Commento

Con Republik il Feuilleton sbarca sul Web

Personalmente il progetto di Republik mi è piaciuto sin dall’inizio. Sin da quando hanno lanciato il crowdfunding, sin da quando hanno iniziato a girare per Zurigo e dintorni spiegando in che cosa consisteva il progetto e che cosa volevano farne. Mi è sembrato audace, ambizioso e, soprattutto, mi è sembrata la testata giusta al momento giusto, quella che può fare la differenza e per vari motivi: modello di business, qualità, selezione e taglio dei contenuti, rapporto e interazione con i propri lettori/editori. E un’alta concezione del giornalismo visto ancora come essenziale per raccontare, interpretare e comprendere la società di oggi e dei suoi principali attori. Ora che hanno lanciato anche una sezione culturale ne sono ancora più entusiasta. L’articolo di lancio pubblicato ieri e firmato da Barbara Villiger, ex redattrice culturale della Neue Zürcher Zeitung, quotidianosul quale ha scritto per 25 anni, già dal titolo promette bene: «Per una cultura della critica». E poi attacca così «Ovunque nei media si ristruttura o si tagliano posti. A soffrirne in modo particolare sono le redazioni culturali. Non da noi! Noi lanciamo il Feuilleton di Republik.» Scusate se è poco. Un progetto, un’idea di giornalismo digital only da oggi decide di puntare anche sulla cultura quando ci sono quotidiani affermati che non pagano più i critici perché costano troppo, tagliano le redazioni e diminuiscono le pagine. E allora succede che penne quotate come quella di Barbara Villiger, tra le critiche teatrali più conosciute nella Svizzera tedesca, lascia la Neue Zürcher Zeitung per andare a Republik. Se questo non è un forte sentore dei tempi che cambiano, dei paradigmi che si trasformano, del nuovo che avanza.

Ma nel nuovo che avanza non si deve dimenticare la storia, non si devono dimenticare le radici e così Barbara Villiger chiama in causa due grandi: Theodor W. Adorno e il  suo “Discorso su un Feuilleton immaginario” e Balzac al quale Adorno si è ispirato prendendo spunto da un suo personaggio: un giovane giornalista incaricato di fare una recensione teatrale brillante e originale di uno spettacolo che forse nemmeno andrà in scena.

E allora mentre nei corridoi si vocifera che il Feuilleton sta scomparendo e mentre noi ci siamo accorti che la critica teatrale e letteraria sono ormai merce rara, rarissima nei giornali che, per la maggior parte, si limitano a pubblicare interviste compiacenti e estratti di questo o quel testo, Republik decide di puntare anche sulla cultura e lo fa rispolverando e portando sul Web un Feuilleton che sia «degno di questo nome con il nobile compito di accogliere con trasporto, serietà e passione la produzione culturale più rilevante in circolazione».

Finché ci sono e nascono progetti come Republik per il buon giornalismo c’è speranza. Ed è ovvio a questo punto, da qui nasce anche l’idea dell’Osservatore, che di cultura si può parlare bene e in profondità anche sul Web, anzi, il digitale offre spazi e strumenti che la carta si sogna.

Natascha Fioretti

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