utenti non attingano a questi mezzi. Tuttavia, conclude, egli stesso, non è l’avvento del digitale in sé a mettere in pericolo la lingua italiana, quanto piuttosto un erroneo o mancato utilizzo degli strumenti che fornisce.

Nel procedere della discussione Marazzini ci fa riflettere su un inquietante dato: nella Costituzione Italiana non vi è un articolo che attesti che l’italiano sia lingua ufficiale e nazionale (al contrario di quanto si trova scritto in quella Svizzera). L’articolo 6 della Carta fondamentale italiana afferma che «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche», tuttavia, non si attesta quale sia la lingua maggioritaria. Nella legge ordinaria n. 482/1999 si legge che «… quella italiana […] è la lingua ufficiale dello Stato», ma non si dice che sia nazionale; inoltre, non si tratta di una legge costituzionale, quindi potrebbe essere abrogata.

Si prospetta dunque un buio futuro per la lingua italiana? Non possiamo fare nulla per difenderla? Come semplici cittadini dobbiamo anzitutto essere fieri della nostra lingua, evitando anglismi inutili. A livello più alto, Claudio Marazzini prospetta un’alleanza con le grandi nazioni che possiedono le lingue neolatine.

Lucrezia Greppi

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