Teatro

Il mondo teatrale ticinese ricorda Vania Luraschi

Sulla recente scomparsa di Vania Luraschi, figura chiave del mondo teatrale ticinese, del teatro indipendente e del teatro per i giovani della Svizzera italiana, abbiamo chiesto testimonianza ai colleghi che condivisero con lei i momenti più importanti della sua carriera culturale: dalla fondazione del Teatro Pan nel 1986 (nato nel 1975 come Panzinis Zirkus e sfociato, nel 1984, nel Teatro Panzini) all’organizzazione del Festival Internazionale del Teatro FIT nel 1977 (che continua a portare a Lugano produzioni teatrali e di danza nazionali ed internazionali) sino alla cofondazione dell’organizzazione ticinese dei professionisti del teatro TASI e alla più recente onorificenza di cui è stata insignita: il Premio svizzero per il teatro, con il quale, lo scorso 24 maggio, ha coronato la sua lunga carriera, durata più di 50 anni.

Cinzia Morandi, attuale direttrice del Teatro Pan, la ricorda così: «Era qui con noi, in ufficio, fino a meno di un mese fa. Il teatro era la sua vita, la stanchezza era una parola che lei non conosceva. Tenace e allo stesso tempo sognante, guerriera e allo stesso tempo allegra come un clown. Di recente aveva anche ricevuto il Premio svizzero per il Teatro…. Per Vania è stata una sorpresa. La sua umiltà l’ha portata a credere che, forse, qualcuno più di lei lo meritasse. Ci ha pensato su un po’, e poi, con un sorriso ha detto che non ci credeva. Dopo quarantaquattro anni – pensava – un premio per il mio lavoro, per la mia passione! Spero che i giovani non debbano aspettare tanto. Immagino che il valore di un Premio così importante per lei sia stato un riconoscimento anche verso chi in questi anni ha lavorato al suo fianco, seguendo a volte con fatica la sua instancabile voglia di fare sempre di più».

Il suo lavoro è stato fonte di ispirazione per molti, ma Morandi ci corregge: «Più che fonte di ispirazione, punto di riferimento per generazioni di artisti. Pioniera a cui guardare nei momenti di difficoltà. Per Vania non esisteva alcuna differenza tra lavoro e vita privata. Il Teatro era nella sua vita ogni secondo. Penso che questo l’abbia lasciato anche a noi. Ai giovani ha insegnato ad esserci con tutte le forze, a vivere la vita con lo sguardo aperto, a guardare il mondo con gli occhi dei poeti. Ha fatto in modo che generazioni di giovani si avvicinassero al teatro, ne potessero scoprire la magia, e imparassero ad immergersi in qualcosa di autentico, di vero. Sono sicura che nessuno potrà dissentire se mi permetto di dire che lascia un Ticino ricco di teatro, oltre che regalargli la sua gioia di vivere e di lottare».

Cristina Castrillo, del Teatro delle Radici, che condivide la sede con il Teatro Pan ci rivela: «Su Vania avrei 40 anni di ricordi, di dettagli, di incontri professionali e di vita quotidiana. Diventa arduo scegliere alcuni a scapito di altri. Vania è la prima persona che ho conosciuto quando sono arrivata in questo paese, anzi, la sua insistenza nel voler portare qui quel primo spettacolo individuale che allora facevo è diventata poi per me non solo la scelta di un luogo, ma anche un modo col quale iniziare a curare le piaghe dell’esilio. A quell’iniziale riconoscenza, che ancora provo per lei, si è unito poi il percorso ininterrotto di battaglie, iniziative, proposte e discussioni che ci ha animato per anni per far riconoscere la presenza e l’importanza del teatro indipendente in questo Cantone».

«Forse di tutte le immagini che serbo, mi piacerebbe tramettere quella di quel giorno di tanto tempo fa, dove dopo estenuanti richieste, petizioni, riunioni durate anni, il dicastero di Cultura della città di Lugano decide finalmente di mettere a disposizioni degli spazi. Non scorderò mai quei passi fino ad arrivare alla Comacina, né quell’ intesa sotterranea con la quale decidere di non battere ciglio di fronte allo stato pietoso dell’immobile, e tanto meno il suo sguardo di gioia trattenuta quando ci hanno lasciato le chiavi. Non importava la consapevolezza dell’enorme lavoro che ci avrebbe aspettato per fare di quel posto un luogo accogliente. C’era solo, in quell’attimo, la certezza della tenacia e soprattutto del valore dato all’aggregazione comunitaria di intenti. Tuttora la Comacina è la sede del Teatro Pan e la nostra».

