Teatro

Con le Radici che passano dal cuore

© Martina Tritten

Anche se Cristina Castrillo si lamenta delle luci dello Studio Foce e delle difficoltà di un lavoro realizzato durante la pandemia, in questa rappresentazione, da ieri in scena, ogni elemento scorre e s’incastra come un perfetto meccanismo a orologeria, con quei pannelli su rotelle che si uniscono, si dividono, quinte mobili, creando, ricreando lo spazio per ogni “numero” di scena. re-cordari è infatti un collage di espressioni individuali e generazionali in cui ciascun attore, più o meno storico del TdR, narra se stesso e la sua relazione con quel teatro attraverso i mezzi, le idee, i ricordi, le emozioni che ha a disposizione, che sente più propri e appartenenti. È l’omaggio ideale ai quarant’anni, adesso diventati 40+1. Per Proust erano le “intermittenze del cuore” e dal cuore passano, riemergono i sentimenti, le storie, personali e collettive, le associazioni, che formano la persistenza e l’unitarietà della vita, cioè la memoria che sola può vincere le giustapposizioni di “io” e le differenze di quel che siamo in ogni fase della durata. Così, gli “io” che si moltiplicano in tante voci, finiscono per diventare una visione prismatica, come nel riflesso di un caleidoscopio.

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