I campi della Camargue si distendono sotto un cielo che il Mistral – il vento, non il poeta – rende cristallino: avvicinandosi a Maillane, una manciata di chilometri a nord di Arles, tutto parla ancora di Frédéric Mistral. L’uomo che trasformò un dialetto locale in letteratura immortale e che per questo, nel 1904, ricevette il Premio Nobel per la Letteratura. La villa dello scrittore sorge discreta, circondata da siepi e muri bassi. All’interno, ogni oggetto racconta: i mobili pesanti, le fotografie ingiallite, i manoscritti. A pochi metri, nel cimitero del paese, riposa colui che dedicò l’intera esistenza a salvare dalla scomparsa la lingua dei trovatori medievali. Una vita trascorsa interamente qui, in questo angolo Francia mediterranea che nell’Ottocento doveva sembrare incredibilmente remoto rispetto ai salotti parigini dove si decidevano le sorti della letteratura. Eppure, proprio da questo isolamento Mistral costruì una reputazione che superò i confini della Provenza.
Quando nel 1859 pubblicò Mirèio, il poema epico in dodici canti al quale aveva lavorato otto anni, la critica rimase sbalordita. Alphonse de Lamartine lodò pubblicamente l’opera. L’Académie française la premiò. In pochi anni, il testo venne tradotto in oltre diciassette lingue. Per un autore che scriveva in provenzale – una lingua non comprensibile nemmeno ai concittadini francofoni – era un trionfo. La storia narrata in Mirèio fonde elementi diversi … Echi di Giovanna d’Arco, reminiscenze di Romeo e Giulietta, ma soprattutto suggestioni delle tradizioni rurali provenzali. La protagonista, figlia di un agricoltore benestante, s’innamora di Vincent, cestaio. L’opposizione familiare, il dramma dell’amore impossibile: temi universali raccontati tramite la specificità del territorio. Diego Valeri avrebbe scritto che quest’opera apparve quasi contemporaneamente ai Fiori del male di Charles Baudelaire, creando un contrasto stridente: «Serenità antica e nevrosi moderna: due mondi inconciliabili».
Nato nel 1830 da François Mistral e Adélaide Poulinet, una famiglia di contadini, il giovane Frédéric arrivò tardi all’istruzione formale. Solo a nove anni venne mandato a scuola, prima ad Avignone, poi a Nîmes. L’incontro che cambiò tutto fu con Joseph Roumanille, insegnante e poeta. Che gli rivelò che il provenzale non era un idioma inferiore. Ma la prima lingua letteraria dell’Europa civilizzata, erede dei trovatori che nel Medioevo avevano inventato la poesia d’amore. Dopo la laurea in giurisprudenza ad Aix-en-Provence, Mistral si stabilì a Maillane e nel 1854 fondò, insieme con Roumanille, Félix Gras, Théodore Aubanel, Anselme Mathieu il movimento Félibrige. L’obiettivo era la riscoperta e la valorizzazione della lingua provenzale nella letteratura. Mistral si prodigò principalmente per diffondere la variante provenzale vera e propria. E ne divenne presto l’anima.
Sotto la sua guida, il Félibrige accolse persino i poeti catalani espulsi dalla Spagna, creando una rete mediterranea di “resistenza linguistica”. In seguito, viaggiò in Catalogna per conoscere meglio quella lingua e cultura mediterranea. Il poeta si proclamò federalista e manifestò un patriottismo provenzale intransigente. La produzione letteraria continuò con Calendau (1867), poema epico che riecheggiava l’Eneide nei contenuti, ma conteneva forti allusioni politiche contemporanee. Nel 1876 sposò Marie-Louise Rivière, senza avere figli. Parallelamente al lavoro poetico, si dedicò a un’impresa titanica: la compilazione di un dizionario monumentale della lingua provenzale. Lou tresor dóu Félibrige, opera basata su studi decennali che uscì dal 1879 al 1886, raccoglieva non solo le varianti del provenzale, ma anche numerose voci di svariati dialetti occitani. Ancora oggi questo dizionario fa autorità, coniugando le varianti dialettali della lingua d’Oc moderna con una conoscenza profonda della letteratura e dell’etnografia del Sud della Francia.
Del 1897, il Poema del Rodano parla dei navigatori al tempo in cui le nuove navi a vapore distruggevano l’antico modo di navigare. Lis Olivado è l’ultima raccolta di poesie e contiene alcuni dei capolavori, dove è evidente l’esaltazione della Provenza. Quando nel 1904 l’Accademia svedese assegnò il Nobel a Frédéric Mistral (condiviso con il madrileno José Echegaray), la motivazione riconosceva «la freschezza, originalità e autenticità della sua produzione letteraria, fedele riflesso dei paesaggi naturali e dello spirito naturale della sua nazione». L’assegnazione del Nobel nel primo Novecento era radicata nelle culture occidentali e post-imperiali. È molto probabile che fosse stato un nostro contemporaneo, Mistral non avrebbe ottenuto il prestigioso riconoscimento. Neppure per il semplice fatto di salvare una lingua in via d’estinzione. Frédéric Mistral propugnò l’indipendenza culturale della Provenza nei confronti della Francia centralizzatrice. Non solo: si adoperò per combattere il diffuso pregiudizio sull’arretratezza del provenzale.
