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Il futuro di Rete Due e della cultura

Continua a raccogliere largo consenso la petizione a supporto della Rete Due della RSI. Ad oggi sono state raccolte più di 7700 firme. La conferma che la cultura e l’importante ruolo svolto da Rete Due è considerata da molti un bene irrinunciabile. Per una corretta informazione sul rinnovamento che RSI si propone di adottare vi proponiamo le diverse prospettive sul tema: della stessa RSI, del direttore Maurizio Canetta, del sindacato Syndicom e dell’Associazione ticinese dei giornalisti.

 

RSI

Comunicato stampa, 9 dicembre.

“Una offerta audio rinnovata per tutti e proposte culturali su più canali”

La RSI, in un comunicato stampa rilasciato mercoledì 9 dicembre, ha chiarito la sua posizione riguardo al suo progetto di revisione dell’offerta audio, avviato lo scorso febbraio e annunciato a marzo. Il progetto «si iscrive anche nell’ambito di un più vasto piano di risparmio e trasformazione». La RSI, che «deve risparmiare undici milioni nei prossimi quattro anni», si prefigge di contenere «al massimo le ricadute negative sui posti di lavoro». Inoltre, il rinnovamento è imposto dalle nuove modalità di fruizione da parte del pubblico e quindi dalla «costante erosione del numero di ascoltatori radiofonici in Svizzera ed Europa». Si precisa inoltre che il progetto ha due obiettivi fondamentali: «una più attuale definizione dell’identità delle reti radiofoniche esistenti» e «la costruzione di una filiera di produzione e distribuzione per l’audio digitale (audio on demand)». Lo scopo finale è «proporre un’offerta audio che coinvolga tutte le tipologie di pubblico, secondo i rispettivi interessi tematici, quindi anche culturali» e «raggiungere le giovani generazioni, fidelizzandole alla nuova offerta audio digitale RSI». Nel comunicato si sottolinea che il progetto «non riguarda esclusivamente i programmi di Rete Due ma tutta l’offerta di contenuti audio RSI», compresi i programmi di Rete Uno e Rete Tre, e che «non prevede affatto uno smantellamento dell’offerta culturale radiofonica». L’idea è di «offrire più contenuti culturali a un pubblico sempre più vasto»: «l’offerta culturale audio RSI deve uscire dal confinamento a un solo ed esclusivo canale radiofonico» per pervadere anche, per esempio, «la rete radiofonica RSI più seguita, Rete Uno, e l’offerta digitale RSI su podcast». Nel comunicato la RSI dichiara che realizzerà il suo piano, «nel rispetto del suo mandato di Servizio pubblico e della Concessione, mantenendo la qualità dell’offerta» e proseguendo «nel suo intenso lavoro di valorizzazione della cultura in tutte le sue possibili sfaccettature».

 

Rete Due

Diderot – le voci dell’attualità, 9 dicembre.

“Che succede a Rete Due?”

Per fare chiarezza sulla futura ristrutturazione di Rete Due, che porterà a una profonda riduzione del “parlato” (10%) per favorire una programmazione più specificamente musicale (90%), è intervenuto nella puntata di Diderot di mercoledì 9 dicembre Maurizio Canetta. Il direttore della RSI ha subito sottolineato che il focus della questione non riguarda solamente il destino di Rete Due, bensì il destino dell’audio RSI e della presenza della cultura nell’audio RSI. Dato che la radio sta perdendo terreno e che i giovani tendono ad ascoltare l’audio e non la radio, hanno deciso di ristrutturare l’offerta: Rete Uno sarà una rete di cultura, informazione e sport; Rete Due sarà a grande prevalenza musicale; Rete Tre sarà destinata all’intrattenimento. Si tratta di un’offerta articolata su piattaforme digitali, con un’attenzione alla cultura, garantisce Canetta. L’obiettivo è offrire la cultura dentro un universo diverso, perché diversi sono i pubblici, ha dichiarato il direttore RSI. Confrontato con le affermazioni di Nelly Valsangiacomo, docente di storia contemporanea e studiosa di storia dei media, e dello scrittore e poeta Tommaso Soldini, Canetta ha affermato che la RSI, tramite canali diversi, continuerà a promuovere la cultura. Valsangiacomo ha espresso i suoi timori sulla perdita dell’identità di Rete Due, uno spazio di approfondimento, essenziale per comprendere la società complessa in cui viviamo, e che ha il merito di tenere alta la fiamma del dialogo, della creatività e della sensibilità, nonché di offrire un senso di appartenenza collettiva. Soldini teme la perdita di un patrimonio culturale inestimabile: depotenziare Rete Due corrisponderebbe a imbavagliare il nostro diritto di pensare, di confrontarci con la complessità; equivarrebbe a indebolire il nostro diritto di conoscere chi siamo e il nostro passato, che è la linfa vitale per pensare e progettare chi vogliamo diventare.

