Commento

Etty Hillesum, maestra della giovinezza di Elisabetta Rasy

Il libro di Elisabetta Rasy Dio ci vuole felici. Etty Hillesum o della giovinezza (HarperCollins 2023) riflette i pensieri della scrittrice sulla diarista nederlandese vittima della Shoah. Etty Hillesum era una ragazza colta della buona borghesia ebraica laica; iniziò a frequentare l’università a diciott’anni. Intraprendente, curiosa, Etty si è sempre spesa per la libertà d’azione e per l’affetto nei confronti del prossimo. Il pamphlet è una confessione di Rasy, che spiega il suo rapporto ideale con Hillesum. L’autrice lesse il famoso diario nel 1985, quando cercava di immedesimarsi nella giovane Etty. «Nei suoi eterni vent’anni è stata, e resta per me, la perfetta maestra della giovinezza». Attraverso Hillesum, l’autrice fa luce nella caverna dei sentimenti umani. Dall’amore alla disperazione, dall’incertezza alla tenerezza. In corso d’opera ricorda anche Julius Spier, l’amore di una vita di Etty.

Sembra che Rasy quasi si immedesimi nella scrittrice. Rilegge e sfoglia con cura il diario – «il diario è il luogo dell’ascoltarsi dentro, il regno dell’anima e anche il luogo dell’amore». Una caratteristica di Hillesum era la sua grande fede nella vita e nella speranza. Quando i nazisti invasero i Paesi Bassi, lei sapeva già destino degli ebrei. Tra collaborazionisti e delatori, Hillesum si sentì progressivamente sempre più sola. Elisabetta Rasy menziona anche il diario dell’altra grande giovane ebrea dei Paesi Bassi. Dell’opera di Anne Frank scrive: «quella lettura è stata per me una inconsapevole vaccinazione, qualcosa che nessun libro di testo o studio storico avrebbe potuto insegnarmi con tanta precisione e una volta per tutte: che cosa è stato il nazismo, che cosa è una dittatura, e soprattutto che cosa è stato ed è l’antisemitismo».

Etty era affezionata alla vita e in questo era simile alla terza donna che Rasy cita nell’opera. Edith Stein aveva cinquantatré anni quando fu deportata ad Auschwitz da Echt. Come Etty, Edith aveva grandi occhi vigili e affascinanti, uno sguardo femminile e riflesso di un’intelligenza profonda. Le donne che Elisabetta Rasy cita sono le sue muse: le ricordano la giovinezza e si inseriscono come perle in una collana della memoria; il filo è Etty. La ragazza ironica, ribelle, tenera, sensibile. Felice e imprevedibile, dinamica e altruista. Non è un caso che nel campo di Westerbork aiutava i malati come volontaria – lo stesso aveva fatto Stein durante la Grande Guerra. Il sentimento di amore mischiato con quello di libertà ha guidato la giovane ventinovenne, ricorda Rasy. Il mondo di Etty è un mondo di amore, passione e letture.

Nel campo di concentramento mantenne intense relazioni epistolari. Non si scoraggiava e anzi trasmetteva forza e sollievo ai sofferenti. Cronista del campo, infermiera dei malati, figlia. «Mio Dio, prendimi nella tua grande mano e fammi tuo strumento, fa che io possa scrivere», aveva scritto nel diario. Scrivere è una forma di salvezza. Etty voleva diventare scrittrice: e lo diventò. Alla fine dei suoi giorni, tentava di mantenere la propria dignità di essere umano nel fango del campo di concentramento. La fede in Dio è stata importantissima per Etty: invoca, prega, supplica, ama Dio a più riprese nel diario. La lettura del diario di Etty Hillesum è un viaggio teologico nella giovinezza e nella speranza. Libro alla mano, Rasy ha fatto il suo; ogni lettore potrà ritrovare se stesso, leggendo le parole ispiratrici della nederlandese.

Amedeo Gasparini

www.amedeogasparini.com

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