I viaggi di Manuela

I Borghi svizzeri

La pandemia è stata anche un’occasione per ripensare il turismo? Sembra di no. Appena le persone hanno trovato qualche spiraglio di libera uscita, in astinenza dai viaggi, si sono riversate in massa verso le solite destinazioni, per quanto riguarda la cultura, le città d’arte e soprattutto la martoriata Venezia, tanto che si parla ormai di introdurre il “numero chiuso”, confermandola una sorta di museo a cielo aperto. D’altra parte, da almeno vent’anni, i più sensibili e ostili a queste derive, tra politici e organizzatori, cercano di incentivare un turismo alternativo, lento, più tranquillo e contemplativo. Quelli che si ammassano del resto sono i primi a voler poi godere di un patrimonio artistico o paesaggistico in esclusiva! Ecco dunque la “strategia” dei borghi che, attraverso ogni genere di proposta, cerca di promuovere la rivalorizzazione e la rivitalizzazione del villaggio, del paesino, del trascurato, fuori dalle rotte consumate, un tornare alle origini, nel cuore della piccola ma non meno importante storia. In questo contesto s’inserisce l’associazione dei “borghi più belli” nata e sviluppatasi internazionalmente negli anni 2000.

Il testo integrale dell'articolo è accessibile ai soli abbonati.
Effettui per cortesia l'accesso con i Suoi dati:

Non dispone ancora dei dati d'accesso? Sottoscriva un abbonamento di prova per 2 settimane!
L'abbonamento normale all'Osservatore costa CHF 35.--/anno e può essere sottoscritto tramite l'apposito formulario
oppure segua le istruzioni per poter effettuare il pagamento direttamente tramite PayPal.

In cima