Cultura

Attività culturali in Svizzera: il bilancio del 2019

Nel 2019, oltre sette persone su dieci hanno visitato monumenti o musei o assistito a concerti. L’ascolto di musica in privato e la lettura di libri si mantengono stabili. Il numero di partecipazioni a festival è aumentato di quasi 10 punti percentuali rispetto al 2014. Diversi ostacoli impediscono alla popolazione di partecipare alle attività culturali.

Sono questi i principali risultati dell’ultima rilevazione delle attività culturali in Svizzera realizzata dall’Ufficio federale di statistica (UST). I risultati mostrano la situazione e le tendenze nell’ambito delle attività culturali e del tempo libero nel 2019, poco prima della crisi pandemica. «I risultati dell’indagine 2019 mostrano che l’accesso e la partecipazione alla vita culturale continuano a essere strettamente legati a fattori sociodemografici, in particolare al livello d’istruzione, al reddito, all’età e all’origine», si legge nel comunicato stampa dell’UST.

Le attività culturali e del tempo libero della popolazione residente in Svizzera vengono sondate a cadenza quinquennale attraverso l’indagine tematica sulla lingua, la religione e la cultura (ILRC). L’indagine, eseguita tra marzo e dicembre 2019 dall’istituto LINK, è composta da un’inchiesta telefonica di circa 30 minuti (CATI) e da un questionario elettronico e cartaceo (CAWI e PAPI) la cui compilazione richiede circa 20 minuti. Il 42,1% delle persone intervistate ha risposto al CATI: di questi, l’85,5% ha compilato anche i questionari CAWI/PAPI. I dati rettificati si riferiscono a 13 417 persone per il CATI e a 11 255 per CAWI/PAPI.

 

Visite culturali: trend al rialzo per i monumenti e la partecipazione a festival

Nel 2019 quasi i tre quarti della popolazione hanno visitato monumenti siti storici o archeologici (74%), seguiti da vicino da quelli che hanno assistito a concerti (72%) e che hanno visitato musei e mostre (71%). Poco più di due terzi (67%) si sono recati al cinema. Rispetto al 2014 le quote sono molto stabili, nonostante la crescente concorrenza costituita dalla fruizione della cultura mediante sistemi digitali. Per quanto riguarda le visite a monumenti, si riscontra un aumento dal 70% (2014) al 74% (2019), probabilmente in ragione del fatto che nel 2018 in Europa ricorreva l’Anno del patrimonio culturale. Più incisivo l’aumento di quasi 10 punti percentuali riscontrato nella partecipazione a festival (di musica, teatro, cinema), la cui quota è passata dal 38 al 47%. Tale aumento è stato osservato in tutte le fasce di età, ma in particolare tra le persone anziane. Visitare istituzioni culturali è un’attività la cui frequenza varia a seconda del profilo sociodemografico delle persone. Si denotano differenze marcate soprattutto a seconda del livello di formazione: tra le persone che assistono a concerti di ogni genere, quelle con un diploma del grado terziario sono quasi il doppio (83%) rispetto a quelle che si sono fermate alla scuola dell’obbligo (43%). Si riscontrano anche differenze in funzione del genere, seppur più rare, e dell’età.

 

Attività culturali: gli ostacoli

Nel 2019 l’86% della popolazione, vale a dire una percentuale pari a quella del 2014, era soddisfatto dell’offerta culturale proposta nella propria regione di residenza. Il 53%, una percentuale di poco inferiore a quella registrata cinque anni prima (58%), avrebbe gradito andare più spesso al museo, a teatro, a concerti di musica classica o a spettacoli di danza. Nel 2019, alla domanda relativa ad eventuali ostacoli alla fruizione di visite culturali, la metà della popolazione (50%) ha risposto di non avere abbastanza tempo per intraprendere attività culturali o prevederne di più, un terzo (32%) si è trovato limitato a causa di mezzi finanziari insufficienti e il 29% ha indicato quale ragione la mancanza di interesse. Circa un quarto (26%) ha invece dichiarato che per usufruire dell’offerta culturale da dove abita deve fare spostamenti troppo lunghi. Il 23% ha indicato di sentirsi fuori posto quando visita istituti culturali o frequenta eventi del genere; ad aver risposto in tal senso sono state soprattutto le persone intervistate con un basso livello di formazione o con mezzi finanziari limitati.

 

Ascolto della musica: prevalentemente via radio e tv, computer e cellulare

Per quanto concerne il settore della musica, nel 2019 la parte del leone l’hanno fatta i fruitori di concerti di musica pop o rock (29%), seguiti da quelli di concerti di musica classica e opera (25%) e dai concerti di musica svizzera tradizionale o fanfara (21%). Come nel 2014, ad ascoltare musica privatamente è circa il 96% della popolazione. Tra i supporti di ascolto musicale utilizzati salta all’occhio la diminuzione dei CD/DVD, passati dal 74% del 2014 al 53% del 2019. La tendenza è nettamente al ribasso anche per i lettori MP3, diminuiti dal 41 al 23%. Nel 2019 la musica è stata ancora ascoltata maggiormente via radio o TV (89%). Al secondo posto, con il 64%, si ha poi l’ascolto tramite cellulare (2014: 45%, +19 punti percentuali) e quello tramite computer, con il 54%.

 

Lettura di libri: costante, nonostante l’aumento degli e-book

La lettura e la frequenza della lettura sono rimaste stabili nel tempo. Come nel 2014, anche nel 2019 l’83% della popolazione ha letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti la rilevazione, e quasi il 30% legge più di un libro al mese. Invece è nettamente aumentata la quota di persone che leggono e-book, e più precisamente di quasi 10 punti percentuali, passando dal 15 al 25%. A modificarsi è pure il profilo sociodemografico dei lettori di e-book: nel 2014 a leggere libri elettronici erano prevalentemente gli uomini, mentre nel 2019 tale differenza si è praticamente annullata. Lo stesso vale per l’età di chi legge in formato elettronico: nel 2014 erano prevalentemente persone di 30–44 anni, mentre oggi lo fanno in egual misura tutte quelle di meno di 60 anni.

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