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Intanto le gatte continuavano a figliare. Rischiavano di venire seppelliti dai gatti. Micetti erano distribuiti agli amici, poi agli amici degli amici, ai conoscenti, ai conoscenti dei conoscenti e ai conoscenti dei conoscenti, dei conoscenti… Ad un certo punto tutti quelli che desideravano un gatto o che s’imponeva loro di desiderare di adottare un gatto, ce lo avevano… Restava il problema… Mai sentito parlare di sterilizzazione? Quella signora così per bene, apparentemente gentile, che teneva salotti e distribuiva thè e tartine per educata gente borghese… In queste faccende si dimostrava assolutamente primitiva. Altri tempi. Aveva una pratica che faceva inorridire la piccola: appena si imbatté a scuola nella figura di un certo Hitler, non esitò a dare della nazista alla madre…! “Si addormentano e non soffrono…”, una cosa pulita, insomma, il crimine perfetto. A mamma gatta ne lasciava solo uno, lei si lamentava, cercava per un po’, poi si rassegnava. Anime sensibili astenersi dal continuare a leggere. Infilava i piccoli in un sacchetto di plastica con del cotone imbevuto di etere. È tutto. Ormai il delitto è caduto in prescrizione. In ogni caso. La bambina sceglieva il suo preferito, ma purtroppo c’era un ricambio veloce. Dove non interveniva la madre, c’era una selezione naturale. Erano gatti liberi, sette o nove vite, non importa, i pericoli di ogni genere erano in agguato, ma soprattutto le micidiali automobili. Le loro esistenze difficilmente superavano i due anni e quando ci riuscivano allora sarebbero anche invecchiati. Non ci si abitua alla morte, ma la bambina perdeva il suo cucciolo, piangeva e poi si consolava con un altro e tutto ricominciava da capo, così è la vita, aveva imparato presto, non fa sconti a nessuno, nemmeno ai gatti.
Manuela Camponovo
(11. Continua)