Cultura

Billie Holiday, storia di una voce straordinaria

John Szwed, Billie Holiday, Il Saggiatore 2018.

Il bellissimo fiore bianco che campeggiava sui capelli corvini ci è sempre apparso un simbolo contraddittorio rispetto a una vita triste, segnata da drammi infantili e delusioni sentimentali, vessata da coercizioni maschili e stroncata  da una fine prematura. Billie Holiday (1915-1959) è stata una maestra di blues, song e jazz, una voce impareggiabile per intensità, un suono sempre carico di emozioni,  nonostante  i drammi e i problemi di un’esistenza messa a dura prova da un ambiente, quello afro-americano nel quale era cresciuta, funestato dalla tossicodipendenza, minato dalla prostituzione, accompagnato dai fantasmi quotidiani del razzismo e della discriminazione. Pur con tutto questo, Billie riluce ancor oggi  come un’icona di solarità, di slancio esistenziale, di purezza e, a tratti, persino di allegria; una voce che si è via via intrecciata con quella del sassofonista Lester Young, compagno di musica e di vita, ma che si è fatta conoscere sin dalla prima collaborazione discografica  con Benny Goodman, re dello Swing di fine anni Trenta, promossa dal grande talent scout e produttore John Hammond. Nel momento di maggior maturità e fortuna professionale, Billie ci ha lasciato gioielli impareggiabili della interpretazione della forma-canzone come Strange Fruit, Lover Man, Gloomy Sunday, mentre gli ultimi anni di carriera e di vita sono stati segnati dalla sofferenza e dell’alcolismo, rendendola un’ombra di ciò che era, e iniziando così a delinearne il mito. Della sua musica straordinaria, emersa in una vita sfortunata, raccontano mirabilmente le pagine della biografia di John Szwed, accademico della Columbia newyorkese e raffinato storico della musica afro-americana, più volte tradotto da editori italiani. Come già per la biografia di Miles Davis, Szwed eccelle in dettagli inediti, notizie nuove e riflessioni misurate, proprie di un osservatore interno e privilegiato della scena statunitense.

                                                                                                                                                 Luca Cerchiari
(Università di Milano – IULM)

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