Commento

A Winterthur la luce del Sud come strada verso la modernità

Nella splendida Villa Flora di Winterthur, elegante dimora legata alla storia del collezionismo europeo, la mostra “Tout est lumière. Cézanne, Van Gogh, Matisse e i pittori del Sud”, aperta fino al 30 agosto 2026, invita a intraprendere un viaggio attraverso i paesaggi assolati della Francia mediterranea. Il titolo sintetizza perfettamente il cuore dell’esposizione. Raccontare come la scoperta della Riviera francese e della sua luminosità abbia contribuito a trasformare il linguaggio della pittura moderna. Dipinti, acquerelli e disegni di Paul Cézanne, Vincent van Gogh, Pierre Bonnard, Henri Matisse e altri documentano un fenomeno che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento cambiò il corso della storia dell’arte. Per questi pittori il Sud fu una rivelazione visiva. La luce mediterranea, il mare, la vegetazione e i colori intensi offrirono nuove possibilità espressive e permisero di superare molte convenzioni della pittura tradizionale.

Il rapporto tra gli artisti e il Mediterraneo affonda le radici nel XVIII secolo, quando aristocratici inglesi e viaggiatori provenienti da tutta Europa iniziarono a frequentare la Riviera in cerca di clima mite e paesaggi mozzafiato. Nel corso dell’Ottocento la costruzione delle ferrovie contribuì a rendere facilmente accessibili località che fino a pochi decenni prima erano remote. La pubblicazione del volume La Côte d’Azur di Stéphen Liégeard contribuì a definire l’identità di una regione che da semplice costa divenne una vera destinazione culturale. Grazie ai collegamenti ferroviari, artisti e intellettuali poterono raggiungere rapidamente piccoli villaggi sul mare. Il Mediterraneo entrò così nell’immaginario moderno come luogo di libertà e sperimentazione. La mostra racconta proprio questa scoperta: mette in evidenza il ruolo che il Sud ebbe nella nascita di nuove forme espressive. Gli artisti scoprirono una luce diversa, capace di modificare la percezione del colore, delle forme e dello spazio.

Il percorso espositivo si apre nel salone principale della villa con Cézanne e van Gogh. Che trovarono nel Sud un ambiente ideale per sviluppare una ricerca artistica destinata a influenzare intere generazioni. Van Gogh arrivò ad Arles nel 1888 con il sogno di fondare un “Atelier del Sud” insieme con Paul Gauguin. Il progetto fallì. Ma proprio in Provenza il pittore raggiunse una delle fasi più straordinarie della sua produzione. Sotto il sole del Mediterraneo realizzò opere fondamentali come “Soir d’été” e “Le semeur”, nelle quali il colore diventa energia pura e la luce assume una funzione quasi spirituale. Per van Gogh il Sud rappresentava una liberazione. Anche Cézanne, dopo gli anni parigini, tornò nella sua Aix-en-Provence natale e iniziò a osservare il paesaggio mediterraneo con uno sguardo completamente nuovo. In opere come “Plaine provençale” la natura non è più descritta, quanto costruita attraverso rapporti di forme e colori.

La sezione successiva conduce il visitatore in Costa Azzurra attraverso le opere di Édouard Vuillard e Bonnard. Entrambi del gruppo dei Nabis, sono associati agli interni domestici e alle scene intime. Tuttavia, il rapporto con il Sud della Francia assume per entrambi un significato particolare. Vuillard, poco incline ai viaggi e fortemente legato alla vita parigina, realizzò raramente paesaggi mediterranei. Proprio per questo “Mont Chevallier à Cannes” rappresenta un’opera eccezionale nella sua produzione. Per Bonnard, invece, la Costa Azzurra divenne una vera seconda patria. Dal 1909 frequentò regolarmente il Sud fino a stabilirsi definitivamente a Le Cannet, nel 1926. Opere come “Les régates” e “Le débarcadère de Cannes” testimoniano questa fascinazione. Bonnard stesso definì la scoperta del Midi come uno dei momenti decisivi della sua vita artistica. Un evento che gli permise di conquistare una nuova libertà cromatica.

Salendo al piano superiore la mostra approfondisce il tema della luce attraverso acquerelli e disegni. Una delle sezioni più interessanti è dedicata nuovamente a Cézanne e alla sua ossessione per la Montagne Sainte-Victoire. Questo massiccio montuoso vicino ad Aix-en-Provence compare in oltre ottanta opere dell’artista e rappresenta uno dei soggetti più celebri della storia dell’arte moderna. Brevi pennellate parallele costruiscono il paesaggio come una struttura architettonica. La montagna cessa di essere semplice veduta naturale e diventa un sistema di forme organizzate sulla superficie del foglio. Accanto a Cézanne compare una straordinaria penna di van Gogh derivata dal dipinto “Soir d’été”. Dove il pittore trasferisce sulla carta il ritmo e l’energia della pittura attraverso una fitta trama di segni che amplificano ulteriormente il senso di movimento e vibrazione luminosa. Un ruolo importante nella mostra è riservato a Henri Manguin, figura tra l’eredità di Cézanne e il Fauvismo.

Le sue opere mostrano una progressiva semplificazione delle forme e una crescente autonomia del colore. Le composizioni anticipano alcune caratteristiche della pittura fauve. La luce del Mediterraneo attraversa gli acquerelli e i dipinti, dissolvendo i dettagli e trasformando la natura in grandi campiture cromatiche. Accanto a lui, Aristide Maillol. Che sviluppò una scultura caratterizzata da figure femminili robuste e armoniose, ispirate alla vitalità della natura mediterranea. Le sue opere presenti testimoniano la ricerca di un ideale classico reinterpretato attraverso la sensibilità moderna. Una delle sezioni più affascinanti è dedicata ai protagonisti del Fauvismo. Matisse, Manguin e Albert Marquet condivisero infatti gli anni di formazione all’École des Beaux-Arts sotto Gustave Moreau. Nel 1905 parteciparono al Salon d’Automne, dove il critico Louis Vauxcelles coniò il termine “Fauves”, belve, per definire la loro pittura caratterizzata da colori violenti e da una libertà espressiva fino ad allora sconosciuta.

Amedeo Gasparini

In cima