Mistral non presenziò alla cerimonia a Stoccolma, essendo presente un ministro in sua vece. Il denaro del premio venne interamente destinato all’ampliamento della raccolta etnografica del Museon Arlaten – il museo storico-etnografico di Arles curato in ogni dettaglio da Mistral. Insieme con Émile Marignan, alla fine del secolo, diede vita a uno dei primi musei di etnografia regionale d’Europa. Fondato nel 1896 nei locali dell’Hôtel Laval-Castellane, un edificio che un tempo ospitava una chiesa, il museo sorge a fianco dell’ospizio dove Vincent van Gogh fu ricoverato. Curioso destino geografico: il pittore nederlandese scelse poi di farsi internare proprio a Saint-Rémy-de-Provence, a pochi minuti d’automobile da Maillane. Come se questi due geni fossero destinati a incrociarsi, almeno idealmente, nello stesso lembo di terra. Il Museon Arlaten è, forse, il museo più bello della regione. Percorrendone le sale si attraversa la storia della Provenza.
Costumi tradizionali riccamente decorati, documenti letterari, reperti etnografici, testimonianze storiche e artistiche si intrecciano componendo il ritratto di una civiltà. Il ruolo del poeta fu decisivo non solo nel concepimento, ma nell’acquisizione delle collezioni, nella definizione del progetto culturale, nell’assicurare che il museo diventasse uno strumento di trasmissione e tradizione identitaria. Idealmente, quella tradizione poetica che dalla Provenza medievale – dove Francesco Petrarca trascorse i lunghi anni nella contigua Vaucluse – proseguiva l’eredità medievale fino ad arrivare all’Ottocento. Gli abitanti di Maillane lo ricordano come un uomo gentile. Aiutava i suoi concittadini e questi si rivolgevano a lui come al grande saggio del paese. La sua celebrità internazionale, le sessantamila lettere con scrittori di tutta Europa, il Nobel non lo allontanarono mai dalle sue radici. Rimase sempre l’uomo di Maillane. Frédéric Mistral morì il 25 marzo 1914 nella sua casa natale. La dimora è stata donata al Comune di Maillane.
Amedeo Gasparini
I campi della Camargue si distendono sotto un cielo che il Mistral – il vento, non il poeta – rende cristallino: avvicinandosi a Maillane, una manciata di chilometri a nord di Arles, tutto parla ancora di Frédéric Mistral. L’uomo che trasformò un dialetto locale in letteratura immortale e che per questo, nel 1904, ricevette il Premio Nobel per la Letteratura. La villa dello scrittore sorge discreta, circondata da siepi e muri bassi. All’interno, ogni oggetto racconta: i mobili pesanti, le fotografie ingiallite, i manoscritti. A pochi metri, nel cimitero del paese, riposa colui che dedicò l’intera esistenza a salvare dalla scomparsa la lingua dei trovatori medievali. Una vita trascorsa interamente qui, in questo angolo Francia mediterranea che nell’Ottocento doveva sembrare incredibilmente remoto rispetto ai salotti parigini dove si decidevano le sorti della letteratura. Eppure, proprio da questo isolamento Mistral costruì una reputazione che superò i confini della Provenza.
Quando nel 1859 pubblicò Mirèio, il poema epico in dodici canti al quale aveva lavorato otto anni, la critica rimase sbalordita. Alphonse de Lamartine lodò pubblicamente l’opera. L’Académie française la premiò. In pochi anni, il testo venne tradotto in oltre diciassette lingue. Per un autore che scriveva in provenzale – una lingua non comprensibile nemmeno ai concittadini francofoni – era un trionfo. La storia narrata in Mirèio fonde elementi diversi … Echi di Giovanna d’Arco, reminiscenze di Romeo e Giulietta, ma soprattutto suggestioni delle tradizioni rurali provenzali. La protagonista, figlia di un agricoltore benestante, s’innamora di Vincent, cestaio. L’opposizione familiare, il dramma dell’amore impossibile: temi universali raccontati tramite la specificità del territorio. Diego Valeri avrebbe scritto che quest’opera apparve quasi contemporaneamente ai Fiori del male di Charles Baudelaire, creando un contrasto stridente: «Serenità antica e nevrosi moderna: due mondi inconciliabili».
