Cinema

Castellinaria, giornata di premiazioni: un Festival dagli “affetti speciali”

Ultimissima giornata, quella di ieri, per la 31esima edizione di Castellinaria, dedicata alla riproposizione di pellicole destinate a toccare il cuore degli spettatori. Dapprima Quando arriva la mamma?, documentario RSI di Stefano Ferrari, toccante testimonianza di una famiglia siriana spezzata dal dramma dell’immigrazione: padre e due figli in Germania, madre, sorella e fratellino in Siria. Una storia che ormai sentiamo ripetersi spesso, profondamente coinvolgente e toccante, a partire dal fatto che questa famiglia, arrivata in Europa, è stata accolta dapprima dal comune di Giubiasco. E sono proprio i volti dei suoi cittadini, i loro sentimenti, le loro sensazioni a rendere il documentario – che verrà proposto a Storie in dicembre – davvero umano, a tratti anche frustrante, di fronte alla prospettiva che la famiglia siriana debba rimanere separata. Un sospiro di sollievo, dunque, quando alla fine la burocrazia germanica decide il ricongiungimento. Una storia a lieto fine, che rivela la vera anima di Castellinaria, durante il quale – come ha sottolineato al momento dell’assegnazione dei premi alla sera Giancarlo Zappoli, Direttore artistico“gli effetti speciali si sono trasformati in affetti speciali. Tutti i premi che abbiamo assegnato, infatti, vanno a pellicole in cui si guarda agli altri e ci si mette a servizio del prossimo. In un’epoca in cui i governanti dei Paesi scelgono di costruire e innalzare muri, il nostro Festival li abbatte”. E così, sul palco, assieme a Stefano Ferrari – che per lator vince il Premio del pubblico per la terza volta – sono salite anche le “Mamme per Ahmed”, il gruppo genitori di Giubiasco costituitosi a sostegno del piccolo siriano, anche loro senz’altro protagonisti del documentario.

Commovente e profonda anche l’assegnazione del premio Unicef a Balon di Pasquale Scimeca, un film “che è in realtà un progetto etico. I giovani protagonisti, che vivono in Sierra Leone, non sono certo veri attori; non avenao mai visto una telecamera prima d’ora. Noi continuiamo con il nostro obiettivo di raccogliere fondi per la ricostruzione del loro villaggio. Per una volta il cinema non è creazione o finzione, ma è realtà”.

Durante l’assegnazione, molti dei premiati si sono resi presenti attraverso dei videomessaggi. Così, Germinal Roaux, ad esempio, ha auspicato in un breve videomessaggio qualcosa di in realtà molto importante: che il suo film, Fortuna, che tematizza le differenze tra la ricca e benestante svizzera con i Paese più poveri, in realtà “ci aiuti a vivere meglio insieme. Sono contento che la voce di Fortuna sia stata ascoltata dagli svizzeri, spero cresca una nuova consapevolezza”. Anxa Kofmell – Premio Tre Castelli per Chris the Swiss – invece ha sottolineato il ruolo fondamentale di Castellinaria per il mercato cinematografico; uno spazio, quello del Festival, in cui possono avere il loro spazio “film non facili, film artistici che hanno bisogno di trovare il loro pubblico”.
Da parte nostra, non abbiamo dubbi che quanto detto dai vari registi corrisponde alla realtà. Anche l’ultima giornata del Festival ha riconfermato appieno la sua funzione anche “sociale”, di riproposizione di temi a volte scottanti o toccati solo collateralmente dalla riflessione sociale. Pensiamo, ad esempio, a Ecoute-moi quartamedia, secondo documentario dell’ultima giornata. Una pellicola delicata, che porta però all’attenzione del grande pubblico una tematica forte: la scelta del proprio futuro. Protagonisti, infatti, una classe di ragazzi di quarta media, che si trova di fronte alla difficile prospettiva di dover decidere quale lavoro fare nell’immediato futuro: proseguire con gli studi? Un apprendistato? Una scuola professionale? In questi anni di forte discussione sulla “scuola che verrà”, ovvero la forma scolastica più adeguata ai nostri ragazzi, la pellicola fa sentire viva una loro fondamentale esigenza, di cui spesso, purtroppo, ci si dimentica: quella di essere anzitutto ascoltati. In sala, a vedere la pellicola – entusiasti, grati al regista per aver dato loro spazio – anche alcuni ragazzi proprio di questa classe, ormai cresciuti e avviati sul loro cammino professionale. Così, di nuovo, il cinema è quell’arte che sa dare corpo a dei sentimenti magari reconditi e inespressi, che genera gratitudine perché qualcuno ha deciso di parlarne e, soprattutto, è un’arte viva, che trae spunto e origine dalla vita.

Laura Quadri

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