Storie di Musetta e altri gatti

Giochi e paure

Gattino nel sacchetto

Alle bambole preferiva decisamente i gattini. Li metteva nella culla, li conduceva a spasso nella carrozzina; andava a dormire senza storie, purché ne riuscisse a portare uno nel suo letto, nascondendolo sotto le coperte. La madre la trovava addormentata abbracciata al suo minuscolo compagno che posava la testa sul cuscino, immagine assolutamente simmetrica e molto antropomorfizzata. Arrivava persino a vestirli con gli abiti delle bambole, grave mancanza di rispetto, ma in ogni caso era punita, lo dimostravano le mani perennemente insanguinate. Crescendo imparò a fare giochi più paritari. Anni dopo, nell’esplosione del mercato del “pet”, lei trovava ridicoli tutti quei reparti dedicati ai giocattoli per il gatto e destinati ad un consumatore se non idiota almeno alquanto sprovveduto. Le veniva in mente un racconto di Dino Buzzati: al bambino era stato fatto un dono molto costoso, che lui snobbava, preferendo divertirsi con il contenitore, la scatola! Così è per i cuccioli di animale, quante avventure con una scatola, tra le ali della chiusura, finestrelle da ricavare per il “Buu” dello spavento. Fuori, dentro, fuori, sotto, sopra e tante risate quando ci si imbatteva in un cartone che, apparentemente, si muoveva da solo. Così era per un banale sacchetto, ideale per nascondersi e tirare agguati al malcapitato di turno, fosse umano o animale, dentro e “scrash”, saltandoci sopra; e se si passava con un dito sulla carta, frenetica con istintiva rapidità arrivava la zampata; adoravano mordere, soprattutto le dita umane, almeno era questo che lei pensava. E poi i cordoncini, qualsiasi striscia di stoffa, una matita, un bastoncino, bastava che si muovesse, afferrarlo, addentarlo, sgranocchiarlo, piccole prove di cacciatori carnivori… E, per la disperazione della nonna, quanti gomitoli di lana spariti, rubati e portati nella riserva del gatto ladro sotto il letto…

Ma ognuno aveva i suoi giochi preferiti, Musetta (che verrà molto dopo) adorava una vera piuma d’uccello, sognando probabilmente l’intero. E poi rimasuglio di Natale, una pallina rossa; la prendeva in bocca ma, calciatrice nata, la lanciava anche, nel corridoio, zac, zac, usava le zampette davanti come un flipper e poi la sbatteva contro la porta del bagno in fondo e a ricominciare, velocemente, zampata a destra, zampata a sinistra e… “goal!”. Solo che quella pallina rossa doveva rilasciare colore perché alla micia era venuta anche la bocca rossa, a quel punto il clown era quasi perfetto.

Gattino che gioca

Avevano anche le loro idiosincrasia, come tutti sanno, temevano l’aspirapolvere che soffiava come un enorme drago arrabbiato, e anche quelle cose abbastanza grosse da assomigliare a dei serpenti, nel rinascere di paure archetipe, tubi, cinture… Salvo adeguarsi, dopo aver capito l’uso intelligente; ad esempio, nella calura estiva, il ventilatore, orribile soffiatore, ma poco alla volta, il gatto accaldato si avvicinava e assicuratosi che non fosse pericoloso, iniziava ad apprezzarne gli effetti. Ed eccolo lì vicino, a pancia all’aria con il pelo mosso come l’erba di un prato scossa dal vento.

La curiosità uccise il gatto. I proverbi hanno sempre qualcosa di vero, istintivamente il fuoco dovrebbe tenerli lontani ma socchiudendo gli occhi cercavano di vedere cos’era quel bastoncino con una fiamma accesa in cima, se c’era una candela, volevano avvicinarsi, la bambina cominciava a sentire odore di baffi bruciacchiati, “ma sei matto?”. La stessa attrazione per l’acqua. Era un divertimento, una bacinella con una foglia galleggiante e il gatto, nonostante quel liquido antipatico, cercava di afferrarla con la zampa, immergere, togliere, scrollare la zampetta e riprovarci. Anche quando era nella vasca, c’era sempre qualche curioso che, indiscreto, riusciva ad aprire la porta (lasciata apposta socchiusa) per venire a vedere quella stravagante abitudine che hanno gli umani di immergersi nell’acqua. Sporgendosi in piedi con le zampette sul bordo il gatto osservava, all’erta, e allora per la bambina iniziava lo spasso (altro che paperelle!), sollevava la schiuma che magari si posava sul naso del felino non proprio felicissimo, anche se continuava ad afferrarla quando volava leggera per la stanza. E le bolle di sapone? Tasto dolente perché la mamma e la nonna si arrabbiavano moltissimo se la bambina le faceva in casa: il pericolo era di scivolare e far cadere. Però era impagabile lo spettacolo dei gatti, la loro meraviglia negli occhi quando quelle leggerissime sfere volteggiavano nell’aria, ma anche la paura quando le vedevano scendere e si acquattavano come se fossero assaliti dagli elicotteri… Qualcuno vuole ancora comprare giocattoli ai gatti?

Manuela Camponovo

(6. Continua)

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