Economia

BNS: non è tempo ancora di cambiar pelle

Com’è piccolo il mondo e leggero nelle tue mani (Dino Campana)

Lino Terlizzi (editorialista del Corriere del Ticino), Fritz Zurbrugg (vicepresidente della BNS), Giorgio Berner (presidente della Camera di Commercio Svizzera a Milano), Achille Colombo Clerici, Giuseppe Sopranzetti (direttore Banca d’Italia di Milano)

Il franco è da tempo moneta forte, ha ricordato Lino Terlizzi, moderatore all’incontro che si è svolto a Milano promosso dalla Camera di commercio svizzera in Italia con il vice presidente della Banca Nazionale Svizzera, Fritz Zurbrugg. Caso mai lo sforzo è stato quello di abbassarne il valore. Oggi nel rapporto con l’euro siamo intorno a 1.14: non più altissimo come nel gennaio del 2015 con i tassi negativi sul franco e la disponibilità ad acquistare valute. Quanto tempo ancora la BNS si manterrà su queste posizioni? Se andiamo indietro, ha risposto il vice presidente della BNS, abbiamo adottato tali strumenti non perché volessimo fare qualcosa di innovativo. Lo standard centrale di una banca centrale è il tasso d’interesse. Siamo un Paese piccolo, aperto al commercio internazionale e restiamo convinti che tassi di cambi flessibili siano il modo usuale di agire. Abbiamo iniziato a intervenire fissando un livello sul mercato libero dei cambi, come misure straordinarie solo perché tutti gli strumenti standard coi tassi d’interesse li abbiamo usati completamente. Nel 2011 il franco aumentava di valore nei confronti di tutte le monete internazionali giorno per giorno arrivando a livelli mai immaginabili prima. Dal punto di vista della politica monetaria era essenziale per rispettare il nostro mandato della stabilità dei prezzi, come altri Paesi. Perché non usciamo ora? Siamo in una crescita paragonata a tre anni fa che è solida, robusta. Siamo appena usciti dall’inflazione negativa in cui siamo stati per quasi due anni. Ma il franco è ancora in una zona di relativa stabilità. Lo abbiamo visto anche quest’anno che vi è stata una volatilità abbastanza elevata. Restiamo convinti che finché possiamo continuare con questi strumenti senza che l’inflazione esca dai confini del nostro mandato, non vi è nessuna ragione per uscire da questa fase di emergenza. Ovviamente, il mandato principale che dobbiamo rispettare è la stabilità dei prezzi. Ebbene, ha commentato Lino Terlizzi, che dire della bilancia commerciale? Nonostante la forza del franco, l’export è rimasto su ottimi livelli. Non per dire che il cambio non conti. Ma non è che le imprese elvetiche si siano adattate a un cambio elevato? Ci sono due ragioni principali per spiegare questo risultato inaspettato, ha risposto Zurbrugg. Bisogna prima tenere conto della domanda. Dopo il 2015 gli industriali mi dicevano: in questo momento il franco non è il problema, ma lo è la domanda globale che stenta. Poi occorre considerare la composizione delle esportazioni. Abbiamo due settori che sono progrediti moltissimo e che sono meno sensibili al tasso di cambio: farmaceutici e strumenti di precisione e macchinari. Se infatti c’è necessità di una medicina, il prezzo non è molto importante. Poi quando si è in un mercato di nicchia con prodotti di punta non replicabili, la sensibilità verso il prezzo è più bassa. Credo siano questi due fattori a spiegare l’ottima performance della bilancia commerciale elvetica.

Corrado Bianchi Porro

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