«Non volendo specificamente essere un’attrice o una regista, il suo lavoro si è concentrato nell’organizzazione di proposte, di iniziative. Ponendo nel suo progetto personale una direzione specifica, come quella di creare spazi di teatro per ragazzi e bambini, ha sviluppato un territorio che era assolutamente inesistente ai quei tempi, mobilitando aeree educative diversificate, portando le scuole ai teatri o il teatro alle scuole. E in questo movimento ha dato spazio al lavoro di tanti, propiziando e generando spettacoli teatrali che avessero come principio quella necessità di porsi delle domande sul come e quali strumenti avere per rapportarsi con l’infanzia e la gioventù».

«Sono convinta che il teatro ticinese non sarebbe quello che è senza le sue iniziative. Lei è parte di quella tradizione – tante volte snobbata dalle luci della ribalta che conta che ha posto le basi e sviluppato la storia creativa di un territorio. Più che una specifica ispirazione c’è stata quella netta sensazione, durata davvero nel tempo, di “essere sulla stessa barca”, con una stilistica e una direzione teatrale sicuramente diverse, con punti di vista non sempre coincidenti, ma con l’assoluta certezza che “c’eravamo”, che potevamo contare sull’ altro».

«Periodicamente Vania parcheggiava, entrava nella nostra sala e diceva in dialetto: “Come andiamo signore?”, chiacchieravamo del più o del meno, ridevamo delle assurdità della vita culturale, ci promettevamo un aperitivo e via!, a lottare ancora ciascuna a modo suo affinché questo mestiere potesse essere qualcosa in più di una vetrina appariscente».

Dal resto del mondo teatrale, intanto, ci giungono ricordi altrettanto vividi e una sincera commozione per la sua scomparsa. «Vania significa tante cose», ci rivela Miguel Angel Cienfuegos, «non solo per me in particolare, ma anche per il Teatro Paravento: ad esempio l’idea dell’indipendenza del teatro in generale, compagnie, festival, seminari ecc. Oggi, con la nascita delle grandi iniziative artistiche istituzionali, si tende a credere che siano solo queste a dar un certo rilievo al teatro. Ma l’idea di creazione artistica indipendente non può essere occultata; è necessaria, è dinamica, rappresenta un punto di vista e un pensiero diverso di fronte ad una certa omologazione culturale».

Una medesima eredità, quella del teatro indipendente, libero di esprimersi, che ricorda anche Michel Poletti, dei Teatri Associati Svizzeri: «Di Vania ricorderò in primo luogo la totale onestà e la costante disponibilità allo scambio, che per quasi mezzo secolo ho potuto vivere nel corso delle nostre lotte parallele e spesso comuni per insediare il teatro indipendente a Lugano. È grazie a queste qualità che con Vania abbiamo sempre potuto scambiare informazioni, consigli, idee organizzative e perfino sogni, da quando, all’inizio degli anni ‘70, abbiamo creato le nostre rispettive compagnie teatrali, e poi, successivamente, i due Festival internazionali che tutt’ora segnano la scena ticinese (il FIT per il teatro d’attore e il FIM dedicato alle marionette). Ed è sempre grazie a queste qualità che, per condividere lo spirito di scambio con tutti i teatranti della Svizzera Italiana, Vania è stata la prima e decisa promotrice della creazione della nostra associazione professionale. Vania era sempre raggiungibile, sempre disponibile per le molte cause che difendeva. Questo ha fatto sì, in ambito teatrale, che spesso abbiamo potuto collaborare preziosamente sulle nostre iniziative, e anche in diverse occasioni sui nostri spettacoli».

