Al termine di vent’anni di corrispondenza dagli Stati Uniti, Massimo Gaggi e Tamara Jadrejcic pubblicano America dentro (Laterza 2026) che ricostruisce il loro percorso attraverso il Paese. Gli autori descrivono l’America come un romanzo vivente lungo cinquemila chilometri. Ricordano esperienze intense – dalle aurore boreali in Alaska alla discesa in canyon profondi chilometri. Gli Stati Uniti sono un Paese capace di offrire libertà, dinamismo e pragmatismo. Ma nel tempo hanno progressivamente smesso di riconoscersi in valori comuni. Dall’inizio degli anni Duemila la frattura si è ampliata, anche a causa delle trasformazioni economiche legate alla globalizzazione e di una rivoluzione tecnologica dell’informazione che avrebbe dovuto rafforzare la democrazia. Emergono stanchezza, chiusura e perdita del dialogo: ognuno tende a restare nella propria echo chamber, evitando il confronto. Il GOP è descritto come trasformato, fino a diventare il partito personale di Donald Trump.
Il racconto prende avvio dal 2004 e dall’eredità dell’attacco alle Torri Gemelle, per poi soffermarsi sulla campagna di George W. Bush contro John Kerry. Attraversando il Paese, gli autori osservano anche aspetti quotidiani, come la difficoltà nel reperire prodotti freschi. L’elezione di Barack Obama aveva alimentato aspettative di riconciliazione. Ma ha anche suscitato reazioni come il movimento dei Tea Party, fortemente critico verso la riforma sanitaria. Un capitolo è dedicato al tema delle armi. Sotto Obama si ha assistito ad aumento delle vendite – fino a circa 120 armi ogni 100 abitanti. La crisi del 2008 rappresenta un passaggio centrale: il crollo di istituzioni come Bear Stearns e Merrill Lynch evidenzia la fragilità del sistema. Per anni il credito è stato facilmente accessibile, alimentando un equilibrio instabile. Le banche costruiscono un sistema complesso che finisce per collassare. Obama interviene con politiche di salvataggio per evitare un crollo generale.
Il malcontento coinvolge anche la sua amministrazione, rendendo difficile la rielezione nel 2012. Il Financial Times arriva ad osservare che «se l’America avesse avuto la forza di mandare in galera qualche grande banchiere, non avremmo mai avuto il fenomeno Donald». Nei primi anni Dieci gli autori descrivono gli Appalachi, simbolo di un’America marginalizzata, segnata dall’industria del carbone e dalla diffusione di oppioidi e fentanyl. Il secondo mandato di Obama è deludente. La leadership repubblicana dell’epoca, rappresentata da Mitt Romney, è distante da quella successiva. Come John McCain e Jeb Bush, rappresenta una leadership in declino. Nel frattempo, città come Detroit subiscono un forte ridimensionamento demografico ed economico dopo la crisi dei mutui subprime. Il paesaggio urbano appare segnato da abbandono e degrado. Gaggi e Jadrejcic analizzano anche il ruolo della religione e delle megachiese evangeliche, che combinano dimensione spirituale e organizzativa.
Gli USA restano uno dei Paesi occidentali in cui la religione ha maggiore rilevanza, pur nel rispetto della libertà di culto garantita dalla Costituzione. Nel 2016 Trump arriva alla Casa Bianca con uno stile comunicativo provocatorio, interpretato come reazione al linguaggio politically correct. Molti elettori, in particolare i forgotten men, si allontanano dal Partito Democratico, ritenuto incapace di rappresentarli. Decisivo è anche il sostegno degli evangelici, che appoggiano Trump in larga misura. Il 2017 segna l’intensificarsi delle culture wars, con l’emergere di movimenti come LGBTQ+ e Me Too, che portano al centro temi legati ai diritti e al riconoscimento. Nel 2018 gli autori descrivono la condizione degli immigrati ispanici, fondamentali per l’economia ma politicamente eterogenei. L’integrazione modifica anche le loro scelte politiche, che non seguono automaticamente le aspettative dei democratici. Nel 2020 la pandemia di Covid-19 accentua le disuguaglianze. La morte di George Floyd innesca proteste diffuse.
Il BLM mobilita milioni di persone e critica la gestione delle forze dell’ordine. La pandemia indebolisce ulteriormente la presidenza Trump, che perde le elezioni contro Joe Biden, senza però riconoscere la sconfitta. Il 6 gennaio 2021 l’assalto al Congresso mette alla prova la democrazia americana. Ma Biden è un presidente di transizione. Ma la sua decisione di ricandidarsi viene interpretata come un errore politico. Nel 2022 la Corte Suprema ribalta la Roe v. Wade, con giudici come Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, contribuendo a ridefinire gli equilibri istituzionali. Il 2023 è segnato dall’ascesa dell’IA e di ChatGPT. Emergono figure come Elon Musk e Peter Thiel, mentre Marc Andreessen pubblica il “Techno-Optimist Manifesto”. Nel 2024 prende forma una nuova fase politica con Trump, più strutturata rispetto alla precedente, anche sulla base del Project 2025. Si delinea un rafforzamento dell’esecutivo e un uso più esteso degli strumenti istituzionali.
