Commento

Alla fine dell’Europa, nei campi di sterminio nazisti

Oggi come ottant’anni fa, i campi di sterminio dell’operazione Reinhard restano ai confini dell’Europa. Non solo Auschwitz-Birkenau – il primo da ricordare per la mole, la massima industrializzazione dell’Olocausto. Ma anche altri nomi che provocano ancora un brivido lungo la schiena. Visitare questi laboratori della morte – gli altri cinque Vernichtungslager sono Chełmno, Treblinka, Majdanek, Sobibór e Bełżec (e ci sarebbe pure Malyy Trostenets, fuori Minsk, sebbene non compaia sempre nelle liste ufficiali dei campi di sterminio) – è un viaggio nel dolore che conduce dritto all’inferno. E verso una sola domanda: come è stato possibile? Un’odissea nella vergogna, che lascia senza respiro e poche parole. L’Aktion Reinhard – entro cui nacquero Treblinka, Sobibór e Bełżec – era l’operazione di sterminio degli ebrei concentrati nel Governatorato Generale (Polonia occupata) ideata da Reinhard Heydrich e frutto della Conferenza di Wannsee per portare a compimento la “Soluzione finale”.

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