 

Syndicom

Comunicato stampa, 9 dicembre.

“NO al ridimensionamento dei programmi culturali”

Syndicom, il sindacato dei media e della comunicazione, si è unito all’appello lanciato a difesa delle colleghe e dei colleghi di Rete Due. Il sindacato si dice contrario e invita il personale dell’azienda, il pubblico e il mondo della cultura e della politica ad «attivarsi per chiedere alla direzione RSI di ripensare la drastica misura di riduzione dei programmi d’attualità e di approfondimento culturale, e per scongiurare la perdita dell’importante apporto di Rete Due alla vita culturale della Svizzera italiana». «L’impoverimento dell’offerta mediatica, dovuta ai continui tagli e alla soppressione di impieghi, facilita la propagazione e la diffusione della disinformazione, rischiando di compromettere la tenuta del nostro sistema democratico», ricorda Syndicom, sottolineando che «l’approfondimento culturale nonché i programmi di attualità di Rete Due sono essenziali per il mantenimento di un servizio pubblico d’informazione di qualità».

 

ATG

Comunicato stampa, 10 dicembre.

“Insostenibile una Rete Due (quasi) unicamente musicale”

Il comitato dell’Associazione ticinese dei giornalisti (ATG), è intervenuto sulla questione in un comunicato stampa rilasciato giovedì 10 dicembre. Chiarito che il panorama mediatico attuale «soffre per i tanti mutamenti in atto e da tempo non punta più sulla cultura» e posto che «se la SSR e la RSI sono chiamate a risparmiare per il calo della pubblicità è giusto che tutti i settori diano un contributo, Rete Due compresa», l’associazione esprime delle perplessità. L’ATG fa notare «una preoccupante erosione di personale dovuta alla mancata sostituzione di colleghi andati in pensione, a cui si aggiunge la riduzione degli incarichi assegnati al personale tecnico» ad esempio tra i cameramen e i montatori che lavorano in gran parte con contratti esterni: «questo arreca danno alle redazioni e prima o poi intaccherà anche la qualità dei servizi e dei programmi giornalistici proposti». Nel comunicato si sottolinea il fondamentale contributo di Rete Due, che nella forma attuale è «un luogo preciso e riconoscibile, la casa della cultura dove con competenza e professionalità si dà voce ai diversi attori e ai diversi progetti, alle tante attività e alle tante anime della vita culturale della Svizzera Italiana», che costituisce «una vera e propria scuola di giornalismo culturale» e che si offre a tutti quale «luogo capace di sintetizzare e riproporre il meglio di tutta la produzione culturale della nostra regione, uno stimolo continuo e sorprendente per chiunque si sintonizzi sulle sue onde». Sottolineato che il progetto «prevede un radicale mutamento dell’identità di Rete Due, peraltro già mutilata di contenuti importanti negli ultimi anni» l’ATG pone l’accento sul fatto che «i tempi pandemici ci hanno mostrato il valore e la necessità della cultura, una cultura raccontata, spiegata, dibattuta, criticata con professionalità, competenza e con i necessari mezzi». Il servizio pubblico non può rinunciare a questo: «se lo fa rinuncia ad una sua fondamentale ragion d’essere e le numerose voci della società civile levatesi in questi giorni lo dimostrano». L’idea di diluire la produzione di emissioni culturali offerte da Rete Due, dirottandole in parte solo sul web e in parte su Rete Uno, fino a fare di Rete Due una rete quasi unicamente musicale, «significherebbe rinunciare al suo carattere più specifico e prezioso»; inoltre, «relegare buona parte di questi contenuti solo sul web vorrebbe dire creare piccole nicchie per specialisti». In aggiunta, non si capisce perché «la SSR RSI dovrebbe dotarsi di una nuova Rete quasi unicamente musicale, quando la stessa SSR propone già Swiss classic e Swiss jazz, i due generi musicali più trasmessi da Rete Due». Il progetto, secondo l’ATG, rischierebbe «di essere un doppione di queste due reti, creando una incomprensibile concorrenza interna» e di snaturare il carattere specifico della rete culturale, vale a dire il “parlato” di Rete Due. Il comitato si augura che la Direzione RSI faccia «una scelta coraggiosa e vitale per la sua identità e missione, confermando Rete Due nella sua forma attuale, continuando ad offrire il “parlato”, ovviamente anche sul web».

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