L’accarezzava intorno al collo quando sentì come una piccola nocciola, qualcosa che non avrebbe dovuto esserci. “Sono carogne, queste”, sentenziò la veterinaria che decise di operarla. Musetta, la prima della famiglia ad essere curata in maniera moderna e innovativa, dopo schiere di gatti liberi di seguire la propria natura e anche quelli più casalinghi accuditi da chi aveva paura che soffrissero troppo. Loro però sanno, così legati al corpo, senza “metastasi” intellettuali, si conoscono meglio di quanto un umano potrà mai conoscere se stesso. Ma a cosa avrà pensato, quando per una notte era stata lasciata lì, in una specie di recinto a smaltire l’anestesia e ad essere controllata da estranei? Andò bene. Era un tumore ed era stato tolto, ma nel referto era sottolineato il pericolo di recidiva. In ogni caso adesso c’era la battaglia degli antibiotici: come riuscire a farglieli prendere? Li metteva, sbriciolati, nel cibo e la gatta piuttosto era decisa a morire di fame: la sua convivente umana voleva forse avvelenarla? Quel pasto messo lì aveva un odore strano, meglio non avvicinarsi… Allora provava ad aprirle la bocca a forza, con una stretta al cuore per quella violenza seppur necessaria, infilandole la medicina dentro la gola, per poi ritrovarsela, non si sa come, sputata nel piattino. Cercava di spiegarle che era per il suo bene, Musetta, ringhiava, soffiava e poi la guardava con aria offesa e indignata, girando alla larga. Forse, con vari sistemi, alla fine qualcosa avrebbe ingurgitato. Comunque sia, non ci fu infezione e le cose procedettero bene ancora per un anno. Fino a quando il problema si ripresentò. Musetta aveva diciotto anni e la veterinaria a quel punto spiegò che era meglio non insistere e lasciare che il destino facesse il suo corso. Del resto ancora per mesi sarebbe stata bene. E così fu, la portò in vacanza con sé, peccato che proprio negli ultimi tempi fosse diventata così dolce e mansueta. “Quando sarà il momento?”, “Glielo chiederà lei”. Conosceva troppo bene i gatti per non capire il senso di quella risposta. Però sapeva anche come fosse difficile capire quando e quanto soffrono: sono animali stoici, non si lamentano, non danno segni di apparente dolore, il pelo può separarsi, diventare un po’ più arruffato, dimagriscono, ma contrariamente agli esseri umani, non gli si legge sempre la malattia sulla faccia. È un atavico istinto di difesa e sopravvivenza: l’animale che in natura mostra debolezza rischia di diventare una vittima.
Quando iniziò a non respirare più bene, Musetta la guardò: la richiesta era nei suoi occhi.
Aveva scoperto una veterinaria che veniva in casa. Qui le opinioni possono essere discordanti, ma come per gli umani, trovarsi nell’ambiente famigliare, alla fine, è la situazione più rassicurante. Ed è stato in quel momento che successe ancora qualcosa di straordinario e indimenticabile. Mentre si faceva spazio sul tavolo e veniva pulito, Musetta rese tutto più facile: con le ultime forze che ancora le restavano, si arrampicò sulla sedia, per poi distendersi sulla tovaglia di plastica, era il suo modo di dire: “sono pronta”.
Se la portò via in un sacco: “Le mancherà”… Oh, certo che mancherà, dopo cinque anni di convivenza in cui erano riuscite a capirsi e ad adattarsi. Cinque anni di giochi, di scoperte, sorprese, graffiate e fusa…
Scoprì anche un servizio di cremazione per gli animali domestici. Non voleva nulla di speciale, ma in un sacchettino raffinato c’era quello che restava. Una fotografia della gatta, la compiacenza dei parenti, ed ecco che Musetta poteva tornare dalla sua vecchia amica, l’umana anziana con la quale aveva vissuto fin da cucciola per tanti anni, un sacchettino, una fotografia, vicino all’urna, nella cappella di famiglia. L’amore e il ricordo non hanno confini di razza.
Per diverso tempo, la notte, ebbe l’impressione di sentire le zampette e un peso leggero, educato e danzante, saltare e posarsi sul piumino, per accoccolarsi accanto, non troppo lontano, non troppo vicino, come era sua abitudine. Percepiva occhi fosforescenti brillare nel buio. Era ancora lì.




Manuela Camponovo
(33. Fine)