Impressioni di una crisi

Da Praga – Praga spenta: il sole che c’è, il turismo che manca

È tornato l’inverno a livello di temperature, ma il sole non vuol saperne di andare via. Provocatore, con i suoi raggi che si abbattono sui palazzi multicolori di Praga, sembra prendere in giro i “reclusi” dietro i vetri di casa. Le giornate soleggiate stimolano la voglia di uscire: insopportabile l’aria domestica per tutte quelle ore; ore riempite da ogni genere di attività e che lasciano spazio all’evolversi della fantasia. Tra tutorial su YouTube e attività artigianali.

Mentre i “ghiacci” cechi si stanno sciogliendo – e questo avrebbe dovuto essere positivo per l’industria turistica e alberghiera del paese – tutti sono meticolosamente a casa. E nessun contrordine da parte del governo. La quarantena sarà ancora lunga (qualche giorno il l’esecutivo ipotizzava un ritorno alla “normalità” verso inizio giugno). Chiusi i castelli, i musei, le pinacoteche: che peccato sprecare la bellezza dietro ad un portone chiuso o una saracinesca spiegata.

Praga è spenta: non è scintillante, non è dinamica: è buia, nonostante il sole brilli. Nella capitale ceca i mezzi di trasporto oltre le 22, in particolare tram e metro, hanno registrato una diminuzione di poco meno dell’ottanta per cento dei passeggeri. Le poste continuano ad operare: uno dei simboli della Repubblica Ceca manda ancora i suoi agenti, i mitici – e coraggiosi – postini, porta a porta anche se la frequenza si è abbassata notevolmente.

Ciononostante, anche in Repubblica Ceca è aumentato il traffico postale, così come quello telefonico, per non parlare di quello Internet: si fa quel che si può per togliersi dalla testa la martellante omogeneità mediatica nel raccontare ogni singola dinamica sociale, politica, economica, culturale del Covid-19. Elemento di paura, anche nei media cechi esso è l’oggetto di attenzione mediatica spasmodica quasi senza precedenti: altro che Brexit, nell’autunno 2019.

Amedeo Gasparini

www.amedeogasparini.com

 

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