I viaggi di Manuela

Edimburgo (prima parte)

Diversivo, distrazione, fantasia, cambiamenti di moda, di cibo, amore e paesaggio. Ne abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo.

(Bruce Chatwin)

In treno, of course

Eccomi pronta per una nuova avventura ferroviaria: andare ad Edimburgo in treno con tappa a Londra. Questa volta il viaggio si rivela senza particolari intoppi. Come al solito a Parigi devo cambiare stazione, dalla Gare de Lyon alla Gare du Nord e ho quasi tre ore di tempo, infatti ho scelto un Eurostar successivo perché non voglio sorprese dato che occorre arrivare in largo anticipo: le pratiche per il tunnel sotto la Manica assomigliano molto a quelle di un aeroporto, tra presentazione del biglietto, controlli di frontiera e dei bagagli è come andare verso un altro Continente. Compro anche una decina di ticket della metropolitana, così per le prossime volte non dovrò fare code (pare che tutte le strade, più che a Roma, mi portino nella capitale francese…).

Il binario 9 ¾ nella stazione di King’s Cross a Londra.

Circa due ore e mezzo la durata del percorso, ma occorrerà spostare le lancette indietro di un’ora. La lunghezza del tunnel, progettato per un paio di secoli e completato nel 1994, è di 50 chilometri, 39 sotto il mare, è il terzo dopo il San Gottardo e il giapponese Seikan, pure sottomarino, ma sono solo 23 i suoi chilometri sottacqua.

No, non ci sono pesci, non è un acquario. Chi non l’ha mai fatto rivolge le domande più strane. In realtà è come attraversare qualsiasi galleria, solo che l’idea di questa straordinaria impresa ingegneristica ha il suo fascino anche se pare che sia costantemente in perdita: il traffico passeggeri, dopo gli exploit degli inizi, è molto inferiore alle attese.

Se dovesse succedere qualcosa (incidenti ce ne sono stati, del resto), s’indossano i giubbotti e ci si butta in acqua…!

Appena scesa a St. Pancras infilo il mio eskimo, è metà giugno, pioviggina tanto per cambiare e ci sono parecchi gradi di differenza rispetto alla Francia. Entro nel primo albergo che vedo ed esco quasi subito: voglio comprare il biglietto, i treni per la Scozia partono da King’s Cross che è proprio di fronte a St. Pancras. Una delle magiche tappe dei fans potteriani: un semplice muro di mattoni indica il fotografatissimo binario 9 3/4, accanto un negozietto di gadget dedicati all’internazionale maghetto di cui troverò tracce anche in Scozia.

Ma quando, il giorno dopo, scopro che il rosso fiammante Virgin, il treno per Edimburgo, parte dal binario 0, allora mi sembra davvero di entrare in una favola, sto andando tra castelli e leggende, i confini di realtà e immaginazione si confondono…

Attraverso la campagna inglese e faccio un’indigestione di verdi di ogni sfumatura, colline, prati, boschi o cespugli, mucche, pecore, specchi d’acqua, casupole, dimore signorili, chiese con i loro pinnacoli gotici, campi da golf (e ne vedrò molti di più in Scozia che è la patria di questo sport), fino ad arrivare a costeggiare lo spettacolare e selvaggio Mare del Nord.

Yorkshire, Forth Bridge, Darlington, Durham, New Castle…. Tengo conto delle stazioni di sosta.

Dopo circa quattro ore, scendo alla principale e centrale stazione Waverley, caotica, con lavori stradali in corso per cui spostano in continuazione le fermate dei taxi. Come in molte città, il traffico automobilistico è un disastro e non sono pochi gli scozzesi che la macchina non la usano per recarsi in centro. Mi stanno aspettando e alla fine un taxi riesco ad intercettarlo.

Da dove cominciare?

La ricchezza culturale è davvero esorbitante, circa 400.000 abitanti (il nucleo), visitatissima dai turisti, due milioni all’anno, Edimburgo si presta ad essere girata comodamente a piedi, al massimo si prende qualche autobus ma la planimetria appare chiara persino ad una come me che riesce a perdersi anche a Lugano in zone non di abituale frequentazione!

Continuo a pensare che a volte i posti più consigliati, le mete che ogni guida, in carne e ossa o di carta, la stessa pubblicità veicolante, indicano come assolutamente da vedere, non siano in realtà davvero imperdibili. Come mai ad esempio Edimburgh Castle è sempre affollatissimo, nonostante il non irrilevante costo del biglietto (più di 16 sterline) e il fatto che non sia certo uno dei castelli scozzesi più interessanti, assalito da gruppi chiassosi e selfie-dipendenti, mentre la pinacoteca, la gratuita Scottish National Gallery, sembra al confronto un convento, con tranquille persone che si aggirano in concentrata contemplazione? Eppure troviamo qui una eccellente rappresentanza della storia dell’arte, per restare solo al Rinascimento: Leonardo Da Vinci, Raffaello (ben tre!), Tiziano, Tintoretto, Botticelli… fino ad arrivare agli impressionisti. Che sia la differenza tra viaggiatori e turisti di massa? Il castello non mi ha particolarmente impressionato con le sue ricostruzioni e rimaneggiamenti. Se siete da queste parti e amate i castelli, recatevi piuttosto a quello di Stirling, un’ora di treno da Edimburgo.

L’orgoglio nazionale

Infinite comunque sono le esperienze che potrete fare, da ogni prospettiva e, mi era già capitato di rilevarlo anche in Irlanda, l’orgoglio nazionale e patriottico, porta a seminare le strade e i musei di statue, targhe, ritratti, documenti di coloro che si sono distinti e hanno reso grande il Paese in ogni campo, condottieri, scienziati, letterati… dal poeta Burns (a cui si deve anche l’elogio gastronomico del piatto nazionale, haggis, e qui dipende dai gusti essendo a base di frattaglie), agli scrittori Scott e Stevenson, a George Stephenson, padre della locomotiva a vapore… Oltre a passeggiare per le vie, potrete averne una fulminante idea visitando la Scottish National Portrait Gallery o il National Museum of Scotland (per la felicità dei bambini in particolare, un paradiso dei progressi scientifici, tra trasporti, animali, macchinari, enigmi… come le bare in miniatura dell’Arthur Seat scoperte in una grotta nel 1836, meno di dieci centimetri: una delle tesi è che siano un omaggio simbolico alle vittime dei famosi criminali scozzesi, Burke e Hare).

Ma qui uno degli eroi più popolari, non è una persona, ma un animale, un cane… E questo ve lo racconterò la prossima volta…

(Continua)

 

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