Nato nel 1830 da François Mistral e Adélaide Poulinet, una famiglia di contadini, il giovane Frédéric arrivò tardi all’istruzione formale. Solo a nove anni venne mandato a scuola, prima ad Avignone, poi a Nîmes. L’incontro che cambiò tutto fu con Joseph Roumanille, insegnante e poeta. Che gli rivelò che il provenzale non era un idioma inferiore. Ma la prima lingua letteraria dell’Europa civilizzata, erede dei trovatori che nel Medioevo avevano inventato la poesia d’amore. Dopo la laurea in giurisprudenza ad Aix-en-Provence, Mistral si stabilì a Maillane e nel 1854 fondò, insieme con Roumanille, Félix Gras, Théodore Aubanel, Anselme Mathieu il movimento Félibrige. L’obiettivo era la riscoperta e la valorizzazione della lingua provenzale nella letteratura. Mistral si prodigò principalmente per diffondere la variante provenzale vera e propria. E ne divenne presto l’anima.
Sotto la sua guida, il Félibrige accolse persino i poeti catalani espulsi dalla Spagna, creando una rete mediterranea di “resistenza linguistica”. In seguito, viaggiò in Catalogna per conoscere meglio quella lingua e cultura mediterranea. Il poeta si proclamò federalista e manifestò un patriottismo provenzale intransigente. La produzione letteraria continuò con Calendau (1867), poema epico che riecheggiava l’Eneide nei contenuti, ma conteneva forti allusioni politiche contemporanee. Nel 1876 sposò Marie-Louise Rivière, senza avere figli. Parallelamente al lavoro poetico, si dedicò a un’impresa titanica: la compilazione di un dizionario monumentale della lingua provenzale. Lou tresor dóu Félibrige, opera basata su studi decennali che uscì dal 1879 al 1886, raccoglieva non solo le varianti del provenzale, ma anche numerose voci di svariati dialetti occitani. Ancora oggi questo dizionario fa autorità, coniugando le varianti dialettali della lingua d’Oc moderna con una conoscenza profonda della letteratura e dell’etnografia del Sud della Francia.
Del 1897, il Poema del Rodano parla dei navigatori al tempo in cui le nuove navi a vapore distruggevano l’antico modo di navigare. Lis Olivado è l’ultima raccolta di poesie e contiene alcuni dei capolavori, dove è evidente l’esaltazione della Provenza. Quando nel 1904 l’Accademia svedese assegnò il Nobel a Frédéric Mistral (condiviso con il madrileno José Echegaray), la motivazione riconosceva «la freschezza, originalità e autenticità della sua produzione letteraria, fedele riflesso dei paesaggi naturali e dello spirito naturale della sua nazione». L’assegnazione del Nobel nel primo Novecento era radicata nelle culture occidentali e post-imperiali. È molto probabile che fosse stato un nostro contemporaneo, Mistral non avrebbe ottenuto il prestigioso riconoscimento. Neppure per il semplice fatto di salvare una lingua in via d’estinzione. Frédéric Mistral propugnò l’indipendenza culturale della Provenza nei confronti della Francia centralizzatrice. Non solo: si adoperò per combattere il diffuso pregiudizio sull’arretratezza del provenzale.
Mistral non presenziò alla cerimonia a Stoccolma, essendo presente un ministro in sua vece. Il denaro del premio venne interamente destinato all’ampliamento della raccolta etnografica del Museon Arlaten – il museo storico-etnografico di Arles curato in ogni dettaglio da Mistral. Insieme con Émile Marignan, alla fine del secolo, diede vita a uno dei primi musei di etnografia regionale d’Europa. Fondato nel 1896 nei locali dell’Hôtel Laval-Castellane, un edificio che un tempo ospitava una chiesa, il museo sorge a fianco dell’ospizio dove Vincent van Gogh fu ricoverato. Curioso destino geografico: il pittore nederlandese scelse poi di farsi internare proprio a Saint-Rémy-de-Provence, a pochi minuti d’automobile da Maillane. Come se questi due geni fossero destinati a incrociarsi, almeno idealmente, nello stesso lembo di terra. Il Museon Arlaten è, forse, il museo più bello della regione. Percorrendone le sale si attraversa la storia della Provenza.
Costumi tradizionali riccamente decorati, documenti letterari, reperti etnografici, testimonianze storiche e artistiche si intrecciano componendo il ritratto di una civiltà. Il ruolo del poeta fu decisivo non solo nel concepimento, ma nell’acquisizione delle collezioni, nella definizione del progetto culturale, nell’assicurare che il museo diventasse uno strumento di trasmissione e tradizione identitaria. Idealmente, quella tradizione poetica che dalla Provenza medievale – dove Francesco Petrarca trascorse i lunghi anni nella contigua Vaucluse – proseguiva l’eredità medievale fino ad arrivare all’Ottocento. Gli abitanti di Maillane lo ricordano come un uomo gentile. Aiutava i suoi concittadini e questi si rivolgevano a lui come al grande saggio del paese. La sua celebrità internazionale, le sessantamila lettere con scrittori di tutta Europa, il Nobel non lo allontanarono mai dalle sue radici. Rimase sempre l’uomo di Maillane. Frédéric Mistral morì il 25 marzo 1914 nella sua casa natale. La dimora è stata donata al Comune di Maillane.
Amedeo Gasparini