Testimonianza

Addio Ovidio Biffi, giornalista d’intuito

Ovidio Biffi

Ovidio Biffi

È molto difficile quando ti lascia un collega della tempra di Ovidio Biffi individuare il punto da cui incominciare un piccolo e inadeguato avvicinamento ad un uomo che ti è stato collega ma anche tutto un insieme di altri preziosi, importanti punti di riferimento. Traducendo nel concreto: un maestro e un amico.

Ci dividevano all’anagrafe solo 3 anni di differenza, ma lui possedeva una conoscenza del Paese e una padronanza del mestiere che ti incutevano immediatamente l’idea dell’autorevolezza e al tempo stesso anche l’affidabilità sicura in quello che ti diceva e che scriveva, da cui avevi sempre da attingere e imparare.

Lo conobbi all’inizio degli anni 70, io appena approdato sulle sponde del Ceresio, da quelle del Verbano: là, a Locarno, in Via Luini 19, per l’apprendistato con il mondo della carta nell’anno dell’infuocato ’68 alla Magistrale; a Lugano in Via San Gottardo. In entrambi i casi, presso due capiscuola del giornalismo che fu: Raimondo Rezzonico all’Eco, don Alfredo Leber, un capitano in clergyman al Giornale del Popolo, come lo definì un cesellatore della parola dello stampo di Piero Chiara. Dalla prima palestra con 3 anni di fondamentali esercizi di conoscenza del territorio locale, con i suoi protagonisti e la sua gente, al campo più largo del Cantone, con traghettatore Giampiero Pedrazzi, lui pure di base locarnese.

Ovidio Biffi era ritornato a quello che era stato il suo campo-base, cioè il GdP: dopo un’esperienza in Inghilterra, per familiarizzare con l’inglese e con quel giornalismo, e dopo una parentesi nei quadri dirigenziali del F.C. Lugano delle stagioni d’oro (Coppa Svizzera 1968 con Luttrop in cattedra).

Una bussola per il Mendrisiotto

Nel Ticino d’allora c’erano 6 quotidiani e due trisettimanali. Nel soffio di 3 mesi a Lugano, fui dirottato a Mendrisio, nella sottoredazione di Mendrisio, per prendere il posto di Aurelio Bernasconi, “momò doc” che s’era trasferito con la famiglia a Berna, lui alla redazione del Touring. Ed è qui che comincia un legame protrattosi fruttuoso (per me) sull’arco di 55 anni. La nostra è stata una storia di vicinanze sotto lo stesso tetto del GdP per 18 anni e poi di calde lontananze, fatte degli appuntamenti rituali stabiliti dal calendario, ma anche di incontri e di saldezza umana rara, forgiata nei sentimenti, specie quelli segnanti del dolore. Per storie così si parla con appropriata metafora di brace sotto un velo di trasparente cenere.

Per il mio inesplorato Mendrisiotto, che poi ti rimane addosso per sempre, Ovidio Biffi era ed è stato una bussola che non sbagliava un colpo nell’indirizzare, anche perché il suo ceppo era di Sagno, il paese dell’albergo di famiglia “San Michele”, delle radici di Francesco Chiesa e della sagra delle sante compatrone Faustina e Liberata che si tiene la terza di gennaio e che contribuì a far conoscere.

Temi dominanti di allora erano il Generoso con le dispute per la Saceba, il Valico della Valle di Muggio se a Erbonne o dal Bonello, il balzo nel turismo del futuro, la Pisulino City, una Disneyland in anticipo con paternità Raffaele Pisu, stella di spicco nel firmamento RAI e come al solito i frontalieri, le nascenti corsie preferenziali in dogana, il valico autostradale di Brogeda, tappa epocale nello sviluppo dei collegamenti Sud-Nord Europa, la convivenza di due shopping center dirimpettai, il Serfontana e il Breggia e tante, tantissime tappe primarie e secondarie nella crescita del distretto dei traffici, anche quelli del passaggio dalle bricolle degli spalloni ai nuovi flussi del contrabbando.

Conoscere per comunicare

Ovidio Biffi era una guida di garanzia e mi diede l’imbeccata per diversi exploit con la sua regia, a partire da un’anticipazione di progetto per il Generoso che originò una serie di interpellanze di deputati al CdS, con don Leber che si fregava le mani, perché predicava anche il gusto della primizia (questo era il gergo in uso).

Possedeva il classico colpo d’occhio, Ovidio, e aveva anche una rete di affidabili conoscenze, grazie alle quali non si temevano rientri o smentite. Ciò che fece in quegli anni, continuò poi a stretto contatto dentro il GdP, lui era architrave agli “Interni & Esteri”, prima di conoscere anche lo Sport, nella parte conclusiva della permanenza – il dopo-Leber – e non ho mai capito se l’avesse gradita o sopportata quella collocazione. Sta di fatto che dopo Toppi e Lombardi, ad un certo punto fummo un po’ tutti colti di sorpresa quando – con pieno merito – diventò il direttore del settimanale Azione della Migros (non so se ancor oggi la qualifica ufficiale sia quella di “redattore responsabile”). Ciò che è certo, invece, è che nella redazione di Via Pretorio a Lugano si è potuta esprimere la ricchezza di talenti in dotazione naturale e acquisita di Ovidio, cominciando dal polso nella conduzione alla capacità di mediazione nei rapporti interni ed esterni, alla mano felice nella scelta dei collaboratori, con l’acquisizione di fior di firme, Giorgio Bocca giusto per dirne una. Sono rifulse la lungimiranza, l’inventiva nell’interpretare i segni dei tempi, anche nella svolta grafica impressa, la lucidità e l’essenzialità nella scrittura, anche nei titoli. Sono molte le qualità che illustrano la personalità di Biffi, uno che non ha mai inseguito la visibilità, anzi era un uomo del fare, che dietro modi a prima vista sbrigativi, perché educato a capitalizzare il tempo, possedeva una sensibilità e una umanità rare. Dovendo scegliere tra le molte virtù, quelle che ammiravo erano la franchezza, la lealtà e il coraggio: non amava le perifrasi o i giri di parole, amava dire pane al pane, rispettava la libertà e sapeva valorizzare le persone nel meglio di ognuna. Ha aiutato anche molti, pur sapendo che la gratitudine è un sentimento della vigilia. Come succede spesso nella vita, ci si accorge in ritardo di quello che si è perso – qui – con una firma, che è entrata per decenni nelle nostre case fin quasi alla sua ultima sera e del vuoto che resta in chi ha conosciuto Ovidio di persona o nella lettura dei giorni.

Giuseppe Zois

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