A colpire chi la incontrava, anche il modo di comunicare, come ricorda Santuzza Oberholzer del Teatro dei Fauni: «Collaboriamo spesso con il Teatro Pan. Entrambe siamo due compagnie storiche che si occupano di ragazzi. Mi ricorderò di Vania come di una grande mediatrice; quando doveva rivendicare qualcosa lo faceva in modo molto dolce. Le riunioni con lei erano come in famiglia, c’era il tono della quotidianità. Proponeva le sue idee, anche innovative, con estrema semplicità. Ha fatto grandi cose con molta modestia».

Una grande modestia che si univa alla mancanza assoluta di arroganza nel giudicare: «Per me conoscere Vania – ci rivela Masha Dimitri – è stato scoprire un tesoro. La bellezza della sua persona stava nel fatto di non giudicare mai troppo, eppure il suo sguardo era acutissimo. Quando sceglieva la programmazione del FIT potevi essere certo che tutto era di ottima qualità. Giudicava la qualità di uno spettacolo senza nessuna arroganza, anche se era molto sicura di sé».

Sincero dispiacere per la sua scomparsa arriva, infine, anche dal Direttore di LuganoInScena, Carmelo Rifici: «Vania è stata sicuramente una pioniera in Ticino, di fatto è stata tra le prime che si è occupata di costruire in Ticino, e in tempi molto difficili, una compagnia che potesse occuparsi di teatro professionalmente. Ha creato istituzioni importanti come il Teatro Pan e il Festival internazionale del teatro, lottando duramente per far comprendere, in un territorio per niente facile, la necessità di confrontarsi con la cultura nazionale e internazionale. Ha portato in Ticino Maestri della scena mondiale. Inoltre si è occupata dei più piccoli, di produrre spettacoli di qualità e soprattutto di tracciare programmi coerenti con una linea e un’estetica. Non dimentichiamoci che era una donna, questo complicava molto il compito di chi doveva farsi ascoltare dalle istituzioni. Quale eredità lascia? Un festival come “Il Maggiolino” che spero possa continuare anche senza di lei con egual entusiasmo, così come sono certo che con grande responsabilità e coerenza Cinzia Morandi e Elena Chiaravalli porteranno avanti Teatro Pan e la Rassegna Senza Confini. Paola Tripoli, inoltre, aveva già ereditato da Vania il FIT. Il suo lavoro quindi andrà avanti, grazie a delle splendide donne, sue “sorelle” oltre che colleghe». Rifici condivide anche un ricordo personale: «Il ricordo più bello che ho è il suo sguardo quando le ho detto che volevo produrre Teatro Pan per uno spettacolo al LAC: era attonita, non se lo aspettava, mi ha detto che era la prima volta che un’istituzione pubblica le chiedeva una cosa del genere. Era felice come una bambina. Abbiamo fatto un’operazione bellissima “Attraverso lo specchio”. Quello che ricorderò di lei, e lo dico umilmente, è la sua leggiadria, la sua leggerezza, il suo sorriso. Ciao Vania, fai buon viaggio, con affetto e riconoscenza Carmelo e tutto il LAC».

L’ultimo saluto a Vania Luraschi – svoltosi questo mercoledì nel Cimitero di Lugano – ha visto unite le persone da lei incontrate nella sua lunga e ricca carriera, giovani e meno giovani, colleghi, amici, familiari e semplici ammiratori. Tra la folta folla, anche il Sindaco di Lugano, Marco Borradori, così come personalità del mondo culturale, quale il poeta svizzero Fabio Pusterla, e teatrale, come Laura Cantù, di Orme Festival. Il funerale è stato organizzato sin nei minimi dettagli dalla stessa Luraschi (e precisamente il 3 luglio, è stato rivelato in occasione delle esequie), dai fiori, alle candele e alle musiche scelte. Una delle canzoni con cui la mediatrice teatrale ticinese ha scelto di lasciarci è stata Gracias a la Vida di Violeta Parra, uno dei più belli e poetici inni a la vita. Ma a ringraziare Vania Luraschi, si sono succeduti molti, che ne hanno ugualmente lodato la forza, la determinazione, il coraggio e la generosità. «Ciao Vania, ciao mameta», con questo semplice e dolce saluto la figlia Djamila ha concluso il suo omaggio, dove ha anche ricordato l’instancabile madre, sempre intenta a ideare progetti e a prodigarsi per quelli altrui.

Laura Quadri e Lucrezia Greppi

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