Cultura

È scomparso Starobinski, «spirito universale»

Jean Starobinski

È scomparso, lo scorso 4 marzo, il critico letterario ginevrino Jean Starobinski. Psichiatra e professore di storia delle idee e di letteratura francese all’Università di Ginevra, si inserì in quella illustre tradizione di studiosi svizzeri che ha contribuito, in modo determinante, al rinnovamento della critica.

Numerosi gli omaggi per Starobinski, definito dal poeta e filosofo Martin Rueff come «il più grande ermeneuta letterario»: dal quotidiano francese Libération, che fa notare che il critico «ha introdotto in Francia una lettura inedita dell’illuminismo», al presidente della Francia Emmanuel Macron, che in un tweet, ricordandolo in qualità di «cittadino svizzero, spirito universale», nonché «eminente rappresentante dell’Europa della cultura», riporta che «ci ha portato più lontano nella letteratura e nelle arti».

Eclettico e instancabile studioso, il suo metodo è sempre stato caratterizzato dall’approccio multidisciplinare, che si avvale di svariati sistemi d’indagine, che spaziano dallo studio dei rapporti fra lettura critica e testo letterario, tra ermeneutica e forme, tra figure e miti. Di religione ebraica, Starobinski studiò letteratura classica e medicina, conseguendo il dottorato in entrambe le discipline. I suoi interessi sfociarono, da un lato, nell’insegnamento universitario (a Ginevra, Basilea, Baltimora e in svariate accademie europee e statunitensi) e, dall’altro, nella scrittura di innumerevoli libri, tradotti in una dozzina di lingue. La sua esperienza di medico specializzato in psichiatria lo spinsero a studiare le cause della malinconia (La malinconia allo specchio. Tre letture di Baudelaire, 1989; Storia del trattamento della malinconia dalle origini al 1900, 1990; L’inchiostro della malinconia, 2014) e a proporre degli interessanti studi psicologico-letterari (Virgilio in Freud, 2001; Amleto e Freud, 2008). Ulteriore campo di indagine furono gli scrittori francesi (L’occhio vivente. Studi su Corneille, Racine, Stendhal, Freud, 1970); in particolare, Starobinski fu il primo a pubblicare le ricerche di Saussure sugli anagrammi (Le parole sotto le parole: gli anagrammi di Saussure, 1971).

Insignito della laurea honoris causa da numerose università europee e statunitensi, nel 1984 vinse il Premio Balzan per la storia e critica delle letterature, e nel 1998 si aggiudicò il Premio Grinzane Cavour e il Grand Prix national des lettres. In occasione del Premio Balzan, nel suo discorso di ringraziamento, mise in luce il suo spirito d’indagine che, come teneva a sottolineare, inglobava anche la storia; lì dichiarava: «il nostro compito di critici, di storici, non dovrebbe forse consistere nel decifrare ed interrogare le scelte e gli atti significativi che hanno contrassegnato la cultura umana, nonché le autorità che orientano queste scelte?». Imprescindibili in tal senso, per ricordarne solo un paio, i suoi studi Jean-Jacques Rousseau e il pericolo della riflessione (1971) e La coscienza e i suoi antagonisti (1981).

Queste, e numerose altre, le opere e gli insegnamenti che Starobinski, scomparso all’età di 98 anni, ci lascia. Un’immensa eredità culturale, che nel passato ha rivoluzionato la critica letteraria, e che nel futuro sarà sicuramente fonte di inesauribili spunti di riflessione.

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