Commento

Alberto Arbasino, cronologia di un instancabile globe-trotter

Chi non ha letto Alberto Arbasino e non conosce la sua vasta, anche se non celebrata, produzione editoriale potrebbe immaginare che lo scrittore di Voghera non si sia mai allontanato davvero dall’Italia, Paese di cui fu per decenni osservatore lucidissimo e fustigatore delle abitudini sociali e culturali. In realtà, in Autocronologia (Adelphi 2026), curato da Raffaele Manica, che completa note e appunti della lunga cronologia biografica e letteraria dell’autore, emerge quanto Arbasino fosse un autentico globe-trotter. Si spostava continuamente tra capitali europee e mete internazionali. Spesso anche solo per assistere a una mostra o a un concerto, dimostrando un impegno culturale costante. Nel prologo, si ricostruisce il profilo riservato di Arbasino, incline a parlare poco di sé. Scriveva, riscriveva, rimaneggiava libri già pubblicati, raccontandosi affinché, diceva, gli eventi umani non svanissero con il tempo. Ostile al “proustismo di maniera”, sottolinea Manica, Arbasino aveva evitato a lungo di soffermarsi sull’infanzia.

Nato a Voghera, via Mazzini 6, il 22 gennaio 1930. Ricorderà un’atmosfera familiare segnata da vedovanze permanenti. Nel 1948 si iscrive alla Facoltà di Medicina a Pavia. Anni di “sonnambulismo” in una città nebbiosa. Tra colazioni in mensa con Francesco Alberoni, treni per Milano e serate alla Scala. Passa poi alla Facoltà di Giurisprudenza alla Statale, coltivando il sogno di una diplomazia sovranazionale e meritocratica legata a ONU e UNESCO. Nel 1956 trascorre vacanze post-laurea a Venezia. Sono gli anni dell’adorazione per Marcel Proust, Stendhal, Carlo Emilio Gadda e Francis Scott Fitzgerald. Nello stesso anno passa un trimestre a Parigi, ammesso come auditeur a Sciences-Po, dove segue i corsi di Raymond Aron. Si susseguono incontri ideali a Jean Cocteau, Louis-Ferdinand Céline, François Mauriac, Julien Green e Jean Renoir. Nel 1956 si trasferisce a Londra e poi frequenta poi Roma, la Sapienza. Ma anche Ennio Flaiano, Raffaele La Capria, Sandro Viola.

Dopo un reportage da Praga inizia a collaborare con Tempo Presente. Nel 1958 riprende la routine romana tra Sapienza, SIOI e Il Mondo. Poi il primo viaggio negli Stati Uniti. Nel 1961, insieme con Mario Missiroli, trae un film da La bella di Lodi con Stefania Sandrelli. Il 23 gennaio 1963, su Il Giorno, esce “La gita a Chiasso”, destinato a diventare una proverbiale per la denuncia dei ritardi della cultura italiana e per l’invito a sprovincializzarla, proprio come accadrà più tardi con la “casalinga di Voghera”. Esce Fratelli d’Italia, il suo romanzo più celebre. Le polemiche non mancano. Alberto Moravia e Andrea Barbato esprimono riserve, mentre arrivano consensi da Aldo Palazzeschi e Mario Praz. Viaggia in California, Messico e Texas, passando per Dallas, Denver e Houston. Nascono reportage su moto-club, rodei, cimiteri e luoghi letterari legati a John Steinbeck e Henry Miller. Tocca Vienna, le collezioni di Emil Nolde.

A Mosca per Dmitrij Šostakovič. A Milano vive in affitto presso Valentino Bompiani e frequenta Pier Paolo Pasolini e Giovanni Arpino. Sul Corriere della Sera, Giovanni Spadolini sostituisce la linea più brillante dei “corsivetti” culturali con elzeviri più austeri e accademici. Arbasino continua però a pubblicare articoli su Carmelo Bene, Walter Benjamin, Susan Sontag, Hans Mayer, Herbert Marcuse, Theodor Adorno, Antonin Artaud, Pietro Citati, Witold Gombrowicz e Guillaume Apollinaire. Biennale di Venezia insieme a Moravia e Guido Piovene, ironizzando sul “presenzialismo beato”. Nel 1969 conduce una vasta inchiesta sul Sessantotto intervistando Günter Grass, Peter Handke, Roland Barthes, Klaus Wagenbach e Raymond Queneau. Seguono interviste a Saul Bellow, Giulio Einaudi, Pierre Klossowski e Muriel Spark. Attraversa problematicamente la Germania Est, tra Dresda, Turingia e Sassonia, ostacolato dalla burocrazia. Tocca Monaco per Oskar Kokoschka, poi Tokyo, Kyoto, Hong Kong, Macao e Bangkok. Scrive di August Strindberg, Claude Lévi-Strauss e Francis Bacon.

