Assicuratore di lungo corso con la Patria Helvetia, è stato socio fondatore nel 1967 del club dei “Saggi Arrotini”. Per anni anche firma nobile e creativa del ciclismo sul Giornale del Popolo.
Il suo selfie, a parole e non con lo smartphone – non aveva molta familiarità con le nuove tecnologie – se l’era fatto con quei modi schietti, di franchezza mista a immediata simpatia, ispirata dal suo sguardo che veicolava una non comune capacità di conversazione. Era lesto anche nelle battute, condite di riferimenti e detti dialettali. La scheda bio di Claudio Bertarelli, mancato all’età di 92 anni (che avrebbe compiuto in dicembre) ha questi suoi tratti identitari: la famiglia, il lavoro, la comunicazione e una passione incontenibile per la bicicletta. Quattro orizzonti, come i punti cardinali.

Claudio Bertarelli con la maglia del Velo Club Lugano
La gran passione per la bicicletta
Al Giornale del Popolo, dov’era già una firma conosciuta quando vi esordii nel 1970, colpivano la sua lucidità di analisi, le sue fulminanti intuizioni unite alla visione anticipatrice dei possibili scenari. Ci azzeccava spesso, anche perché riusciva a cogliere le caratteristiche umane e tecniche dei campioni di cui si occupava. Sapeva di cosa scriveva per essere stato in sella ed avendo ottenuto anche qualche soddisfazione di successo. È stato per 15 intensi e coloriti anni il cronista degli avvenimenti ciclistici sul GdP ed ha continuato anche quando il giornalismo è cambiato, con metamorfosi multipla in attenzione, il prima e il dopo corsa, le interviste e gli spazi in pagina. Si era negli splendidi anni 70 del secolo scorso: e la stessa rivoluzione copernicana che seguì nella comunicazione e nei quotidiani (ce n’erano 6!), oggi appare come giurassica nell’era dei social. Quel primo mutamento può essere messo in relazione – per il ciclismo al GdP – con l’avvento alla redazione sportiva di Mariano Botta, che ad alcune discipline dedicava una robusta parte dei suoi giorni, ciclismo in testa.

Claudio Bertarelli (a sinistra) campione ticinese di ciclismo nel 1954 con il fratello Ruggero, campione ticinese 1956
Bertarelli era di un’originalità creativa inimitabile. Non so dove andasse a pescare certe genialità con cui coloriva le sue narrazioni. Era un laboratorio di inventiva gergale. Sarebbe piaciuto anche a Sergio Zavoli, l’inventore del “Processo alla tappa”, che oggi a sua volta sarebbe catalogato in un’altra era geologica (ma è rimasto un manuale “cult”). Glielo dissi nell’ultima intervista fatta, nel 2022, e lui si schernì, ma Claudio era uno attrezzato in materia e possedeva il pregio di tenere in alta priorità la scala dei valori ai quali si ispirava.

La vittoria al Giro dei 4 Cantoni, classica del calendario ciclistico svizzero
Lo dimostrava prima di tutto e sopra tutto dentro la sua famiglia – sposato con Gabriella Rossi e padre di Ermanno, Paolo e Lorenzo – poi nel suo lavoro di assicuratore per 35 anni con Patria, diventata poi Helvetia-Patria, quindi solo Helvetia, dove in cima a tutto poneva tre questioni decisive: l’onestà nel rapporto, la credibilità agli occhi della gente, in definitiva la professionalità fatta di correttezza. La sua carriera è il suo miglior diploma al merito. Era serio, affidabile, trasmetteva fiducia nell’interlocutore.
La nascita dei “Saggi Arrotini”
Come attività collaterale significativa, di cui si faceva giustamente vanto, era stato socio fondatore nel remoto 1967 e presidente onorario di un sodalizio legato al suo grande amore su due ruote e sui pedali: il club dei “Saggi Arrotini”, che onoravano il nome arrotando km su km e concedendosi itinerari che abbinavano il piacere dello stare in gruppo scoprendo luoghi e territori nuovi con il loro patrimonio da godere, dal paesaggio all’architettura, all’arte, ivi inclusa la tavola. Mi spiegò il senso di quell’avventura: “Abbiamo girato in bici per mezza Europa beneficiando del tempo libero dal lavoro, segnatamente durante le ferie estive.

Il gruppo dei Saggi Arrotini durante un viaggio in Ungheria
Innumerevoli i ricordi. Tra questi la curiosità mista a stupore degli abitanti dei paesi balcanici, taluni ancora memori delle ristrettezze, anche alle quali erano sottoposti nei tempi da poco liberati dai vincoli politici. La cronaca dei tempi lontani e recenti di vita arrotina meriterebbe un più esauriente commento. Preferisco lasciare agli attuali protagonisti il mandato di mantenere lo spirto vivace e curioso di chi, nel nome della collegialità sportiva e sociale, ha avuto e trovato il gusto di pedalare in compagnia”.

Claudio Bertarelli uomo di parola quando gli dissero di… darsi all’ippica
Quando è venuto il momento di lasciare la scena dov’era stato protagonista per più di 40 anni, lo ha fatto con la sua discrezione, ritirandosi a fare il nonno sereno e trasmettendo in eredità il ben fornito bagaglio di esperienza, saggezza, racconti di un passato da affidare alla memoria. Con il suo ricordo, cui forse teneva in assoluto: di “uomo di parola”.
Giuseppe Zois