Diario d'ascolto

Beethoven forever

Sarà un’occasione da non perdere il festival “Ludwig van” in programma a Lugano il 7, 8 e 9 giugno prossimi, culminante con una esecuzione all’aperto, sul fronte del LAC (scongiuri per la pioggia prenotati…) della Nona Sinfonia. Ci andrò? Probabilmente sì, a Beethoven non si può negare nulla. Sarebbero 65 anni e qualche giorno dalla sera in cui il diciottenne che ero si pagò un posto in loggione per sentire Beethoven interpretato da Wilhelm Furtwängler al cittadino Cinema-Teatro Kursaal. Quel concerto, provvidenzialmente registrato dalla RSI, tornò all’attenzione e all’apprezzamento dei posteri nel 2002, con la pubblicazione di un long-playing che reca anche due altre perle: il Concerto K. 466 di Mozart, solista Yvonne Léfebure, e il poema sinfonico Till Eulenspiegel di Richard Strauss.

Hermann Scherchen

Hermann Scherchen in un’immagine della fine degli anni ’30 dello scorso secolo.

I Filarmonici di Berlino, diretti dal giovane Daniel Harding, sono tornati a Lugano il 15 maggio scorso con un programma che passava accanto a Beethoven (cioè: non l’aveva in programma). Peccato, sarebbe stata l’occasione per apprezzarne… l’aggiornamento. Ogni generazione infatti se ne inventa uno e quasi sempre lo spaccia come il migliore, il più fedele: destino delle pagine più famose del repertorio. Furtwängler dava i brividi, l’attacco dell’ultimo movimento della Quinta pareva il crollo di una parete di roccia, una frana che prende velocità rotolando a valle, fino a quella “interminabile coda degna delle più convenzionali ouvertures settecentesche” descritta con evidente distacco Vincenzo Giudici sul Corriere del Ticino del 27 marzo 1965. Quella sera dirigeva Hermann Scherchen, il quale, per sdoganare i suoi amati contemporanei, le Nove Sinfonie le aveva dirette tutte. Anche di quella serie di concerti si è conservato il ricordo magnetico: un disco Ermitage che vale la pena di riascoltare, compresa la registrazione di una parte delle prove con l’Orchestra della RSI.

Poi vennero i profeti della prassi esecutiva originale, per i quali stravede Giuseppe Clericetti. Mettete sul giradischi (o nel cassetto del lettore CD, come volete) le Sinfonie di Beethoven dirette da Roger Norrington, con i suoi “London Classical Players”: momenti di pura vertigine esecutiva, qualche decina di minuti in meno la durata complessiva delle nove sinfonie rispetto ai grandi vecchi (Karajan compreso, che era già abbastanza spiccio…). Originale? Mah. Di certo, ai giorni suoi, Beethoven non aveva sulle spalle i Berliner con i loro settanta archi, Mahler non era ancora nato (avrebbe raddoppiato il numero dei legni e degli ottoni per tener testa a quell’ondata sonora che andavano sviluppando le orchestra tedesche dalla metà dell’Ottocento innanzi). Ma: Beethoven “riscoperto”? Il dubbio è lecito.

La mia esperienza finisce con Bernard Haitink e l’Orchestra Mozart sentiti il 24 aprile scorso, nel Festival di Pasqua ben frequentato ancora al LAC. In campo la Terza Sinfonia, pulita come uscita dal bucato: niente frane, niente lamenti all’inizio del secondo tempo (la “Marcia funebre” che le bande militari suonavano al funerale dei grandi della terra): andatura spigliata ma senza correre, accenti giusti, qualità ineccepibile degli strumentisti. Ideale per farsi un’idea del capolavoro senza imposizioni interpretative. La lezione scendeva dall’alto di un direttore novantenne che dovrebbe averne viste tutte, lui che ad Amsterdam dove era nato deve aver sentito Willem Mengelberg ai tempi della famosa disputa con Toscanini. Ci ha donato il piacere di gustare un Beethoven così – diciamo – poco “interpretato”: che lezione per tutti!

Markus Poschner nel “weekend” di Pentecoste a Lugano dirigerà le “sinfonie dispari”: la Prima, la Terza, la Quinta, la Settima e finalmente la Nona, questa come detto sul piazzale che fronteggia il LAC, con più di duecento coristi provenienti da tutta la Svizzera italiana. Stando a quel che ne scrive il “Corriere”, sarà “un approccio attuale che dialogherà con la visione rivoluzionaria di Mauricio Kagel e con un’intrigante esplorazione del ruolo della musica di Beethoven nella medialità contemporanea…”.

Ho capito. Non le abbiamo ancora viste tutte.

Enrico Morresi

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