Sì al diaconato femminile e perché no, sì anche al sacerdozio per le donne. Il pubblico riunito nella sala multiuso di Melide, giovedì 9 ottobre, per uno degli eventi che celebrano i 500 anni della Parocchia dei Santi Quirico e Giulitta, ha applaudito un vescovo emerito accoratamente preoccupato dalle chiese vuote, dalla mancanza di preti e dal calo del sentimento religioso di una popolazione fissata innanzitutto sulla ricerca della felicità. “Un desiderio legittimo – ha spiegato Piergiacomo Grampa – ma che rischia di creare il vuoto se non accompagnato da altri valori un tempo molto più diffusi”.

Giuseppe Zois con Don Mino Grampa a Melide
Intervistato dall’ex direttore del Giornale del Popolo, Giuseppe Zois e chiamato a confrontarsi con un’affermazione del cardinal Martini, l’ex vescovo di Lugano ha aggiunto pepe alla critica nei confronti di una chiesa che dal profilo pastorale sarebbe in ritardo di 200 anni sull’evoluzione della società.
“Non di 200, ma di 2000 anni siamo in ritardo!”, è un’affermazione del teologo don Sandro Vitalini di Melide, che gli ha dedicato la piazza centrale del paese. C’è urgenza di un ritorno al messaggio evangelico, ha sottolineato Grampa: “Continuiamo a fare le stesse cose allo stesso modo mentre le chiese si svuotano; eppure niente, si va avanti come abbiamo sempre fatto!”. E poi anche la questione del pedobattesimo, di una prima comunione e di una cresima impartite semplicemete in base all’anagrafe: “Li cresimi e… dalla domenica successiva non li vedi più a Messa! Sono aspetti questi che andrebbero finalmente ridiscussi”.
“E che dire del matrimonio per i preti che oggi mancano in molte parrocchie costrette ad aggregarsi – ha continuato Grampa – io sono felice di essere rimasto celibe, ma alcuni degli apostoli scelti da Gesù erano sposati!”. Oppure, poco dopo: “Il sacerdozio femminile non convince? Eppure la Chiesa anglicana, una delle più antiche istituzioni cristiane, ha appena scelto di essere guidata da Sarah Mullally, un ex capo infermiera di 63 anni. Non sono evoluzioni che dovrebbero farci riflettere?”.
La settimana scorsa, lo ha stimolato Giuseppe Zois, in una parrocchia nostra dove si preparavano i bambini di 7-8 anni alla prima comunione, il prete è stato costretto a distribuire dei fogli con il testo del Padre nostro, per non trovarsi a recitarlo da solo. “Certo, ha osservato colui che nel cuore di molti è rimasto “Don Mino”, se in famiglia non si prega, mai, i risultati non possono essere che questi. Io da bambino in casa recitavo il rosario con i nonni – ha aggiunto l’ex rettore del Collegio Papio – ma senza arrivare a tanto, almeno il testo dell’Ave Maria bisognerebbe conoscerlo”.

La Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta a Melide. Domenica 16 novembre si terrà la festa commemorativa di paese, in occasione della quale la S. Messa sarà celebrata dal cardinale olandese Willem J. Eijk. (Foto: A. Sobek-Pescia)
Parole forti da parte del vescovo emerito. Affermazioni che in pochissimi si aspettavano di sentire da parte di un uomo di Chiesa che la parrocchia di don Ernesto Ratti ha invitato ben sapendo che colui che si autodefinisce di carattere “primario e sanguigno” non l’avrebbe annoiata. Ma in pochi sono riusciti a credere subito alle proprie orecchie quando l’hanno sentito dire quello che ha detto. Eppure, anche se provato nel fisico, mons. Grampa non si è risparmiato durante le ben due ore della serata pubblica melidese. “Un tempo provavo una certa difficoltà a recitare il passaggio del Salve Regina dove ci si descrive gementi e piangenti in questa valle di lacrime, mi sembrava eccessivamente pessimista – ha risposto alle domande di Zois ricche di citazioni del teologo melidese mons. Sandro Vitalini – ma oggi quella valle di lacrime descrive bene la situazione in cui si trova la Chiesa cattolica”.
Il nuovo Papa Leone, gli è stato infine chiesto da parte del publico, continuerà o interromperà le riforme avviate dal suo predecessore Francesco? “Per quanto riguarda la forma – ha concluso il vescovo emerito di Lugano – non aspettatevi alcuna continuità, ma quando rifletto sul fatto che mentre il primo si ispirava sant’Ignazio di Loyola, il secondo si rifà a sant’Agostino d’Ippona, non posso che essere ottimista”.
Marco Petrelli