Amedeo Gasparini
Al termine di vent’anni di corrispondenza dagli Stati Uniti, Massimo Gaggi e Tamara Jadrejcic pubblicano America dentro (Laterza 2026) che ricostruisce il loro percorso attraverso il Paese. Gli autori descrivono l’America come un romanzo vivente lungo cinquemila chilometri. Ricordano esperienze intense – dalle aurore boreali in Alaska alla discesa in canyon profondi chilometri. Gli Stati Uniti sono un Paese capace di offrire libertà, dinamismo e pragmatismo. Ma nel tempo hanno progressivamente smesso di riconoscersi in valori comuni. Dall’inizio degli anni Duemila la frattura si è ampliata, anche a causa delle trasformazioni economiche legate alla globalizzazione e di una rivoluzione tecnologica dell’informazione che avrebbe dovuto rafforzare la democrazia. Emergono stanchezza, chiusura e perdita del dialogo: ognuno tende a restare nella propria echo chamber, evitando il confronto. Il GOP è descritto come trasformato, fino a diventare il partito personale di Donald Trump.
Il racconto prende avvio dal 2004 e dall’eredità dell’attacco alle Torri Gemelle, per poi soffermarsi sulla campagna di George W. Bush contro John Kerry. Attraversando il Paese, gli autori osservano anche aspetti quotidiani, come la difficoltà nel reperire prodotti freschi. L’elezione di Barack Obama aveva alimentato aspettative di riconciliazione. Ma ha anche suscitato reazioni come il movimento dei Tea Party, fortemente critico verso la riforma sanitaria. Un capitolo è dedicato al tema delle armi. Sotto Obama si ha assistito ad aumento delle vendite – fino a circa 120 armi ogni 100 abitanti. La crisi del 2008 rappresenta un passaggio centrale: il crollo di istituzioni come Bear Stearns e Merrill Lynch evidenzia la fragilità del sistema. Per anni il credito è stato facilmente accessibile, alimentando un equilibrio instabile. Le banche costruiscono un sistema complesso che finisce per collassare. Obama interviene con politiche di salvataggio per evitare un crollo generale.
Il malcontento coinvolge anche la sua amministrazione, rendendo difficile la rielezione nel 2012. Il Financial Times arriva ad osservare che «se l’America avesse avuto la forza di mandare in galera qualche grande banchiere, non avremmo mai avuto il fenomeno Donald». Nei primi anni Dieci gli autori descrivono gli Appalachi, simbolo di un’America marginalizzata, segnata dall’industria del carbone e dalla diffusione di oppioidi e fentanyl. Il secondo mandato di Obama è deludente. La leadership repubblicana dell’epoca, rappresentata da Mitt Romney, è distante da quella successiva. Come John McCain e Jeb Bush, rappresenta una leadership in declino. Nel frattempo, città come Detroit subiscono un forte ridimensionamento demografico ed economico dopo la crisi dei mutui subprime. Il paesaggio urbano appare segnato da abbandono e degrado. Gaggi e Jadrejcic analizzano anche il ruolo della religione e delle megachiese evangeliche, che combinano dimensione spirituale e organizzativa.
Gli USA restano uno dei Paesi occidentali in cui la religione ha maggiore rilevanza, pur nel rispetto della libertà di culto garantita dalla Costituzione. Nel 2016 Trump arriva alla Casa Bianca con uno stile comunicativo provocatorio, interpretato come reazione al linguaggio politically correct. Molti elettori, in particolare i forgotten men, si allontanano dal Partito Democratico, ritenuto incapace di rappresentarli. Decisivo è anche il sostegno degli evangelici, che appoggiano Trump in larga misura. Il 2017 segna l’intensificarsi delle culture wars, con l’emergere di movimenti come LGBTQ+ e Me Too, che portano al centro temi legati ai diritti e al riconoscimento. Nel 2018 gli autori descrivono la condizione degli immigrati ispanici, fondamentali per l’economia ma politicamente eterogenei. L’integrazione modifica anche le loro scelte politiche, che non seguono automaticamente le aspettative dei democratici. Nel 2020 la pandemia di Covid-19 accentua le disuguaglianze. La morte di George Floyd innesca proteste diffuse.
Il BLM mobilita milioni di persone e critica la gestione delle forze dell’ordine. La pandemia indebolisce ulteriormente la presidenza Trump, che perde le elezioni contro Joe Biden, senza però riconoscere la sconfitta. Il 6 gennaio 2021 l’assalto al Congresso mette alla prova la democrazia americana. Ma Biden è un presidente di transizione. Ma la sua decisione di ricandidarsi viene interpretata come un errore politico. Nel 2022 la Corte Suprema ribalta la Roe v. Wade, con giudici come Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, contribuendo a ridefinire gli equilibri istituzionali. Il 2023 è segnato dall’ascesa dell’IA e di ChatGPT. Emergono figure come Elon Musk e Peter Thiel, mentre Marc Andreessen pubblica il “Techno-Optimist Manifesto”. Nel 2024 prende forma una nuova fase politica con Trump, più strutturata rispetto alla precedente, anche sulla base del Project 2025. Si delinea un rafforzamento dell’esecutivo e un uso più esteso degli strumenti istituzionali.
Amedeo Gasparini