Nel 1973 collabora con Playboy rilanciato da Oreste Del Buono. Pubblica saggi su Hermann Hesse e Adolf Loos e nel 1974 viaggia in Australia, Bali, Surabaya, Singapore, Malacca, Malesia, Penang e Katmandu. Esce una nuova edizione de La narcisata con in copertina un lavoro di Mario Schifano. Numerosi i soggiorni ad Amburgo per mostre tra cui la rivelazione di Johann Heinrich Füssli. Va a Londra per Harold Pinter, passa l’estate a Long Island. Alla morte di Pasolini scrive sul Corriere l’articolo “Troppe coincidenze nella morte di Pasolini”. Nel gennaio successivo inizia la collaborazione con la Repubblica di Eugenio Scalfari. L’articolo d’esordio in “Cultura” è un’intervista a Bernardo Bertolucci in occasione dell’uscita di “Novecento”. Viaggia tra Colonia, Londra, California, Hawaii e Brasile. Nel 1977 conduce “Match” programma tv costruito come confronto tra personalità diverse: Indro Montanelli e Giorgio Bocca, Romano Prodi e Francesco Forte, Mario Monicelli e Nanni Moretti.

Scrive l’introduzione a un volume sui Paesi Bassi per il Touring Club Italiano. A Basilea visita la grande retrospettiva dedicata ad Arnold Böcklin. Passa l’estate a Fire Island compagnie stagionali tra Egon von Fürstenberg, Truman Capote, Robert Mapplethorpe, stilisti, fotografi e architetti trasgressivi. Chiude l’anno a Rio de Janeiro. Va a Washington, visita la National Gallery, soggiorna ad Ascona e Brissago entrando in contatto con la cultura anarchica, tra nudisti e vegetariani. Nel 1979 è al Residenztheater di Monaco per Le tre sorelle di Anton Čechov e il Tartuffe di Molière. Visita mostre dedicate a Mark Rothko. Alla Columbia University, su invito di Giovanni Sartori, tiene un corso “tra i Promessi sposi e il Pasticciaccio”. Assiste a concerti di Vladimir Horowitz e visita il MoMA per Pablo Picasso. Riceve dal sindaco Carlo Tognoli l’Ambrogino d’Oro del Comune di Milano. Nell’estate del 1981 visita il museo di Gio Ponti a Denver.

Riprende itinerari asiatici tra Bali, Nepal, Giappone, Hawaii, Australia, Giava, Malesia, Siam, Macao e Cina. Negli anni Ottanta non è insolito vedere scrittori in politica – Edoardo Sanguineti, Paolo Volponi e Massimo Cacciari. Anche Arbasino entra in Parlamento. Deputato nella legislatura 1983-1987, vive l’esperienza con disciplina e disillusione. Continua dunque a viaggiare: Salisburgo per Herbert von Karajan, Nanterre per Maria Casarès, Ravello per Gore Vidal, Pesaro per Claudio Abbado. A Parigi visita una mostra dedicata a Gustave Doré. Nel 1985 viaggia in Egitto: da Alessandria ad Abu Simbel. Poi a Napoli per Caravaggio, a Vienna per la mostra “Praga um 1600” dedicata alla corte di Rodolfo II. Attraversa Provenza, Borgogna, Bretagna, Aquitania, Normandia, Loira, Vosgi. Va a Ronchamp e Colmar per Matthias Grünewald, ad Aix-en-Provence per “Armida” di Gioacchino Rossini. In inverno soggiorna tra Siviglia, Granada e Cordoba. Nel 1989 partecipa al Centre Pompidou a un convegno su Praz.

Dopo il crollo del Muro è a Berlino, Praga e Budapest. Seguono Bruxelles, Dresda, l’Irlanda, i Caraibi, il New Mexico, LA per gli ultimi concerti di Frank Sinatra. Nel 1994 affronta un viaggio in Cambogia, Laos e Birmania. Mekong riceve il Grinzane-Cavour. Tra mostre al Prado dedicate a Francisco Goya, esposizioni di Johannes Vermeer ad Amsterdam e viaggi in Finlandia, nel 1997 è a Buenos Aires e Gand. L’anno successivo segue mostre su Gustave Moreau e John Singer Sargent. Nel 1999 riceve il Premio della Cultura con Alda Merini e Sophia Loren. Tocca poi l’Engadina, la Tripolitania, la Cirenaica, Tokyo, Kyoto, il Sudafrica, Bergen, Stoccolma e Uppsala, Martigny, Ibiza, Biarritz, Bilbao, San Sebastián, Montréal, Toronto, Niagara e Québec. Nel 2005 riceve il Premio Chiara alla carriera. Nel 2009 escono nei Meridiani i Romanzi e racconti. Oggi carte e libri di Alberto Arbasino sono custoditi al Gabinetto Vieusseux.

Amedeo Gasparini

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